L’Europa ascolti Francesco, costruttore di ponti

Tiber
Pope Francis participates at the Divine Liturgy, with Catholicos Karekin II, in the San Tiridate square at Armenian Apostolic Palace in Etchmiadzin (Yerevan), Armenia, 26 June 2016.
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Costruire ponti che cancellano secoli di inimicizie è questo il lavoro instancabile di Bergoglio

Francesco il riformatore parla una lingua che l’Europa, traumatizzata dalla Brexit, fa fatica a comprendere, eppure se da Bruxelles e dalle altri capitali del continente si fermassero un momento ad ascoltare il messaggio del vescovo di Roma, forse si potrebbe avere un sussulto di speranza. Tornando dalla sua recente visita in Armenia, infatti, il Papa ha affrontato un argomento tutt’altro che scontato per il capo della Chiesa cattolica, quello del rapporto con Lutero. Del resto è già dei mesi scorsi la notizia che il prossimo 30 ottobre il pontefice sarà a Lund, in Svezia, dove, insieme a vescovi ed esponenti luterani, prenderà parte alle celebrazioni per i 500 anni della Riforma dalla quale nacque la Chiesa protestante.

Il Papa, rispondendo a una domanda sullo storico evento, fra le altre cose ha osservato: “Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore. Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere”. Le divisioni, ha aggiunto, furono poi amplificate da fattori politici, dall’azione dei principi tedeschi e così via. Insomma il contesto storico, politico, ebbe il suo peso. Poi le cose sono andate avanti, sono cambiate, e oggi il dialogo, ha proseguito Bergoglio, procede bene.

Costruire ponti che cancellano secoli di inimicizie è il lavoro instancabile di Francesco, e di certo la Riforma, e la conseguente Controriforma, rappresentano eventi decisivi per l’Europa moderna, che ne hanno segnato il destino, causando guerre, contrapposizioni, diffidenze, persecuzioni e anche però forme differenti di civilizzazione e sviluppo. Il Papa capace di celebrare l’incontro fra protestanti e cattolici, uniti nella diversità delle rispettive tradizioni in nome di quel Cristo che li accomuna, parla al cuore stesso del continente, alla sua storia. Il terreno comune in cui quest’incontro si realizza, ha quindi spiegato il Pontefice, è in primo luogo quello della preghiera comune, ma poi è necessario pure “lavorare per i poveri, per i perseguitati, per tanta gente che soffre, per i profughi. Lavorare insieme e pregare insieme”.

E’ un po’ come la tela di Penelope, questo lavoro di perenne ricucitura di un mondo in pezzi portata avanti dal papa: le divisioni, le paure, i nazionalismi, gli attentati, da Londra a Parigi a Istanbul, alzano muri, e Francesco prova ogni volta a ricostruire i ponti che permettono di collaborare ovunque sia possibile. Bergoglio ha per questo parlato con il patriarca russo Kirill, smontando il mito di una contrapposizione millenaria invalicabile, quella fra la Mosca ortodossa e la Roma cattolica, e ha stabilito relazioni continue e forti con il patriarcato ecumenico ortodosso di Costantinopoli, guidato da Bartolomeo, leader religioso in sintonia con il pontefice su molte questioni, dal Medio Oriente alla sensibilità per la tutela del Creato.

E’ una tessitura che va da oriente a occidente, che passa nei punti caldi del mondo, che viene guardata con sospetto da tutti i cultori delle identità e delle frontiere chiuse, fortificate, ideologiche. Da ultimo, in Armenia, il papa, ricevendo l’abbraccio della Chiesa guidata da Karekin II, chiesa orientale anch’essa, con una sua storia specifica e unica, ha definitivamente rotto il tabù – che già in parte aveva infranto – del genocidio armeno perpetrato all’inizio del ‘900, definendolo appunto tale.

Una scelta destinata a provocare la reazione turca, come puntualmente è avvenuto, ma la protesta di Ankara è stata più formale che di sostanza. In tal modo Francesco ha voluto pure ricordare all’Europa che le stragi, i genocidi, sono stati, durante il secolo scorso, traccia indelebile di divisioni, di violenza, di odio. L’azione di Francesco, tuttavia, non si ferma al passato, al monito, e guarda al presente, per questo Bergoglio ha chiesto alla Turchia e all’Armenia di seguire la strada della riconciliazione, perché l’oggi sia figlio davvero della memoria di ieri.

Ancora, fra settembre e ottobre, Francesco tornerà nel Caucaso, in Georgia e in Azerbaijan, Paese, quest’ultimo, in conflitto proprio con l’Armenia: oggetto della contesa la regione del Nagorno Karabach oggi posta sotto il controllo militare armeno; anche in questo caso la Santa Sede proverà a esercitare una funzione pacificatrice, di mediazione possibile. Ma già a fine luglio, il papa argentino volerà a Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù; qui farà tappa al campo di sterminio di Auschwitz e, una volta di più, ricorderà al nostro presente quali sono i fantasmi insepolti dell’Europa.

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