Libia, Gentiloni: “Non ci sarà intervento straniero”

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epa05309930 US Secretary of State John Kerry (C) and Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni (L) chairing the ministerial meeting on Libya in discussion with  UN Special envoy for Libya Martin Koble (R) at the Palais Niederssterreich building in Vienna, Austria, 16 May 2016. Foreign ministers from Europe and the Middle East are meeting in Vienna to discuss the strengthening of support for the UN-backed Libyan government.  EPA/FILIP SINGER

Oggi il vertice convocato da Stati Uniti e Italia per affrontare la crisi in Libia

“Sono grato al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e all’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini per il loro impegno e la loro leadership sulla questione” libica. Così il segretario di Stato Usa John Kerry ha elogiato l’impegno dell’Italia, “sempre al primo posto” per risolvere la crisi, aprendo la conferenza stampa della conferenza multilaterale a Vienna.

Alla vigilia dell’importante riunione di oggi il premier libico, Fayez al Serraj, aveva precisato che il suo governo non chiede soldati sul terreno, ma “assistenza per l’addestramento e soprattutto la revoca dell’embargo sulle armi“. Richieste che hanno trovato un riscontro nel vertice odierno voluto da Stati Uniti e Italia. “Appoggeremo il consiglio di presidenza, cercheremo di revocare l’embargo e – ha assicurato Kerry – forniremo gli strumenti necessari per contrattaccare l’Isis”.

Nel suo intervento il segretario di Stato Usa ha ribadito che il governo Serraj è “l’unico legittimo della Libia” ed è un “imperativo per la comunità internazionale sostenerlo“, pur ricorrendo alle sanzioni nei confronti di “coloro che minacciano la pace e la sicurezza in Libia o che vogliono ostacolare la transizione politica” in atto.

Dello stesso avviso il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. “La stabilizzazione della Libia – ha spiegato il titolare della Farnesina – è necessaria per battere il Daesh e fronteggiare l’emergenza migranti” ma la soluzione richiede “un governo, e un impegno degli attori regionali”. L’Italia, dal canto suo, è disponibile a rispondere all’appello di Serraj, fornendo la collaborazione necessaria “per l‘addestramento della guardia presidenziale, istituita da pochi giorni”.

La riunione di oggi è avvenuta in un momento cruciale per la Libia. Da un lato i jihadisti stanno allargando la loro influenza nel paese, dall’altro il governo di unità nazionale voluto dall’Onu fatica a imporre la sua autorità. La guerra contro Daesh, infatti, sta mettendo in evidenza una situazione sempre più complessa che vede da una parte le forze del governo di unità nazionale e dall’altra quelle del governo basato nell’est del Paese e dirette da Haftar, l’uomo forte di Tobruk, sostenuto da Egitto, Emirati Arabi, Turchia e Francia.

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