Leicester campione d’Inghilterra. Ranieri nella storia del calcio

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Premier al Leicester City di Claudio 'king' Ranieri (elaborazione)

E’ la più grande impresa del calcio moderno. E’ il trionfo di un uomo che, a 65 anni, è riuscito a ribaltare l’universo. E’ una favola diventata realtà

Schmeichel, Simpson, Morgan, Huth, Fuchs, Mahretz, Drinkwater, Kanté, Albrighton, Okazaki, Vardy. Undici nomi che entrano a pieno titolo nella leggenda del calcio mondiale. Il piccolo Leicester City vince con due giornate d’anticipo, per la prima volta nella sua storia, la Premier League inglese, il campionato più ricco e famoso del pianeta. Lo fa per così dire “in differita”, con il bel pareggio di domenica in casa del Manchester United (una delle squadre che, secondo i pronostici di inizio stagione, avrebbe dovuto lottare per il titolo) seguito dal pirotecnico 2-2 del Tottenham contro il Chelsea nel monday night di Stamford Bridge. Risultato che rende impossibile la rimonta degli Spurs, fermi a -7 a due giornate dal termine. A questo punto si può dire che in uno stadio leggendario, quell’Old Trafford universalmente ribattezzato The Theatre of Dreams, il sogno di un’intera città è diventato realtà.

Un’impresa, probabilmente la più grande del calcio moderno, che porta la firma di giocatori semi-sconosciuti che sono diventati star planetarie nel giro di una stagione. E’ la vittoria dell’ex operaio Vardy, del folletto algerino Mahretz (primo giocatore africano a vincere il prestigioso premio di Player of the Year), del gigante buono giamaicano Morgan, di quella che in questo momento rappresenta incredibilmente la miglior coppia di mediani al mondo (Kantè-Drinkwater). E’ la vittoria di un gruppo di uomini, non solo gli undici titolari citati prima (come dimenticare i gol dell’argentino Ulloa), che sul campo hanno dato letteralmente tutto quello che avevano. E’ la vittoria di Vichai Srivaddhanaprabha, il presidente tailandese dal nome impronunciabile che ha preso la squadra nel 2010 e l’ha portata in paradiso.

Ma, lasciatecelo dire, questa è soprattutto la vittoria di un uomo italiano, nato a Roma 65 anni fa. Claudio Ranieri, una carriera da giramondo del calcio, prima con le scarpette ai piedi, poi su diverse panchine europee, dalla Spagna all’Italia, dall’Inghilterra alla Grecia, è l’artefice principale di questa fantastica impresa. Arrivato a Leicester dopo la fallimentare esperienza sulla panchina della nazionale ellenica, circondato da un alone di scetticismo generale (perfettamente riassunto nel tweet di Gary Lineker di inizio stagione “Ranieri? Really?”), ha letteralmente ribaltato l’universo.

Ha messo insieme e motivato un gruppo di giocatori che l’anno scorso si salvarono solo all’ultima giornata. Ha compiuto scelte tecniche e tattiche decisive, puntando tutto sull’organizzazione difensiva e sulle devastanti ripartenze che sono diventate l’arma letale delle Foxes (soprannome della squadra). Ma soprattutto ha creato un’empatia straordinaria prima con i suoi ragazzi e poi con tutta la città. Una città letteralmente impazzita per lui.

Per fare un esempio, da quando una macelleria ha ribattezzato una sua particolare qualità di salsiccia come Ranieri Sausage, il prodotto è andato a ruba. Un artista di strada ha disegnato un graffito raffigurante il suo viso nel centro della città. Ranieri è riuscito a ribaltare l’universo anche verso l’esterno. Conosciuto oltre Manica come un bravo allenatore, molto serio, dall’inglese stentato, ha lavorato su se stesso e sulla sua personalità (a 65 anni non è facile) ed è riuscito, giocando proprio sulla sua genuinità, ad entrare nel cuore della gente, non solo a Leicester, dove ormai è una specie di divinità e lo sarà per sempre, ma in tutto il Regno.

L’impresa del Leicester rimarrà per molti anni negli occhi e nel cuore di milioni di persone. Nel calcio dominato dai soldi, dagli affari, dai diritti tv, nel calcio rovinato dalle illegalità, dai rancori, dalla violenza, una favola è diventata incredibilmente realtà. E’ la favola del football e ha scatenato l’immaginario collettivo del mondo intero. Per tutto questo dobbiamo dire grazie a Claudio Ranieri e alle sue Foxes.

 

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