L’Europa in Vaticano. Papa Francesco: “Costruire ponti, abbattere muri”

Europa

Il Santo Padre riceve il premio Carlo Magno 2016: “E’ il momento di un nuovo umanesimo basato su integrazione e dialogo. Sogno un’Europa in cui essere migrante non sia un delitto”

“Sogno un’Europa in cui essere migrante non sia delitto. Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo“. Ha concluso così Papa Francesco il suo discorso durante la cerimonia per il conferimento del premio Carlo Magno 2016. Un discorso, sul passato ma soprattutto sul presente e sul futuro dell’Europa, che rimarrà impresso per molto tempo nell’immaginario collettivo. Un discorso che in qualche maniera potremmo definire storico.

Ci sono i vertici europei al completo in Vaticano. Ci sono i presidenti Jean Claude Juncker, Donald Tusk e Martin Schulz. Ci sono Angela Merkel, Matteo Renzi e Re Felipe IV. Ci sono Mario Draghi e Andrea Ricciardi. Le prime file ascoltano con attenzione le parole di Bergoglio. Parole che non sono una semplice riflessione ma un appello al coraggio, all’intelligenza, alla solidarietà di cui queste prime file sono i destinatari. “Che il Santo Padre ci dia il coraggio e la fiducia per fare nuovamente dell’Europa quel sogno che abbiamo osato sognare per oltre 60 anni”, così Jurgen Linden, presidente del Comitato direttivo del premio Carlo Magno, mentre illustrava le motivazioni che avevano spinto alla decisione di conferire il premio a Papa Francesco.

Un augurio che è stato ampiamente confermate dalle parole di Bergoglio. “Questa ‘famiglia di popoli’, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai Padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari”, ha proseguito. “Tuttavia sono convinto che la rassegnazione e la stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e che anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità“.

Francesco, rivolgendosi direttamente all’Europa, come fosse una persona, si chiede: “Che fine hai fatto Europa, terra di diritto, di democrazia e di accoglienza? Questo è il momento costruire ponti e abbattere muri. E’ il momento di un nuovo umanesimo che si delinei su tre fronti: integrare, dialogare, generare“.

“Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia. Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti“.

 

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