Libia, Gentiloni: “Sulle missioni militari deciderà il Parlamento”

Libia
Libia_3

Sul territorio libico ci sarebbero piccoli nuclei di reparti speciali italiani (decine di persone) che però non hanno nessun compito di combattimento

“Non abbiamo missioni militari in Libia. Se le avremo saranno autorizzate dal Parlamento”. Con queste inequivocabili parole il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un’intervista al Corriere della Sera, prova a chiarire i dubbi che circolano in queste ore su un’eventuale presenza di militari italiani in Libia.

Ieri l’Huffington post aveva parlato di un documento trasmesso al Comitato di controllo sui servizi segreti (Copasir), e classificato come “segreto” in cui si ammetterebbe per la prima volta ufficialmente, ha scritto il quotidiano diretta da Lucia Annunziata, che delle forze speciali siano state dislocate nei teatri di guerra in Iraq, ma soprattutto in Libia.

E secondo fonti libiche citate da Repubblicaaddestratori italiani per lo sminamento sarebbero già in Libia. “Sappiamo che sono arrivati i vostri soldati che ci addestrano a rimuovere le mine, con gli equipaggiamenti e le protezioni per gli uomini”, è stato spiegato, evidenziando un impegno contro quello che sembra essere il principale problema – assieme ai cecchini – delle truppe misuratine impegnate nella battaglia di Sirte.

Dunque l’aspetto ambiguo della vicenda sta tutto qui: sul territorio libico ci sarebbero piccoli nuclei di reparti speciali italiani (decine di persone) che però non hanno nessun compito di combattimento: sono lì per formare, addestrare e supportare le milizie impegnate nella battaglia contro l’Isis. Truppe italiane sul territorio libico non ce ne sono e pertanto risultano sterili le proteste delle opposizioni sul mancato coinvolgimento del Parlamento.

“Sul piano militare stiamo fornendo alle operazioni antiterrorismo un sostegno logistico – ha specificato Gentiloni nella sua intervista – se ci saranno richieste di ulteriori attività di addestramento della guardia presidenziale e di sostegno alla guardia costiera le valuteremo”.

Alla domanda specifica sull’invio di forze speciali citate nel documento di cui aveva parlato ieri l’Huffinghton Post, il ministro non ha voluto esprimere il proprio parere: “Non commento per definizione operazioni di natura riservata“.

E il punto dirimente è proprio questo: come avrebbe potuto il governo coinvolgere il parlamento se l’operazione doveva restare segreta? D’altra parte l’esecutivo ha i margini per mandare piccoli nuclei di forze speciali con l’obiettivo di addestramento.

Lo spiega bene un altro articolo del Corriere della Sera: “Secondo un decreto del presidente del Consiglio approvato a febbraio, e secretato – chiarisce il quotidiano di via Solferino – il governo può inviare corpi speciali all’estero, con le garanzie funzionali della nostra intelligence, secondo la linea di comando dei servizi, a supporto degli stessi, e dunque con la completa regia di Palazzo Chigi. Questo per ragioni di sicurezza nazionale”.

Non aver informato adeguatamente il parlamento, semmai, è stato quindi per ragioni di sicurezza.

Insomma, nessun militare italiano al momento sta operando in Libia sotto il comando militare delle nostre Forze armate. E lo stesso Sarraj esclude per ora l’ipotesi dell’invio di truppe straniere sul terreno. Non le vuole e non le ha chieste. “Ho chiesto solo l’intervento con attacchi aerei Usa che devono essere molto chirurgici e limitati nel tempo e nelle zone geografiche, sempre coordinati con noi. Non ci servono truppe straniere sul suolo della Libia”, ha sottolineato in un’intervista sempre al Corriere della Sera.

Il contributo più significativo, almeno in questa fase, l’Italia potrà dunque continuare a fornirlo in campo umanitario. Lo stesso Sarraj ha ricordato che “sin dall’inizio” il nostro Paese ha sostenuto l’esecutivo libico installato a Tripoli. “All’Italia chiediamo qualsiasi aiuto possa darci. L’Isis è un nemico difficile, infido, pericoloso per il nostro Paese, ma anche per l’Italia, l’Europa e il mondo intero”, ha detto Sarraj. I soldati libici hanno certamente compiuto dei progressi contro i jihadisti del califfato, avanzando per centinaia di chilometri. Ma l’Isis, adesso, ricorre a “tattiche nuove nella difficile guerra urbana per le strade di Sirte”. “Sono infidi, pericolosi”, ha avvertito Sarraj.

Vedi anche

Altri articoli