“I sindacati non capiscono che la musica è cambiata”

Pd
caro segretario

Torna la rubrica delle lettere al segretario. Dalle tasse agli immigrati, dalle riforme al confronto interno al Pd, affrontati tutti i temi “sensibili”

Pensioni, flessibilità in uscita nella legge di Stabilità.  Caro Segretario, non sento più nulla in merito allo scambio generazionale (riforma della legge vessatoria Fornero) o possibilità di accedere, nel mio caso con 41 anni di lavoro (sarebbero 42, ma il mio primo anno al comune di Formigine per la Fornero non conta, salvo ripagare tutti i contributi, credo già versati dal Comune a suo tempo) e 62 anni di età con penalizzazione alla pensione. Premetto che credo che la Legge Fornero sia quanto di più antieconomico per l’Italia si potesse fare, in quanto costringe al lavoro dei vecchi, costosi per le loro aziende e che non spendono più di un euro al giorno, come nel mio caso, impedendo a dei giovani di essere assunti, progettare un futuro e soprattutto spendere, che è quello di cui l’Italia ha bisogno per ripartire. Per quanto riguarda invece il tuo lavoro, ti dico di non ascoltare nessuno e di andare avanti! Ne abbiamo bisogno tutti. Ho 60 anni ho sempre votato PCI-PDS-DSULIVO e PD, ho fatto per 25 anni il volontario alle Feste de l’Unità, poi dopo il voto contro Prodi ho smesso per paura di lavorare per qualcuno di quelli che gli hanno votato contro. In bocca al lupo. (Claudio Bellei)

Caro Claudio, la questione dei pensionamenti è molto complessa. Non posso rispondere ovviamente delle scelte del passato (alcune delle quali, peraltro, hanno provocato più costi che risparmi). Mi limito al presente: ho chiesto a Padoan e a Poletti di individuare un meccanismo per consentire più flessibilità in uscita. Spero che riusciremo a trovare un primo rimedio già con la Stabilità. Quanto a te, Claudio: quando torni a fare il volontariato alle Feste?   

Mai più turisti in fila per un’assemblea sindacale. Caro Segretario, cosa pensi della vicenda di oggi al Colosseo? Vedere quei turisti scandalizzati dall’Italia mi ha stretto il cuore, ma tanto anche stavolta non cambierà nulla. (Anna Maria, Rieti)

Cambierà, eccome se cambierà, cara Anna Maria. Abbiamo approvato nel pomeriggio un Decreto Legge che inserisce i Musei nei servizi pubblici essenziali. Certe scene non potranno più accadere. Certo, ci sono alcuni sindacalisti che pensano ancora di poter prendere in ostaggio la cultura e la bellezza dell’Italia. Non hanno capito che la musica è cambiata. Non gliela daremo vinta, mai. E il Decreto Legge lo dimostra in modo inequivocabile.    

Stop ai litigi interni o rischiate le ciabattate di mia nonna. Matteo, ti scrivo con l’obiettivo di costruire. Mi riferisco alla continua azione di critica anche feroce verso le scelte che il governo opera, critiche provenienti dalla sinistra del nostro partito che ,mi sembra, il più delle volte fatica ad accettare le basilari regole democratiche di convivenza politica all’interno di un partito, regole che prevedono di accettare di essere minoranza e di adeguarsi alle decisioni della maggioranza. Alla stessa stregua, penso però che da parte tua dovresti fare maggiore sforzo per trovare momenti di discussione , di confronto con le varie anime del partito. Per supportare quanto ho scritto voglio condividere con te e con i vari leader del PD un modo di dire e di fare di mia nonna. Modo di dire che usava verso mio cugino e me (bimbi coetanei) quando rompevamo troppo le scatole e non trovavamo il modo di andare d’accordo. Litigando più per puntiglio o orgoglio che per motivi reali, litigando su tutto a prescindere: “Non mi importa chi ha cominciato a dare fastidio all’atro, chi ha più testa la adoperi e faccia in modo che la smettiate di litigare”. Poi, poco dopo , se non la piantavamo ci arrivavano sotto forma di missili ad alzo zero le ciabatte. Devo dire che la mira era buona. Ecco quello che ti e vi chiedo. Trovate il modo di confrontarvi come leader, come individui… non importa, ma fatelo per il bene del Paese e del Partito. L’obiettivo deve essere quello di far smettere questa pazzia. Evitate che qualcuno cominci a tirare le ciabatte. Usate la testa, altrimenti i primi a cadere e a rimetterci saremmo noi cittadini. Viva le ciabatte di mia nonna. Ciao. (Marco Benuzzi)

Caro Marco, ci sto provando con tutto me stesso. Spero che riusciremo a farcela, senza nemmeno evocare… le ciabatte della Nonna!

C’è una parte della sinistra che avrebbe accusato anche Togliatti per la svolta di Salerno. Caro segretario, correggimi se mi sbaglio, ma ho l’impressione che le critiche, oggi diventate accuse, che ti rivolge parte del PD, sindacato, Fiom, Cgil scuola, cespuglietti di sinistra e vari radical chic ben insediati nel mondo dei media e della cultura sono il frutto di chi ha sostituito la politica con l’ideologia per cui un governo, al di là dei rusultati ottenuti, è democratico e progressista solo se legifera in modo classista ed anticapitalista. Per costoro Togliatti, con la svolta di Salerno, sarebbe stato accusato di essere un nemico di classe. Queste a mio parere sono posizioni manichee che non fanno parte della grande storia e cultura democratica e di sinistra ma ricordano e riesumano il più rozzo stalinismo. Cordialmente (Avv. Aniello Sandolo)

Ora non esageriamo, Aniello! Rozzo stalinismo è decisamente esagerato. Grazie per il sostegno, comunque. 

Basta Tasi sulla prima casa per sempre e per tutti. Ottima l’idea di abbassare le tasse. Ho qualche dubbio sulla platea dei destinatari. Vorrei che i ricchi pagassero di più. È proprio necessario esentare tutti dalla prima casa? (Piero, Genova).

Capisco la logica, Piero. Permettimi di illustrarti la nostra filosofia e il nostro approccio: le tasse non sono bellissime ma – al contrario – sono uno strumento di pressione eccessivo oggi in Italia. Vanno ridotte, dunque. Prima scelta: 80 euro a chi guadagna poco. Seconda scelta: giù le tasse sul lavoro con l’Irap. Terza: via le tasse dalla prima casa. Tutti sono d’accordo con la tassazione dalla seconda casa in su. Ma sulla prima casa c’è chi discute. Qualcuno vorrebbe farla pagare ad alcune categorie. Già, ma a chi? Non ci sono criteri oggettivi, per cui i singoli comuni hanno valutazioni differenti, il catasto va rivisto e quando si è provato a distinguere le varie categorie si è fatto il pasticcio dell’Imu e della Tasi. Meglio la chiarezza, credimi. Sarebbe un gigantesco autogol passare i prossimi sei mesi a decidere chi paga e chi no, senza avere un criterio uniforme. E allora: restituiamo fiducia agli italiani. La tassa sulla prima casa viene abolita per tutti, per sempre. Sono certo che questa mossa avrà anche un effetto psicologico sul mercato immobiliare e sull’edilizia. 

Sindacati, proveremo a fare la legge sulla rappresentanza. Caro Segretario, innanzitutto grazie per l’impegno mantenuto a fare tornare in edicola L’Unità che ho diffuso e sostenuto fin dal lontano 1985. Circa 12 anni fa ho lasciato un posto da dipendente pubblico per accettare un’offerta di lavoro in una grande Associazione di categoria nel settore dell’Artigianato e della Piccola impresa. Ero e rimango convinto dell’importantissimo ruolo dei cosiddetti “corpi intermedi” nel tessuto sociale italiano. In un certo senso anche i partiti ne fanno parte. Pur sostenendo in pieno la tua azione di Governo e riformatrice, non ti ho votato in nessuna primaria proprio perché non mi convince il tuo atteggiamento negativo verso tutto ciò che intermedia l’azione di chi è chiamato al governo della cosa pubblica. Un recente sondaggio SWG ha confermato la fiducia degli italiani nelle Associazioni dell’Artigianto (38%), del commercio (35%), Confindustria (28%), Sindacati (12%) e Partiti e Movimenti politici (7%). Come vedi non siamo tutti uguali e mi auguro che nella tua azione di Governo possa finalmente arrivare una vera legge sulla rappresentanza a tutti i livelli che possa valorizzare il lavoro delle organizzazioni serie e responsabili. Buon lavoro! (Mario Petrosino, Ravenna)

Caro Mario,hai ragione. I corpi intermedi sono importanti e noi dobbiamo coinvolgerli di più. Però anche loro devono essere meno autoreferenziali! Troppo spesso leggo accuse ai partiti di autoreferenzialità fatte da persone che faticano a rappresentare se stessi. E poi c’è il tema della trasparenza: perché ci sono sindacalisti che prendono a fino 300.000 euro di pensioni all’anno. Detto questo la legge sulla rappresentanza mi sembra un’ottima idea. Ci proveremo. Viva l’Unità in edicola.  

Sull’immigrazione si gioca il destino dell’Europa, va superato Dublino. Caro Matteo, sono preoccupato per gli effetti che l’epocale “fenomeno migratorio” può produrre nella mente e nella pancia di milioni di elettori. Grandissimo è il rischio che le diverse “riforme”, che il governo sta attuando per far ridiventare l’Italia un paese “normale”, possano passare in secondo piano nella mente di potenziali elettori e “l’immigrazione” in primo piano nella pancia dei medesimi. Per questa ragione avanzo due proposte sulla gestione dell’emergenza profughi che spero possano trovar posto nella tua agenda politica: Un portavoce del Governo o del Ministero dell’Interno dedicato alla informazione/controinformazione sull’emergenza profughi e cercare di ottenere dall’intero Parlamento il mandato per chiedere all’Europa la revisione dell’Accordo di Dublino, la “ripartizione obbligatoria” di quote di migranti. Senza un impegno “comunicativo” e “politico” importante sul fronte dell’immigrazione, reso necessario dagli avvoltoi che si cibano della paura, il percorso profondo di riforme di cui ha bisogno il paese rischia di perdere il consenso di cui ha bisogno per consolidarsi. In bocca al lupo. (Dante Schiavon) Caro Dante, comprendo la tua osservazione politica, figlia del buon senso.

L’obiettivo è proprio il superamento di Dublino, cioè del meccanismo per cui i problemi sono tutti del primo paese che accoglie. Fino a qualche settimana fa eravamo soli su questa posizione. Adesso mi sembra che – tra alti e bassi – il clima stia cambiando. Anche per effetto di quelle terribili immagini che ogni giorno vengono dalle spiagge turche o dalle strade austriache, non solo dalle coste libiche. In questa partita si gioca il destino dell’Europa come comunità politica non solo come insieme di regole. Noi ce la metteremo tutta.

Non dobbiamo dividerci, come Pd abbiamo una grande responsabilità: riportare l’Italia in testa all’Europa e ridare un’anima alla UeCaro Segretario, Caro compagno Staino, bene l’Unità, tanti auguri all’Unità, bella efficace pungente, mi mancava. Chi Vi scrive si è iscritto alla gioventù comunista nel lontano 1969 e ha seguito con entusiasmo e anche con tante delusioni il lungo percorso che dal PCI, ci ha, mi ha portato al PD. Ho letto la lettera di Sergio a Cuperlo e la sua risposta: condivido la sanguigna strigliata del nostro Staino a questa vecchia, barbosa e verbosa pseudo sinistra Dem. Non se ne può più, basta con questi lagnosi personaggi! Questa allegra e inconcludente brigata dovrebbe essere l’alternativa? Una alternativa capace di costruire, malgrado i fallimenti dell’Ulivo e dell’Unione, altre fantasiose coalizioni, magari tirando fuori dal cassetto un altro genio come il dandy Bertinotti. Non sono più giovanissimo e nella mia vita ho conosciuto tanta gente e questi chiacchieroni, credetemi, che non hanno mai cavato un ragno dal buco, sono solo animati da invidia verso chi con entusiasmo, energia e permettetemi grandi capacità tattiche (e in un mondo dove tutto corre è di vitale importanza), cerca di trasformare questa nostra Italia in un paese più giusto, più efficiente e più bello. Avanti così! (Marcello Orzenini, Traversetolo – Pr)

Caro Marcello, non credo che la sinistra interna sia una “brigata inconcludente” e ho rispetto per tutti i nostri amici e compagni che stanno all’opposizione interna. Ciò che mi sembra decisivo, oggi, è che finalmente l’Italia si rimetta in moto. Abbiamo una grande responsabilità: riportare l’Italia alla testa dell’Europa. E riportare l’Europa ad avere un’anima. Il compito storico del Pd è questo, non dilaniarsi tra maggioranza e minoranza. Ce la faremo, anche grazie alla spinta di persone come te.  

Sì a una agenzia nazionale per la ricerca, ma non a un altro carrozzone. Caro Segretario, credo che oggi più che mai per dare slancio vitale alla competitività del nostro sistema produttivo si rende necessaria in Italia l’attivazione di centri altamente specializzati dove si producono idee, brevetti. È favorevole Lei alla implementazione nel nostro Paese, come d’altronde esiste già in Francia di un’agenzia nazionale per le ricerche che potrebbe coordinare tali strutture, ed avere la duplice funzione che potrebbe essere quella di ripartire risorse economiche tenendo conto esclusivamente del rapporto tra queste ed i risultati ottenuti, parallelamente a quella di pianificare per settori produttivi, il trasferimento di competenze e conoscenze utili al nostro sistema industriale per apportargli innovazione. Ritengo questa una possibilità fondamentale da dare a tutte le aziende (micro, piccole e medie principalmente) per non farle uscire dal mercato, per rilanciare la loro produttività, per generare nuove entrate, creare nuovi posti di lavoro e vincere anche la sfida della competitività nel mondo globalizzato, con tutte le ricadute positive che si potrebbero avere anche sul nostro PIL. Cordiali saluti. (Almerico Pagano, Scafati – Sa)

Caro Almerico, l’idea è interessante. Ma possiamo farlo solo se evitiamo di creare l’ennesimo, inutile, carrozzone. La Legge 124, quella sulla Pubblica Amministrazione approvata ad agosto, ci consente una bella razionalizzazione degli istituti di ricerca: vedremo se l’idea dell’agenzia sarà fattibile. 

Le riforme hanno messo in moto l’ItaliaCaro Segretario, durante gli scorsi governi ricordo che le opposizioni criticavano l’operato della maggioranza dicendo “cosa dovesse essere fatto”, come la riforma della giustizia, le liberalizzazioni, la riforma del lavoro, tutte riforme sempre annunciate ma mai fatte in vent’anni di seconda repubblica. Oggi con l’attuale governo c’è una profonda differenza di fondo: gli oppositori criticano il governo su “come si sarebbero dovute fare le cose”. Ad esempio il Jobs Act non doveva essere fatto così, oppure la riforma del Senato doveva essere fatta diversamente, o ancora la legge elettorale è stata fatta male, ecc. Fermo restando di condividere oppure no le riforme fatte fino ad ora, condividerle in toto o condividerle parzialmente, una cosa è certa: prima, non si è mai fatto nulla. Oggi, almeno, si fa qualcosa. Certo, si può, e si deve migliorare, come ha scritto bene anche Sergio Staino, ma io personalmente starò sempre dalla parte di chi fa, rispetto a chi invece non fa nulla e passa la vita a dire cosa si debba fare restando fermi e prendendo in giro soprattutto i cittadini che li hanno votati. Un augurio per le prossime riforme. (Giuseppe Ferone, Roma)

Grazie Giuseppe, condivido il pensiero. Qualcosa si sta muovendo davvero e finalmente i critici possono contestare come le cose vengono fatte e non se vengono fatte. C’è un passaggio in più. Ed è questo: le riforme hanno rimesso in moto l’Italia. Il numero degli occupati cresce e la disoccupazione finalmente cala. Bene! Ma sale anche il numero dei lavoratori stabili con il Jobs Act che dunque sta portando diritti e non precarietà. 

D’Alema sbaglia, il nostro Partito è più vivo che mai. E alle politiche supereremo il 40%. Dice D’Alema che il Pd ha perso la connessione sentimentale con il suo popolo perché i sondaggi ci danno al 34%. Credi che abbia ragione? (Mattia, Forlì)

No, caro Mattia. Il Pd è più vivo che mai come dimostrano i risultati elettorali, ma anche gli oltre cinque milioni di Euro raccolti dal Pd con il 2×1000, grazie agli oltre 500.000 dichiarazioni dei redditi. Quanto ai sondaggi, noi alle politiche supereremo il 40%, ne sono certo. Ma se anche oggi fossimo al 34%, saremmo più o meno il doppio della percentuale in cui erano i Ds durante la segreteria e il Governo D’Alema. Il doppio. E le nostre Regionali, per intenderci, le abbiamo vinte noi, non è un caso se governiamo 17 Regioni su 20.

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