Leggi di iniziativa popolare sempre nel cestino. Ma un rimedio è possibile

Riforme
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La riforma sottoposta a referendum rende obbligatorio l’esame in tempi certi

Un prezioso strumento previsto dalla Costituzione di fatto “dimenticato”: le leggi di inizativa popolare finiscono sempre nei polverosi archivi del Parlamento. Ecco le cifre:

Dal 1979 ad oggi, sono state presentate 262 proposte di legge di iniziativa popolare. Di queste, solo 3 sono diventate leggi, peraltro solo perché “abbinate” a proposte sullo stessa tema presentate in Parlamento. Altrimenti avrebbero probabilmente fatto la stessa fine di tutte le altre: cestinate.

Lo spiega un dossier pubblicato sul sito www.bastaunsi.it, elaborato a partire dai dati contenuti negli archivi telematici di Camera e Senato (disponibili appunto del 1979).

Negli ultimi 27 anni, ben 151 proposte di legge di iniziativa popolare (quasi il 60% di quelle presentate) non sono nemmeno state discusse.

Calcolando che, per essere validamente presentate, le proposte di legge di iniziativa popolare debbono essere accompagnate da non meno di 50mila firme autenticate, parliamo di non meno di 7,5 milioni di firme di cittadini sprecate. Cittadini a cui è stato chiesto di partecipare alla presentazione di una proposta di legge e che vedono la loro scelta completamente disattesa e ignorata.

La riforma costituzionale, che sarà sottoposta a referendum, obbliga invece il Parlamento a discutere le proposte di legge di iniziativa popolare in tempi certi e ad arrivare a una votazione. I deputati potranno bocciarla, modificarla o approvarla, ma non potranno gettarla in una pattumiera.

Al contempo, la riforma aumenta il numero minimo di firme necessarie per le proposte di legge di iniziativa popolare da 50mila a 150mila, per renderle autenticamente rappresentative di un interesse diffuso. Un numero comunque non eccessivo: 150mila abitanti sono poco più della popolazione di Rimini e poco meno di quella di Foggia. Ma quelle firme finalmente non andranno sprecate: con il Sì alla riforma, ogni firma conterà davvero e ogni cittadino potrà far sentire la propria voce in Parlamento.

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