L’esaltazione (scomposta) della destra per le leggi contro i profughi

Immigrazione
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Il foglio berlusconiano in brodo di giuggiole per l’approvazione della legge sulla confisca dei beni ai migranti divenuta esecutiva in Danimarca. Ma le tesi a supporto sono davvero strampalate

La legge che sta sconvolgendo la Danimarca sta mandando in brodo di giuggiole gli statisti di casa nostra. Copenhagen ha approvato ieri la legge che confisca i beni dei migranti in misura superiore alle 10mila corone danesi, pari a circa 1.300 euro “per contribuire alle spese per il loro mantenimento e alloggio”. Un provvedimento leggermente mitigato rispetto alla formula originale, che ha ottenuto il via libera in Parlamento anche grazie all’accordo tra maggioranza di centrodestra (puntellata dai populisti del Partito del popolo danese) e socialdemocratici.

Una legge che, simbolicamente, diventa esecutiva proprio oggi, nel giorno della memoria per le vittime dell’Olocausto e che richiama, come da più parti osservato, una delle leggi vergogna promulgate contro gli ebrei dal regime nazista. “E’ la cosa più stupida che la Danimarca abbia fatto negli ultimi anni“, dice a Repubblica Olav Hergel, giornalista e scrittore danese. “Siamo passati da ‘modello’ a cattivi per eccellenza. I politici non hanno capito come si muove la storia, non hanno previsto il ‘danno di immagine’ che ne seguirà”.

Forse lo scrittore, quando si riferisce al “danno di immagine”, pensa anche all’esaltazione scomposta con cui la destra italiana ha accolto l’approvazione della legge. E quello che era un modello di accoglienza e integrazione per tutto il mondo, ora diventa il modello di chiusura politica, culturale e sociale che alcuni politici ed editorialisti nostrani aspettavano da tempo. Secondo la brillante tesi di Paolo Granzotto, che firma oggi l’editoriale del giornale berlusconiano, “il profugo siriano che con la famiglia e un certo gruzzolo punta a Copenhagen, Londra o Oslo non è uno sfollato ma un migrante economico che elude le norme che regolano l’immigrazione con la complicità della cultura dell’accoglienza e del buonismo politicamente corretto”.

Poche parole, intrise di pressappochismo ed interessata imprecisione. Secondo il Giornale, se un siriano ha messo da parte dei soldi e gli viene bombardata la casa non ha diritto a scappare, deve restare ad Aleppo o a Raqqa in balia delle bombe o delle razzie dell’Isis, la massimo può cercare rifugio in Libano o in Giordania. La cosa più sconcertante è l’uso disinvolto e distorto della definizione di “migrante economico”, colui che lascia il suo paese d’origine in cerca di condizioni economiche migliori, senza che la sua dipartita sia causata da guerre o persecuzioni. Secondo Granzotto, invece, il migrante economico è colui che scappa con i soldi (quello, per intenderci, che se non fosse scoppiata la guerra civile in Siria, se ne sarebbe stato beatamente a casa sua). I veri  profughi, scrive l’editorialista, sono gli sfollati e gli sfollati non si allontanano mai troppo da casa loro.

Ma tant’è. Quando si tratta di plasmare a proprio piacimento quanto accade fuori dai confini di casa nostra si è disposti anche a mentire sapendo di farlo. Ora il “realismo” danese è diventato il modello da seguire. Sarebbe bello che la Danimarca, a cui, proprio oggi è stata riconosciuta la “leadership” dei paesi meno corrotti al mondo, continui a essere un modello di civiltà e di trasparenza da perseguire e non solo da scimmiottare ad uso e consumo di una becera propaganda.

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