Gentiloni: “Eventuale intervento solo dopo ok Parlamento”

Libia
Italian Foreign Minister Paolo Gentiloni inside Senate to talk about Libya, Rome, 09 March 2016. Gentiloni said no ransom was paid to win the release of Italian hostages held for nearly eight months in Libya. Two of the hostages escaped last week after being left unattended in a hideout in the western Libyan city of Sabratha, while the other two died in a shootout while being transferred to another location. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Il ministro degli Esteri interviene al Senato per un’informativa sulla Libia: “L’accordo di Roma è l’unica base sui lavorare”

“Lavoriamo per rispondere a eventuali richieste di maggiore sicurezza da parte di Tripoli, niente di più e niente di meno, come prevede la nostra Costituzione, e ovviamente lo faremo solo nel rispetto del via libera del Parlamento”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nell’informativa al Senato sulla Libia. “Per quanto fragile, l’accordo di Roma è l’unica base sui lavorare. Noi appoggeremo il tentativo della maggioranza raggiunta” nell’esecutivo di Tobruk “di esprimersi, ma anche questo sarà solo il primo passo: c’è bisogno di maggiore inclusione, e poi bisognerà trasferire questo governo a Tripoli”

Nel suo intervento, il titolare della Farnesina ribadisce quanto già detto in più occasioni dal premier Renzi, ovvero che gli interventi militari non sono la soluzione, sottolineando come “talvolta possano perfino aggravare il problema”.  “Risponderemo, se possibile, alle richieste di un governo legittimo libico e su richiesta del Parlamento e con gli alleati. Il governo non vuole manovre inutili né prove muscolari”.

Tuttavia, aggiunge, “bisogna interrogarsi su quale sia il nostro interesse nazionale, e cioè quello di evitare che il processo di disgregazione in atto prosegua o addirittura si acceleri, evitare il collasso della Libia che trasformerebbe il Paese in una polveriera”.

Poi, ribadendo l’impegno del governo italiano nel “contrasto al terrorismo” mette in evidenza il consolidarsi dell’Isis in Libia: “Oggi ci sono circa 5.000 combattenti di Daesh in Libia concentrati nell’area di Sirte ma capaci di compiere incursioni pericolose anche nell’area di Raf Lanuf e nel Nordovest della Libia. I jihadisti sono spesso contrastati da milizie islamiche, ma sappiamo che il pericolo di un macabro franchising di Daesh è sempre presente. Da questa minaccia terroristica – insiste Gentiloni – l’Italia deve difendersi e si difenderà come prevede l’articolo 52 della Costituzione”.

Quanto alla liberazione dei due italiani Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, il ministro degli Esteri chiarisce come non sia stato pagato alcun riscatto, “non risultava imminente la liberazione degli ostaggi nè sono stati trovati passaporti di Daesh nel covo, la ricerca della verità è doverosa”,

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