Gentiloni a Tripoli per sostenere il governo di unità nazionale

Libia
Italy's Foreign Minister Paolo Gentiloni (C-R) walks alongside Libyan deputy prime minister of the UN-backed government, Ahmed Maiteeq (C-L), upon his arrival in the capital Tripoli on April 12, 2016.
Gentiloni arrived in Libya in a show of support for the new unity government, the first visit by a top Western official since 2014. / AFP PHOTO / HAMZA TURKIA

Il ministro degli Esteri italiano a Tripoli per portare il pieno sostegno dell’Italia al governo di unità nazionale

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha incontrato a Tripoli il premier libico designato, Fayez al Serraj. È il primo alto esponente di un governo occidentale ad arrivare nel Paese nordafricano dopo l’insediamento del governo di unione nazionale sostenuto dall’Onu.

“Il messaggio principale che l’Italia ha voluto dare al Consiglio presidenziale libico – ha dichiarato il capo della diplomazia italiana nel corso della conferenza stampa – è un messaggio di appoggio sul piano politico, sul piano umanitario e sul piano economico”.

Sul piano politico perché in meno di due settimane dall’arrivo del governo a Tripoli si sono avuti progressi importanti nel sostegno di diverse componenti della realtà libica. Questo consolidamento deve ancora andare avanti e ci auguriamo che al piu’ presto ci sia anche un voto del parlamento di Tobruk”, ha aggiunto Gentiloni, che ha sottolineato di aver “molto apprezzato il processo di costruzione del nuovo Consiglio di Stato come previsto dagli accordi di Skhirat” siglati in Marocco il 17 dicembre 2015.

Il sostegno umanitario, ha detto poi Gentiloni, “è la prima questione di cui parlai con al Sarraj quando il 31 marzo parlammo dopo il suo insediamento e mi fa piacere che dopo dieci giorni l’Italia sia qui: oggi è atterrato un C130 che porta sia generi alimentari di urgenza che kit medici”. Gli aiuti italiani, ha detto il ministro, saranno distribuiti nell’area di Tripoli e nell’ospedale di Bengasi. “Il nostro incontro – ha spiegato ancora il ministro – ha anche posto le basi per tessere diversi fili di collaborazione bilaterale che si tradurranno nei prossimi giorni in incontri su temi particolari”.

Gentiloni ha citato nello specifico “gli incontri che avremo col ministro dell’Interno per aspetti legati alla sicurezza e all’immigrazione, e le visite imminenti del ministro della Sanità e dei Trasporti, nelle quali affronteremo aspetti nei settori sanitario, del rilancio progetti autostradali e dei collegamenti aerei tra i due paesi”.

Il titolare della Farnesina ha spiegato infine che lavorerà con l’omologo libico anche “sul tema dei visti diplomatici”. Tutto questo “può sembrare guardare un po’ troppo in avanti, ma credo che così come al Sarraj e i vice presidenti hanno avuto il coraggio di stabilirsi a Tripoli, la comunità internazionale deve avere coraggio nel guardare al futuro”, ha detto ancora Gentiloni. “L’Italia – ha concluso – farà la sua parte anche raccogliendo, come abbiamo fatto a dicembre, il sostegno della Comunità internazionale alla Libia, al Consiglio presidenziale e al governo di riconciliazione”.

La Libia e la lotta all’Isis
L’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler, intervistato da La Stampa, ha dichiarato che “l’Isis lo batteranno prima di tutto i libici”, sottolineando come sia ancora presto per parlare di un intervento militare internazionale: “Un passo alla volta – ha aggiunto – visto che la minaccia dell’Isis è seria. Distruggere l’Isis in Libia è il nostro primo obiettivo. Ma prima dobbiamo avere un governo pienamente in carica. Sarà questo governo a guidare la lotta all’Isis, con la collaborazione di tutti, comprese le milizie che saranno integrate nelle forze di sicurezza libica. Se poi il governo libico chiederà assistenza, la comunità internazionale è pronta”. Alla domanda se nel caso sarà l’Italia a guidare la missione, Kobler risponde che il nostro Paese sta svolgendo un ruolo molto importante e ha già un ruolo di leadership nella missione civile di assistenza.

Quanto a una futura missione militare, l’inviato dell’Onu ribadisce: serve un passo alla volta. “Prima facciamo in modo che il processo istituzionale si completi”. Il presidente designato Sarraj governa ancora dalla base navale di Abu Sittah, e Kobler non fa previsioni sui tempi del suo insediamento: “Servono prima i passaggi istituzionali previsti dall’Accordo politico libico e condizioni di sicurezza garantite a tutti i membri del Consiglio presidenziale”, afferma. “Ci sono stati incontri importanti al Cairo, anche alla Lega araba. Sono segnali che inducono all’ottimismo”.

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