Legnini avvisa le toghe: niente campagne politiche

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Berlusconi: “Se passa il referendum costituzionale con l’Italicum sarà regime”

«C’è divieto» per i giudici di «partecipare a campagne politiche». Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini prova di nuovo a stemperare il clima tra politica e magistratura in vista del referendum costituzionale previsto per ottobre. Proprio a quell’appuntamento fa riferimento Legnini: «Questo referendum si è caricato di un significato politico. Ci sono ragioni che suggerirebbero cautela, il giudice deve sapere coniugare il suo diritto ad esprimere opinioni con la necessità di assicurare terzietà». Un chiaro monito alle toghe a non schierarsi, ma il magistrato ha anche invitato a una distensione dei toni: «Non c’è bisogno di clima infuocato di reciproche accuse che rischia collocare in secondo piano il lavoro in corso per una giustizia efficiente». La risposta, netta, è ad Armando Spataro, procuratore capo di Torino, che in una lettera aperta ha invece rivendicato il diritto-dovere dei magistrati di schierarsi. Rendendo pubblico di aver aderito al Comitato promotore per il “No” in vista del referendum. Sono strascichi dell’intervista sul “Foglio” (poi in parte smentita) del consigliere togato del Csm Piergiorgio Morosini che in sostanza invitava a «fermare Renzi» attraverso la bocciatura della riforma Boschi. Anche Stefano Ceccanti replica a Spataro: «Non abbiamo mai messo la fiducia sulla riforma, nella sua lettera sbaglia»

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