L’Europa torna a crescere. Stime positive per tutti i Paesi (anche per l’Italia)

Europa
epa05247376 European Commissioner in Charge of Economic and Financial Affairs Pierre Moscovici gives a press conference on VAT Action Plan and the so-called Panama Papers leak in Brussels, Belgium, 07 April 2016. The Commission presented measures to liberalise VAT legislation and give back member states more autonomy over their VAT taxation legislation.  EPA/OLIVIER HOSLET

Moscovici: “Incertezza politica e lento aggiustamento del settore bancario, rallentano crescita dell’Italia”

“La Commissione prende nota positivamente del pubblico impegno preso dal governo di adottare misure di bilancio aggiuntive pari allo 0,2% del Pil entro il mese di aprile 2017″. Arriva il tanto atteso giudizio di Bruxelles sulla manovra di correzione dei conti pubblici italiani. Un parere che accompagna le previsioni economiche su tutta Europa e che mostra un trend positivo anche se minato da incertezze, prima fra tutti l’elezione di Trump e la Brexit.

Per la prima volta dal 2008 la crescita sarà positiva in tutti gli stati membri anche se disomogenea. L’economia dovrebbe crescere nel prossimo biennio, dell’1,6 e dell’1,8 nell’area dell’euro e dell’1,8 per cento nell’Ue. “Per il quinto anno consecutivo la crescita regge, nonostante le sfide interne ed internazionali che dobbiamo affrontare”, ha spiegato Moscovici. La disoccupazione dovrebbe scendere nell’eurozona al 9,6 per cento nel 2017 e al 9,1 per cento nel 2018, mentre l’inflazione tornerà a salire rispettivamente all’1,7 e all’1,4 per cento.

Per quanto riguarda il quadro specifico dell’Italia, Moscovici parla di una debolezza strutturale nel nostro Paese che ostacola una forte ripresa. Ma ha anche specificato che non c’è nessuna volontà di lanciare ultimatum: “La Commissione europea accoglie con favore gli impegni politici dell’Italia e ne terrà conto non appena verranno diffusi ragguagli sui contenuti”.  “Incoraggiamo – ha aggiunto Moscovici – il governo ad adottare queste misure, ma questo non deve essere visto come ultimatum. Lavoriamo in maniera costruttiva con il governo italiano“.

Sul fronte della disoccupazione la nota, invece, rimane dolente. Il tasso rimane alto, troppo, e “rallenta” l’occupazione rispetto ai due anni precedenti a causa “della fine dagli incentivi fiscali per le nuove assunzioni”. Le previsione vedono il tasso di disoccupazione al rialzo, dal 11,4% al 11,6%, nel 2017 mentre nel 2018 è prevista all’11,4% contro l’11,3 precedente. Cifre più elevate rispetto alla media Ue.

Di certo il nostro Paese è uno dei più deboli fra i grandi d’Europa e soffre in condizione di incertezza. Gli scogli da superare sono sempre gli stessi, che hanno bisogno di ricette a lungo termine: dal debito pubblico all’instabilità politica. Le notizie che provengono dal Belpaese, però, non sono tutte negative. Nel 2016 lo Stato è riuscito a recuperare 19 miliardi di euro di tasse eluse, ossia un aumento del 28 per cento rispetto all’anno precedente. Inoltre la produzione industriale, a dicembre dello scorso anno, ha registrato un aumento del 6,6 per cento: il miglior risultato dall’agosto del 2011. La Bce ha acquistato tra il 2015 e il 2017 un totale di 300 miliardi di titoli di debito pubblico italiano, consentendo al paese di risparmiare 45 miliardi di euro in minori costi di rifinanziamento che però non sono stati utilizzati per ridurre il debito.

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