L’harakiri del Giornale su Sala. Perché la macchina del fango gira a vuoto

Milano
Il commissario Expo Giuseppe Sala a Milano in occasione dell'incontro "Expo Milano 2015: le ragioni del successo", 16 dicembre 2015. 
ANSA / MATTEO BAZZI

Non avendone di proprie, la destra ha deciso di giocare la sua partita nelle primarie del centrosinistra. L’obiettivo è far perdere mister Expo

La destra ha una ossessione: Beppe Sala. Non riuscendo ad esprimere lo straccio di una candidatura credibile per Milano, per il momento, l’obiettivo è mettere i bastoni tra le ruote all’uomo forte del centrosinistra. Mister Expo, secondo i sondaggi, sconfiggerebbe alle elezioni amministrative tutti i candidati finora paventati dal centrodestra con oltre 20 punti percentuali di scarto.

Tra i guru della comunicazione forzista è scattato l’allarme rosso. Ma questa volta non c’è stato neppure bisogno del brainstorming condotto da Alessandro Sallusti (numeri alla mano, uno degli incandidabili). E’ lo stesso Berlusconi a chiarire la strategia, in un’intervista a QN: “Giuseppe Sala è un uomo del centrodestra, lo è sempre stato. Pensa che uno così possa essere votato dalla sinistra?”. I sondaggi dicono di sì. “Solo perché la nostra operazione verità non è ancora iniziata. Quando, con dovizia di particolari, ricorderemo a tutti da dove viene Sala, vedrà”. Detto in parole povere: visto che non possiamo batterlo alle elezioni, lavoriamo perché Sala alle elezioni neppure ci arrivi. E l’unico modo è fargli perdere le primarie.

Il Giornale passa quindi all’azione. Ed ecco spuntare subito il titolone ad effetto: “Sala, il pugno chiuso del voltagabbana”. L’accusa rivolta all’ex Ad di Expo è quella di aver lanciato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra, chiarendo la sua posizione politica in un’intervista a Repubblica in cui afferma che il Pd è il suo partito di riferimento e che nel 2011 aveva votato per Pisapia. Tanto basta a tal Giannino della Frattina per scatenare una sempre più spuntata macchina del fango.

Questa volta però (siccome Sala deve perdere le primarie del centrosinistra), l’house organ di Arcore non se la prende con i comunisti che mangiano bambini ma (e qui l’harakiri è completo) con un presunto passato dello stesso Sala nel campo del centrodestra. “Roba da mandare sul lettino dello psicanalista una sinistra ormai in crisi esistenziale”, si legge sulle colonne del Giornale. “Quelli che l’altra volta votarono Pisapia oggi non ci capiscono più nulla”, aggiunge della Frattina, ergendosi a massimo interprete dei tormenti del popolo democratico milanese.

La colpa di Sala? Essere stato city manager del capoluogo lombardo ai tempi di Letizia Moratti. Guarda caso le stesse critiche che gli vengono rivolte dalla sinistra-sinistra, che non ha ancora deciso con chi stare nella corsa al Comune di Milano. Sala, in effetti, ha ricoperto questo ruolo, ma non è stato scelto né da Berlusconi né da Letizia Moratti. L’ex sindaca infatti, all’epoca, si affidò ad una società esterna di selezione e Sala fu scelto (da quella società e non dal Comune) per il suo curriculum di manager di successo ai vertici di Telecom e Pirelli. E già allora arrivò a Palazzo Marino con la nomea di uomo super partes e non legato in alcun modo alla giunta di centrodestra.

Questi sono i fatti. Ma i fatti, si sa, quando si fa campagna elettorale contano poco. E non avendone di proprie, la destra ha deciso di giocare la sua partita nelle primarie del centrosinistra.

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