L’Europa e quella decisione sul glifosato, il diserbante che spaventa i consumatori

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In questi giorni la discussione della Commissione europea sulla proroga all’uso del diserbante. L’Italia contraria insieme a Francia e Olanda

Decisione rinviata, almeno per il momento, a Bruxelles: la Commissione Ue di fronte all’opposizione di Italia, Francia e Olanda e vista anche la preoccupazione diffusa tra opinione pubblica e associazioni ambientaliste, ha preferito non decidere subito sul rinnovo dell’autorizzazione a utilizzare il glifosato in Europa, autorizzazione che scadrà a fine giugno.

Favorevoli all’eliminazione sono le principali associazioni ambientaliste italiane e domenica è arrivata anche la presa di posizione ufficiale del governo italiano con l’annuncio dei ministri Maurizio Martina, Beatrice Lorenzin e Gian Luca Galletti dell’orientamento contrario dei loro ministeri alla riconferma dell’uso della sostanza attiva in ambito europeo.

Durante la riunione del Comitato permanente sui fitofarmaci si è discusso dei possibili rischi legati all’uso del glifosato e delle altre sostanze presenti nei prodotti erbicidi commercializzati e largamente usati negli Stati membri.

La discussione, quindi, per ora prosegue e verranno fissati nuovi confronti in vista del prossimo appuntamento specifico sui pesticidi, previsto per il 18 e 19 maggio.

Ora l’idea del commissario per la Salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis sta studiando soluzioni di compromesso su un tema non semplice, data la grande e diffusa preoccupazione riguardo alla salute dei cittadini.

Ma cos’è esattamente il glifosato?

Si tratta di un diserbante, un erbicida molto diffuso in agricoltura a partire dagli anni ’70. La sostanza – una delle più utilizzate al mondo – impedisce lo sviluppo delle piante e per questo gli agricoltori hanno iniziato a usarlo per eliminare le piante infestanti che mettono a rischio il buono sviluppo delle coltivazioni.

La questione sull’uso del glifosato è nata l’anno scorso, quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Oms – che ha portato avanti uno studio sul diserbante – ha giudicato la sostanza “probabilmente cancerogena” per l’uomo. La preoccupazione è anche per eventuali effetti dannosi sugli animali, dal momento che l’erbicida è molto diffuso nelle coltivazioni ogm e in particolare per la soia che viene spesso usata come mangime per gli allevamenti.

Diverso il giudizio dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), secondo la quale il glifosato è “probabilmente non cancerogeno“.

I giudizi sul diserbante e sul loro uso sono piuttosto discordanti. Agrofarma, l’associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica, precisa che “tutti gli agrofarmaci, inclusi i diserbanti quali il glifosato, prima di essere messi in commercio vengono sottoposti a studi scientifici e rigorosi controlli, condotti secondo i sistemi di regolamentazione più rigidi e stringenti al mondo. Se un prodotto è regolarmente in commercio in Ue, significa che da tali analisi non è emerso alcun rischio concreto e che è un prodotto sicuro per gli utilizzi e secondo le indicazioni di impiego riportate nelle etichette autorizzate”.

E commentando gli studi dello Iarc e la classificazione che ne consegue, specifica Agrofarma, “non valutano i rischi reali ma producono liste di potenzialità cancerogene squisitamente teoriche poiché si rifanno a valutazioni di laboratorio che non tengono conto dell’esposizione reale dell’uomo alle sostanze attive.

La questione sul tavolo a Bruxelles

Secondo il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis, “non è la prima volta che Oms e Efsa danno valutazioni discordanti. Su 50 pesticidi, in 25 casi l’Oms aveva la stessa posizione dell’Efsa e in altri 25 invece no”, dal momento che, spiega il commissario, “gli scienziati seguono approcci diversi”.

“Questa settimana ho parlato con i rappresentanti di diversi governi e per quanto ci riguarda siamo pronti a proporre un compromesso per ridurre i tempi del prolungamento dell’autorizzazione a otto-dieci anni” invece di quindici, come previsto dalla proposta iniziale, ha dichiarato il commissario Ue alla Salute.

L’Italia, invece, si presenterà con un piano “Glifosato zero”, una via di uscita dall’uso della sostanza entro il 2020. A Bruxelles potrebbe avere il sostegno della Francia e dell’Olanda che già nei giorni scorsi avevano annunciato la loro posizione contraria. I tre punti essenziali del Piano, in corso di elaborazione da parte dei funzionari del Mipaaf, prevedono: l’implementazione della rete di monitoraggio dei residui di glifosato su tutto il territorio nazionale; l’introduzione di limitazioni al suo impiego nell’ambito dei disciplinari che permettono l’adesione volontaria al sistema di qualità nazionale produzione integrata; la definitiva eliminazione del glifosato dai disciplinari di produzione integrata entro l’anno 2020.

Le 34 associazioni ambientaliste che hanno dato vita alla coalizione #StopGlifosato, esprimendo soddisfazione per le dichiarazioni dei ministri italiani, chiedono però al governo un impegno vincolante per le Regioni a escludere subito, da ogni premio nei bandi PSR 2014 – 2020 (Programmi Sviluppo Rurale regionali), le pratiche agricole che utilizzano il glifosato. ”Il nostro obiettivo è che l’autorizzazione a livello europeo non venga concessa ma di fronte a un eventuale rinnovo sarebbe assurdo concedere finanziamenti pubblici dello sviluppo rurale a quelle aziende che continuano ad utilizzare una sostanza considerata potenzialmente cancerogena per l’uomo e nociva per l’ambiente”, ha commentato la portavoce del tavolo delle associazioni Maria Grazia Mammuccini.

Per chiedere a livello europeo una verifica della valutazione dell’Efsa sulla pericolosità del glifosato e per un ”Piano nazionale glifosato zero” con uno #StopGlifosato subito efficace e vincolante, le associazioni hanno lanciato oggi un Twitter storm rivolto ai tre ministri competenti per l’attuazione del Pan Pesticidi (Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci).

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