Europa, quarantott’ore per salvarsi l’anima

Immigrazione
L'Infografioca di Centimetri mostra le principali rotte di immigrazione clandestina verso l'Europa e numero di arrivi nel 2015, Roma, 20 Settembre 2015. ANSA/ CENTIMETRI

Proseguono i contatti tra i leader politici e gli appelli per trovare una soluzione definitiva alla crisi dei migranti. Domani il vertice europeo per trovare un accordo alla redistribuzione di 120 mila richiedenti asilo

I Paesi membri dell’Unione europea cercano una svolta sull’emergenza migranti. La crisi dilaga e le prossime ore saranno decisive per fare il punto su come gestirla e per provare a raggiungere un accordo sulla redistribuzione, proposta dalla Commissione Ue, delle migliaia di richiedenti asilo.

In attesa del vertice straordinario dei capi di stato e di governo previsto per domani, oggi a Bruxelles si riuniranno i 28 ministri dell’Interno. Al centro del tavolo c’è la redistribuzione di 120 mila profughi. Ma trovare un accordo non sarà facile. Dal fronte dei ‘no’ alle quote vincolanti, ovvero dai sei Paesi dell’ex Europa dell’est (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania e Lettonia), non arrivano infatti segnali di apertura: ne parleranno i rispettivi ministri degli Esteri oggi a Praga con il lussemburghese Jean Asselborn, presidente di turno della Ue.

Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, il Consiglio europeo di domani è “l’ultima possibilità per l’Europa di dare una risposta coerente e solidale” alla crisi.

Intanto proseguono i contatti tra i leader politici e gli appelli per trovare una soluzione definitiva.
“Servono regole europee comuni – chiede il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – principi pensati da un paese contro l’altro non funzionano, mentre se sono pensati insieme sono assolutamente gestibili. Il comportamento dell’Ungheria nei confronti dei migranti – ha sottolineato Gentiloni – è quasi uno schiaffo in faccia per noi che abbiamo creduto nell’allargamento dell’Unione Europea”. “È comunque necessaria – ha aggiunto- una flessibilizzazione delle regole di Dublino, vanno difese ma senza distruggere Schengen”.

Il sottosegretario Sandro Gozi chiede una svolta all’Ue: “Non accetteremo più veti nazionali. L’Europa deve decidere”. Fiducioso su un’intesa il capogruppo del Pse al Parlamento europeo, Gianni Pittella, che ai microfoni di Unità.tv ha parlato della necessità di “superare le regole antistoriche e ingiuste di Dublino”.

Il Consiglio Ue e la Commissione europea sono al lavoro per sbloccare l’intesa: la presidenza lussemburghese ha proposto di aumentare il contributo per ogni rifugiato accolto, elevando l’assegno da 6.000 a 6.500 euro: una volta che i Paesi di primo ingresso – Grecia e Italia – avranno registrato i migranti, riceveranno i 500 euro extra per pagare le spese di trasporto per il ricollocamento in un altro Stato dell’Ue.
Il vertice di domani potrebbe prendere in considerazione anche l’impegno di assistere i Paesi vicini alla Siria (Turchia, Libano e Giordania) che non possono più permettersi di mantenere i campi, affollati da milioni di rifugiati.
Nel frattempo, a conferma delle tensioni, la Croazia chiederà alla Grecia di non smistare più i migranti in arrivo verso il resto dell’Ue.

Intanto, tra la polizia croata e profughi sono scoppiati tafferugli, nel villaggio di Opatovace, mentre un’altra marcia di migranti che cercavano di raggiungere l’Europa a piedi dalla Turchia è stata bloccata stamane proprio fuori da Istanbul: circa 700 persone, in gran parte siriane tra le quali anche donne e bambini, si erano mosse a piedi dal centro di Istanbul verso Edirne, distante 250 chilometri, alla frontiera greco-turca.

Vedi anche

Altri articoli