Legge elettorale: intesa vicina, ma i bersaniani insistono sul No al referendum

Referendum
A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Niente ballottaggio, collegi e premio di maggioranza. Cuperlo ha chiesto il voto di una direzione prima del 4 dicembre

La trattativa è ambiziosa e quasi fuori tempo massimo, ma i pontieri non demordono e l’accordo sembra infine vicino. Ieri secondo round di incontri, colloqui, telefonate all’interno della commissione Dem che dovrebbe (più realisticamente, potrebbe) raggiungere la quadra su come modificare la legge elettorale. «Clima positivo» per uno dei protagonisti, e a fine giornata si attende il via libera di Matteo Renzi su un’intesa che coinvolga buona parte dell’opposizione interna. Elemento clou: la tempistica.

L’obiettivo è concordare un percorso e il paletto minimo, da parte della minoranza, è approvare attraverso una nuova direzione che sia convocata prima del referendum costituzionale la bozza di documento elaborata dai cinque “sag gi”. Sono tre i punti chiave, gli stessi elencati da Matteo Renzi nell’ultima direzione del partito: addio al ballottaggio, premio di maggioranza alla coalizione anziché alla lista, abbandono dei capilista bloccati a favore dei collegi uninominali o delle preferenze.

Un programma ampio, di cui la bozza di documento a cui stanno lavorando i cinque commissari – i capigruppo parlamentari Luigi Zanda ed Ettore Rosato, il presidente Pd Matteo Orfini, il vicesegretario Lorenzo Guerini e Gianni Cuperlo, in qualità di ambasciatore delle minoranze – rappresenta solo il primo passo. Ancora in queste ore Cuperlo sta sottoponendo la bozza alla sinistra interna, a partire da Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza. Per cercare di concordare una strada condivisa, che conduca al rientro delle divergenze sul referendum. Inevitabilmente in più tappe: nel caso in cui arrivasse l’adesione di tutte le componenti, il documento andrebbe poi votato in una prossima direzione e, a quel punto, trasmesso ai gruppi parlamentari.

Soltanto raggiunta quella fase il testo potrebbe essere incardinato in commissione Affari Costituzionali, come chiedono dall’inizio i bersaniani, e cominciare l’iter per tra sformarsi in legge. Partita complicata per tanti motivi. Prima di tutto, come si diceva, i tempi. Manca un mese al referendum e la macchina politica –tanto del Sì quanto del No – è già lanciata. La minoranza, allora, quali «impegni concreti» richiederebbe per cambiare opinione?

È già chiaro che non si accontenterebbe della bozza preceduta dall’avallo a monte del segretario, come base di discussione, già liquidata come semplice «contributo culturale» privo di valenza politica. Quanti di loro accetterebbero il “lodo Cuperlo”? Da ieri mattina, l’ex presidente Pd insiste affinché il cammino sia almeno avviato con una direzione prima del 4 dicembre, a cui segua rapidamente il deposito della proposta di legge. Più altre limature, come un riferimento più stringente alla forma di elezione diretta dei senatori in concomitanza con la scelta dei consigli regionali. Argomenti che i renziani stanno valutando «positivamente».

Nella maggioranza Dem si lavora per chiudere –se ci saranno le condizioni – già oggi o comunque in concomitanza con la Leopolda, e poter annunciare l’intesa dal palco della kermesse simbolo del renzismo. L’altro punto da capire è quanti nelle minoranze si sentirebbero vincolati da un’eventuale accordo. Ieri pomeriggio il senatore Federico Fornaro ha già bocciato la bozza: «Nonostante la generosità di Cuperlo, la commissione Pd ha prodotto un documento fantasma, tanto generico quanto inefficace. Così non si va da nessuna parte, anzi si rafforzano i dubbi, le riserve e le evidenti criticità ».

A sua volta, Miguel Gotor ha divulgato il proprio «manifesto del No»: «Ho deciso di votare contro la riforma dei gattopardi». Bersani, che da giorni è in giro per l’Italia, ha confermato la presenza a tre iniziative per il No in Sicilia: a Ragusa, Siracusa e Palermo lunedì 7 novembre. Già l’altroieri l’ex segretario si era detto «non ottimista» sull’esito della trattativa. E ieri sera Roberto Speranza, partecipando a un evento a Foggia a cui ha partecipato anche il presidente della Puglia Michele Emiliano (tra i governatori contrari alla riforma), ha detto: «Riforma costituzionale e legge elettorale sono due pezzi della stessa riforma.

E’ sempre più chiaro, giorno dopo giorno, che l’unico modo per cambiare veramente la legge elettorale è votare No al referendum di dicembre ». Ha commentato Orfini: «Siamo impegnati per cercare di evitare una spaccatura del Pd, ma molti la cercano e sembra non attendano altro». L’impressione è che, per alcuni, il tempo delle possibili intese sia già scad u to

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