Lettori “promoter” dei libri. È la nuova via degli editori

Dal giornale
Visitatori tra gli stand della Fiera nazionale della piccola e media editoria che si tiene da oggi 4 dicembre 2010 per quattro giorni al Palazzo dei Congressi di Roma.       ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Quali strategie per sopravvivere senza farsi schiacciare dal potere di «Mondazzoli»? Se ne parlerà alla Fiera della piccola e media editoria di Roma, al via da oggi

Se il periodo di «resistenza» per i piccoli e medi editori sembra essere passato, ecco affacciarci il momento della «ricostruzione». Come? In che modo? Cominciamo col darvi una bella notizia: la crisi del mercato librario sta finendo. Tanto che ad ottobre si registra un -1.6% di fatturato (circa 14milioni di euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2014). Ancora un segno meno, certo, ma prossimo allo zero. O almeno questo è quanto rivela un’indagine Nielsen, che sarà illustrata nel corso di Più libri più liberi, la Fiera della piccola e media editoria in programma a Roma da oggi fino a martedì 8 dicembre.

«Il problema, semmai, è che il mercato si è ridotto del 25%», ci spiega Antonio Monaco, presidente Gruppo piccoli editori Aie. Situazione più stabile, ma più ristretta, dunque. E tutti i mugugni sull’operazione Mondadori-Rizzoli? «Sono mugugni “politici”- sostiene Monaco -. La verità è che la via più semplice da intraprendere per un grande editore è la fusione, una scelta dettata non da una politica imperialista ma dalla necessità. È una soluzione tecnica per far fronte alla restrizione del mercato».

Sarà pure una soluzione tecnica, ma sappiamo bene che tutto ciò significa come prima cosa monopolizzare le librerie, avere più potere. «È il momento di riscrivere tutte le regole – continua Monaco -. Se Mondadori detiene il 37% del mercato ma lo spazio che viene concesso ai suoi marchi editoriali è del 50% significa che i librari danno una fiducia maggiore a un editore che ha un quota di mercato più alta. Dunque, i librai dovrebbero essere più consapevoli. I piccoli e medi editori, per esempio, possiedono il 10% del mercato, ma pubblicano il 50% dei libri. Ne vendono, quindi, uno su dieci, nonostante stampino la metà dei libri in Italia. Questo può dipendere da tante cose, ma uno dei motivi è che c’è una sorta di obbedienza verso i grandi marchi. Per questo credo che tutto il sistema vada ridiscusso: dalle condizioni applicate a catene e a librai indipendenti (per esempio gli sconti) fino al rapporto editore-libraio».

Il lettore attivo
Ci sono però dei punti di forza che possono aiutare soprattutto i piccoli e medi editori ad andare avanti nel loro lavoro prezioso lavoro di scouting. «La grande editoria è concentrata a Milano e a Firenze – osserva Monaco -, mentre i piccoli editori sono ovunque sul territorio. Comune e Regione potrebbero valorizzare questo enorme patrimonio culturale. Pensiamo alle biblioteche o ai tanti festival letterari organizzati dai piccoli comuni. Con la giusta attenzione territoriale la piccola editoria può avere un ruolo importante».

«Oggi dobbiamo essere tutti più consapevoli del sistema. Le Riviste culturali una volta avevano un ruolo importante. Ora se non sono i lettori a darsi da fare non succede nulla. È necessario che ciascuno faccia la sua parte». Eccola la strategia vincente per salvaguardare il futuro del modo librario: il lettore attivo. Che significa comunicare ai proprio amici o ai propri familiari se un libro ci è particolarmente piaciuto e invitarlo ad acquistarlo. Che significa organizzare in prima persona una presentazione in biblioteca. Che significa creare una comunità di lettori. Che significa tanti piccoli gesti che fanno la differenza.

Ma dal punto di vista dei contenuti un piccolo editore dovrebbe cambiare strategia? «Ogni editore ha una sua storia, una sua competenza e sensibilità, per cui è difficile riconvertirsi. L’edtore può solo migliorare il proprio prodotto – spiega ancora Monaco – . Il libro è rimasto uno dei pochi beni per cui la gente è ancora disposta a spendere dei soldi, quindi il libro ha ancora un valore in sè». E per fortuna. Questo significa che alla Fiera delle piccola e media editoria, organizzata dall’Associazione Italiana Editori, ci sarà solo l’imbarazzo della scelta.

Precisamente saranno 4mila i libri nuovi presenti fra i 380 stand allestiti nel Palazzo dei Congressi dell’Eur, che ogni anno ospita la Fiera. Le presentazioni dei libri, invece, saranno ben 400. Poi ci saranno delle parolechiave a scandire le giornate dei visitatori. Tra queste la parola «collaborazione», per esempio. Tra gli editori che ottengono risultati di mercato migliori rispetto alla media, un terzo, secondo i dati Aie, sono aziende che nei tre anni precedenti avevano avviato iniziative di collaborazione con altri partner: con gruppi di librerie, biblioteche, associazioni, sponsor extrasettore. Formule, magari, di collaborazioni «deboli» e soprattutto occasionali, poco legate alle nuove forme della produzione e consumo digitale, di sviluppo di prodotti e servizi innovativi e a valore aggiunto. Eppure, sostiene l’Aie, considerare la parola «collaborazione» come uno dei concetti che rimandano a un asset strategico della piccola impresa per competere in scenari di mercato sempre più internazionali o sempre più concentrati dovrebbe essere una delle prime parole in un nuovo dizionario della piccola e media impresa editoriale.

Gli incontri
In Fiera si parte oggi, dunque: appuntamento alle 10.30 con il giro inaugurale. A seguire, alle 11.30 al Caffè letterario, il discorso del politologo francese Bernard Guetta su «La cultura e la guerra». Nei cinque giorni di «Più libri più liberi» sono previsti incontri, conferenze, tavole rotonde, reading, spettacoli e laboratori che permettono agli appassionati di esplorare la straordinaria varietà e vitalità di questo settore.

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