Libia, Tobruk minaccia l’Italia. Devastato il cimitero cattolico

Esteri
(ARCHIVIO)
La Fregata Euro nel mar Mediterraneo il 12 settembre 2014.
ANSA/GIUSEPPE LAMI

La replica della Difesa: “Tutte le navi militari italiane presenti nel Mediterraneo rispettano i limiti stabiliti dai trattati”

Un giallo diplomatico scuote i rapporti tra l’Italia e la Libia. Questa mattina, con un comunicato, il governo libico di Tobruk ha condanato “con fermezza” la violazione delle proprie acque territoriali “dopo l’ingresso ieri di tre navi da guerra italiane nei pressi delle coste di Bengasi, a Daryana”, circa 55 km a est della città. Il governo libico ha precisato nella nota che “non esiterà a ricorrere a tutti i mezzi che gli consentano di proteggere le sue frontiere e la sua sovranità territoriale” e inoltre invita l’Italia “ha rispettare i trattati firmati tra i due Paesi”.

L’ingresso delle navi italiane nelle acque libiche sono state bollate “come un atto contrario a tutti gli accordi internazionali ratificati dall’Onu“. Tuttavia pare che l’atto incriminato non sia mai avvenuto. A dirlo è proprio il ministero della Difesa italiano che con una nota ha replicato al governo di Tobruk. “La notizia diffusa stamane da fonti libiche circa la presenza ieri di tre navi italiane nelle acque territoriali libiche è falsa“. “Tutte le navi militari italiane presenti nel Mediterraneo – ha precisato la Difesa – operano in acque internazionali rispettando i limiti stabiliti dai trattati”.

Il duro botta e risposta sembra nascondere tensioni che vanno oltre i rapporti tra i due stati. Fonti governative italiane stamani hanno ricordato che proprio domani il governo di Tobruk dovrebbe votare la proposta dell’inviato speciale Onu, Bernardino Leon, per un governo di unità nazionale.

Intanto è stato devastato il cimitero cattolico italiano a Tripoli. Lo fa sapere l’Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia (Airl). “Sono immagini che si commentano da sole per la loro inciviltà e che completano il quadro tragico della situazione in Libia”, afferma la presidente dell’Airl Giovanna Ortu. “Grazie a Dio non abbiamo bisogno di tombe materiali per pregare in ricordo di quei morti e ci piace ricordare la lunga tradizione di rispetto fra le diverse religioni che ha caratterizzato la nostra vita laggiù. La preoccupazione per i vivi libici in pericolo a causa della lunga guerra fratricida che ha dato spazio a presenze inquietanti prevale sull’accorata preghiera per i nostri cari defunti”, sono le parole di Ortu e di Giancarlo Consolandi, presidente dell’Exlali, Associazione alunni scuole cristiane di Tripoli. Secondo le ultime informazioni disponibili, nel cimitero cattolico di Tripoli riposano i resti di circa 8.000 italiani.

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