Libia, Gentiloni: “Non è una ritorsione contro l’Italia”

Esteri

A margine di una riunione a Bruxelles con ministri dell’Unione europea, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riferisce in merito al caso dei quattro italiani rapiti in Libia.

Ci stiamo adoperando con l’unità di crisi, ma non abbiamo informazioni particolari. In questi casi è meglio essere prudenti con le notizie non controllate”. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sceglie la cautela per parlare dei quattro italiani sequestrati ieri sera in Libia e bolla come “infondata” l’ipotesi, circolata in queste ore, secondo la quale il rapimento possa essere una ritorsione contro l’Italia per il suo ruolo attivo alla ricerca dell’accordo fra le fazioni in lotta nel Paese nordafricano.

La vicenda dei tecnici italiani rapiti avviene in un periodo di forte instabilità della zona. Lo stesso Gentiloni, a margine del Consiglio Affari generali di Bruxelles, non ha nascosto le difficoltà riscontrate per giungere ad una pacificazione. La componente di Tripoli sarebbe divisa sull’ipotesi di continuare a rifiutare l’accordo siglato qualche giorno fa in Marocco. “la maggior parte dei componenti è favorevole – ha detto il titolare della Farnesina – 11 su 13 dei sindaci e molte milizie sono favorevoli al processo di pacificazione”.

“Tuttavia – ha aggiunto riferendosi alla relazione fatta dall’inviato Onu, Bernardino Leon, al Consiglio – c’è stata una forte e minacciosa pressione di alcuni hardliners contro la possibilità che anche a Tripoli ci fosse discussione positiva”. Da qui, ha concluso il ministro, l’ipotesi di valutare “sanzioni individuali” nei confronti di questi ‘falchi’.

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