Letta torna a battere un colpo da “papa straniero” della minoranza

Pd
Former Italian premier Enrico Letta during a press conference at Foreign Press Hall in Rome, about presentation of 'School of Politics', 01 October 2015. ANSA/ CLAUDIO ONORATI

In un’intervista al Corriere, l’ex premier preme su Renzi: “Includa tutti, senza cacciare un pezzo di Pd”. Ma è un avvertimento a lunga scadenza…

Lo aveva detto nell’intervista della settimana scorsa al Venerdì di Repubblica: “Certo, sono ancora percepito come un freddo. Ma penso di essere cambiato. Ora ho più voglia di rischio“. Un rischio che, evidentemente, non ha tanto a che vedere con la sua nuova attività di direttore di SciencesPo a Parigi, ma che suonava già molto come un avvertimento alla politica nostrana.

Enrico Letta sta centellinando le sue parole, soprattutto quanto hanno a che vedere con il partito di cui ancora fa parte, nonostante se ne tenga formalmente ai margini. Oggi, però, dalle colonne del Corriere della sera è tornato a farsi sentire, a due giorni da una Direzione del Pd che in molti vedono come una possibile resa dei conti tra Renzi e la minoranza, anche se i toni sembrano essersi abbassati. “Il rischio di una crisi insanabile dovrebbe portare tutti a essere più responsabili, a partire da chi ha l’onore della guida e che ha dunque una responsabilità in più”, ha detto l’ex premier a proposito del rischio di una scissione nel partito. E ha aggiunto, ancora più esplicito: “Mi aspetto che chi guida si assuma l’onere della inclusione e non l’onere del cacciare un pezzo di Pd“.

En passant, Letta mena fendenti su Renzi in diversi passaggi: sull’immigrazione, per la quale nell’Ue la Germania si è assunta una leadership che invece avrebbe dovuto mantenere l’Italia, sull’antieruopeismo (“quando si insegue il populismo, la gente sceglie l’originale non la copia”), su Verdini e un governo “di scelta” con parti del centrodestra, anziché “di eccezione” come fu il suo.

A differenza di altre occasioni, la reazione alle parole dell’ex premier non è stata virulenta. “Non ci sarà nessuna resa dei conti, nessuno sta cacciando nessuno“, si è limitata a dire Debora Serracchiani. Mentre Maria Elena Boschi ha ricordato come “il Pil del nostro Paese con il governo Letta segnava -1,9%, noi abbiamo chiuso il 2015 con un +0,8%”. E Matteo Orfini, nel suo intervento al congresso dei Giovani democratici, ha ricordato gli “errori” della “stagione dell’Ulivo”, a partire dall’incapacità di comprendere e frenare l’esplosione del precariato, proprio mentre lo stesso Letta la richiama come “la più grande novità positiva della politica italiana degli ultimi venti anni”, insieme al Pd.

Se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che Enrico Letta tornerà a giocare da protagonista nel Pd, l’intervista di oggi avrà contribuito a fugarli. Ma basterà un papa straniero (non solo perché si è trasferito a Parigi, ma anche perché proviene da una storia politica che lo avvicina più a Renzi che alla grandissima parte dei membri di Sinistra riformista) a risollevare le sorti della minoranza dem? Appare difficile che l’ex premier decida di scendere in campo già in occasione del prossimo congresso, ma il leader del Pd – al quale ha consegnato nella cerimonia più gelida della storia della Repubblica la campanella di palazzo Chigi – sa che non potrà stare troppo sereno per le difficoltà dei suoi oppositori interni e per la loro carenza di leadership. Un’intervista ogni tanto, almeno per ora, basterà a ricordarglielo.

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