Il giallo dei voti persi (o guadagnati) tra il voto palese e il voto segreto

Legge elettorale
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Un errore tecnico fa sì che il tabellone mostri in Aula i voti in maniera palese, anche se la votazione era segreta

E al voto sull’emendamento “incriminato” alla legge elettorale approvato nell’Aula della Camera contro il parere della commissione scatta il “giallo” del tabellone. Questi i fatti: la presidente Boldrini indice la votazione specificando che è a scrutinio segreto. Ma sul tabellone invece di spuntare le palline tutte azzurre, come accade per le votazioni segrete, spuntano le palline rosse e verdi, come accade per quelle palesi.

Si scorgono dei voti favorevoli all’emendamento Biancofiore (su cui era stato espresso parere contrario) nei banchi del Pd e di Forza Italia. Pochi, pochissimi per la verità. Ci si accorge dell’inconveniente, Boldrini chiede di rimediare e le palline diventano tutte azzurre. Ma le proteste non si placano.

Pochi minuti dopo spunta la foto del tabellone. Tra gli altri, la posta su Twitter il relatore Fiano, che scrive: “I Cinque stelle fanno fallire la legge elettorale. Per pochi secondi il voto è stato palese, loro hanno votato a favore e questa è la prova”.

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Sovrapponendo la foto a quella del grafico che mostra come è suddiviso l’emiciclo, in effetti, sembra che il numero di franchi tiratori nel Pd sia limitato a cinque deputati e anche in Forza Italia sembra tenere. Nessun luce verde nei banchi della Lega. Il M5S, invece, vota compattamente a favore dell’emendamento sui cui il relatore aveva espresso parere contrario.

Se si contano i voti nella foto, però, le palline rosse sono 263 mentre quelle verdi sono 154. Un esito completamente differente dalla votazione finale: 270 favorevoli e 256 contrari. In pochi secondi quindi, giusto nel tempo in cui i pallini passano dal rosso-verde del voto palese agli azzurri del voto segreto, cambia tutto.

Cosa può essere successo? I voti contrari all’emendamento sono diminuiti di 9 voti tra voto palese e voto palese (da 263 a 254), i voti favorevoli sono aumentati addirittura di 116 voti (da 154 a 270). Significa che la stragrande maggioranza dei pallini che non hanno avuto alcun colore nella prima “manifestazione”, nella seconda si sono trasformati in voti favorevoli all’emendamento.

Dove si possono andare a cercare quei voti non è dato sapere.

Certo è che i franchi tiratori hanno avuto un ruolo decisivo. Al netto degli 82 deputati pentastellati presenti che, prima della votazione, hanno dichiarato in aula con Fraccaro il voto a favore dell’emendamento, al patto a quattro sulla legge elettorale sono mancati 59 voti. Dai tabulati della votazione segreta che registra soltanto i partecipanti al voto, i non partecipanti e i deputati in missione, infatti, gli esponenti della maggioranza allargata pro sistema italo tedesco che hanno partecipato alla votazione ‘incriminata’ sono stati 397 (46 di Fi, 18 Lega, 246 Pd, 82 M5s e 5 delle minoranze linguistiche).

A questi vanno sottratti gli 82 del M5S. Restano 315 deputati che, nel rispetto del patto, avrebbero dovuto votare no agli emendamenti Fraccaro-Biancofiore. I no invece si sono fermati a 256, ben 59 in meno di quanto ci si aspettasse, contro 270 voti a favore: 59 franchi tiratori che hanno fatto la differenza perché se avessero votato secondo le indicazioni della Commissione la proposta che ora rischia di affossare la legge elettorale non sarebbe passata.


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