Leopolda della solidarietà: ricostruire i territori e l’Italia

Leopolda 2016
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Inizia domani la kermesse, apre Matteo Richetti. Domenica chiude Renzi

Parola chiave: “Ricostruzione”, dettata dalla tragedia del terremoto. La Leopolda numero 7 si apre domani sera a Firenze nella ex stazione dove nel 2010 Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, iniziò la sua corsa verso il governo. Ricostruire quindi l’architettura dei paesi distrutti nel Centro Italia ma anche quella istituzionale in vista del referendum, tanto che viene già chiamata la Leopolda del Sì, anche se il tema centrale è stato cambiato e rivolto sul sisma.

Il palco è sempre aperto alle persone normali, alla società civile, piuttosto che ai volti noti che comunque ci dovrebbero essere, che siano Roberto Benigni schierato allegramente per il Sì o Renzo Piano che parlerà del piano Casa Italia di prevenzione sismica.

Naturalmente sfileranno gli esponenti del governo e Renzi chiuderà l’evento domenica alle 12. Lo storyboard dell’evento lo illustra lui stesso nella e-news: «Per noi sarà fondamentale accogliere le persone “normali”, non i vip. La Leopolda è il luogo delle persone che hanno voglia di fare politica», riducendo i politici di professione. Lo spirito quindi è quello della «comunità», come lo è stato quello della manifestazione di Roma, aprire discussioni fra la gente e nelle case, perché «la politica non è roba per addetti ai lavori, per tecnici, per professionisti. La buona politica, non è insulto ma proposta».

E in effetti l’appuntamento della Leopolda è sempre stato l’occasione per dare voce a tante esperienze, e moltissimo ai giovani. Il questi giorni era stata presa in considerazione l’ipotesi di un rinvio, poi scartata, ma l’evento è stato ripensato in chiave più sobria e istituzionale. Ultime ore di preparazione, con Maria Elena Boschi in prima fila. La kermesse inizia domani sera negli spazi ottocenteschi della ex Stazione ora rivisti in stile underground e allestiti anche quest’anno da Simona Ercolani.

Ad aprire alle 21 sarà «un altro Matteo, il mio amico Matteo Richetti», ha scritto Renzi, riappacificato con il deputato renziano della prima ora ma spesso critico, adesso molto impegnato per il Sì. Renzi si riserva la chiusura domenica e sarà presente nella tre giorni compatibilmente con gli impegni istituzionali.

Nella prima serata si parlerà di terremoto, protezione civile, volontariato, ma ci sarà il ricordo degli “Angeli del fango”a cinquant’anni dall’alluvione che colpì Firenze proprio il 4 novembre del 1966. Alla fine spaghettata all’amatriciana «di solidarietà», mentre si pensa a una raccolta fondi. Sabato sarà la giornata dedicata ai “tavoli ”di lavoro che fin da subito caratterizzarono la Leopolda renziana.

Nel pomeriggio il re del cachemire Brunello Cucinelli illustrerà il suo progetto di sostegno alla ricostruzione della Basilica di Norcia, «luogo dello spirito»; dovrebbe esserci anche Diego Della Valle, parecchi imprenditori sono pronti a dare una mano. Piatto forte sui tavoli le riforme costituzionali, smontando «una per una, tutte le bufale di questi mesi», anticipa Renzi, che mira a convincere gli indecisi.

Non dovrebbero esserci né il sindaco di Milano Beppe Sala, presente a Roma in piazza del Popolo sabato scorso, ma «adesso c’è da fare molto anche a Milano», né Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana che l’anno scorso c’era ma stavolta dà forfait (del resto si candida a sfidare Renzi al congresso). Non ci pensa neppure Pier Luigi Bersani, che potrebbe essere a Firenze per l’anniversario dell’alluvione, lontana chilometri dall’Arno la minoranza dem. Domenica mattina la parola chiave è “futuro”, palco aperto ai “leopoldini” che hanno fatto un figlio quest’anno o sono in attesa, ma anche a personalità del mondo della ricerca e della cultura, dell’innovazione. Fuori dalla ex Stazione si incroceranno varie manifestazioni di protesta: domani i lavoratori di Equitalia mentre sabato saranno in piazza i movimenti del fronte del No toscano.

(Nella foto un’immagine della Leopolda 2015)

 

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