Il giorno della legge di stabilità, istruzioni per l’uso

Economia
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Cosa cambierà per i cittadini con la nuova manovra finanziaria, quando verrà approvata e quali sono i pilastri su cui si basa? Tutto ciò che c’è da sapere sulla legge di stabilità 2016

Stamattina verrà presentato il provvedimento di economia più atteso dell’anno, la legge di stabilità. Avrà il compito di regolare la vita economica del paese e a poche ore dal suo via libera sta prendendo una forma sempre più definita tra indiscrezioni, dichiarazioni ufficiali e ipotesi sempre più plausibili. Ma quali sono i pilastri su cui si basa la norma e che tipo di ostacoli dovrà superare? Quando verrà approvata e soprattutto, cosa sono gli ‘imbullonati’, la ‘flessibilità’ e tutti gli altri termini tecnici di cui spesso sentiamo parlare? 

Quanto vale la legge di stabilità
La manovra, come già annunciato più volte dal presidente del Consiglio, avrà un carattere espansivo, vedrà una riduzione del carico fiscale e il saldo totale sarà tra i 27 e 30 miliardi. Non ci sarà nessun aumento di tasse e le coperture arriveranno in parte dalla spending review (6-7 miliardi), in parte dal miglioramento delle condizioni del quadro macroeconomico (circa 3 miliardi), ma soprattutto dalla flessibilità richiesta a Bruxelles (16 miliardi).torta

Cosa cambierà per i cittadini


Sono quattro i principali pilastri della manovra che cambieranno le regole economiche del nostro Paese: da un importante riduzione delle tasse a un piano contro la povertà, passando per incentivi al lavoro e investimenti per far ripartire il Sud.

  • Riduzione del carico fiscale. Per ridare ossigeno alle famiglie e restituire forza al settore dell’edilizia, com’è ormai noto, il governo intende ridurre la tassazione sulla casa, eliminando l’Imu e la Tasi sulla prima abitazione. Non solo, per favorire gli investimenti verrà anche ridotta la tassazione sul capitale, Imu su terreni agricoli e imbullonati (ossia i macchinari industriali pesanti ancorati al terreno). Il ragionamento del governo alla base della scelta è il seguente: se ho un capannone e compro un nuovo macchinario per lavorare e produrre (creando quindi capitale) è scoraggiante pagare più tasse a causa dell’aumento di valore del capannone. Proprio per non disincentivare gli investimenti, il governo vuole quindi eliminare la tassazione sul capitale (Imu agricola e imbullonati). E ancora, per sostenere le imprese, già con questa manovra comincerà a ridurre l’Ires di uno o due punti percentuali (l’imposta sul reddito delle società oggi è al 27,5%), senza attendere il 2017.
  • Decontribuzione sul lavoro. Per premiare le assunzioni stabili e continuare a sostenere la crescita dell’occupazione a tempo indeterminato, palazzo Chigi ha intenzione di mantenere la decontribuzione sul lavoro anche nel 2016. Una delle ipotesi del dibattito in corso è la decontribuzione per tutti i nuovi assunti ma con il dimezzamento della soglia annua massima (da 8.060 a circa 4mila euro).
  • Investimenti e Sud. La legge di stabilità, come preannunciato nel Def (il documento di programmazione economica del governo), conterrà misure per incentivare gli investimenti e “rivitalizzare l’economia meridionale”. Secondo il governo, per ottenere un’accelerazione della ripresa economica c’è bisogno che il Sud cresca in maniera vigorosa, più della media nazionale. Per questo l’intenzione è convogliare gli investimenti infrastrutturali proprio nelle regioni del Sud: dalla banda larga agli interventi per la messa in sicurezza del territorio. Non sarebbero invece previsti strumenti d’incentivo selettivi, validi soltanto per il Sud (come ipotizzato inizialmente). Tra le misure in grado di aiutare gli investimenti, inoltre, si sta pensando di incentivare il salario di produttività e il welfare aziendale. Ci sarebbero poi sostegni fiscali all’innovazione e all’efficienza energetica. E sempre per incoraggiare gli investimenti è previsto anche uno sconto fiscale legato all’acquisto di macchinari, un ‘super ammortamento’: chi investirà in beni strumentali nel 2016 (purché non siano immobili), potrà portare in ammortamento fino al 130/140% del valore.
  • Piano contro la povertà. Per la prima volta si parla di una misura strutturale contro la povertà (non un intervento tampone e sperimentale). Si tratterebbe di una legge delega (connessa alla manovra) in grado di riordinare tutti gli strumenti di assistenza sociale e di combattere la povertà. Il governo vorrebbe anche potenziare e rendere permanente lo strumento di sostegno di inclusione attiva universale (SIA). Secondo fonti del governo, a regime il piano contro la povertà sarà di oltre un miliardo e prevede soprattutto misure a favore delle famiglie povere, con Isee basso e con una particolare attenzione a chi ha bambini piccoli: ci sarà un intervento ad hoc per un milione di bambini sotto il livello di povertà.

La legge di stabilità rivolgerà un’attenzione particolare anche al lavoro autonomo. Dopo il Jobs act e gli sgravi finalizzati a dare centralità al tempo indeterminato, il governo vorrebbe tutelare anche il popolo delle partite Iva. Si vuole riformare il regime dei minimi e attraverso una legge delega (parte integrante della legge di stabilità) si sta pensando di tutelare maggiormente i lavoratori autonomi e di aiutarli sul fronte fiscale rendendo deducibili, ad esempio, le spese in formazione e aggiornamento per incentivare la crescita della professionalità.

Quanto al nodo previdenziale, il governo è al lavoro per gestire la contingenza: dalla settima salvaguardia per gli esodati al mantenimento dellopzione donna, la norma che consente alle lavoratrici di andare in pensione anticipatamente optando per il sistema contributivo.

Secondo le ultime indiscrezioni potrebbe arrivare anche la flessibilità in uscita in formato ‘part-time’ per i lavoratori che dal 2016 a fine 2018 maturano i requisiti per la pensione sulla base della Legge Fornero. Secondo l’Adnkronos, sarebbe questa una ultime misure pensate. L’intervento permetterebbe al lavoratore, sulla base di accordi individuali, di optare per il lavoro part-time al 60%-40%, con il datore di lavoro che versa in busta paga i contributi netti che avrebbe versato all’Inps. Una misura messa punto dagli sherpa del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che non è condizionata a nuove assunzioni ma che permette alle imprese di svecchiare gradualmente gli occupati. Prevista anche una misura di solidarietà espansiva, tramite accordi collettivi. Uno ‘scivolo’ per i lavoratori a due anni dalla pensione che possono optare per il part-time condizionato a nuove assunzioni.

 

Il percorso della manovra

La legge di stabilità verrà licenziata oggi dal Consiglio dei ministri e presentata in Parlamento. Contestualmente, la proposta di manovra sarà trasmessa alla Commissione Ue: secondo quanto stabilito dal calendario del semestre europeo, infatti, entro la metà di ottobre tutti gli Stati dell’Eurozona devono inviare le proprie proposte di bilancio a Bruxelles per un’analisi preventiva.

A quel punto, la Commissione prenderà un paio di settimane di tempo per manifestare le proprie osservazioni ed entro il 30 novembre esprimerà il proprio giudizio: una valutazione positiva sarebbe di fatto un via libera alla flessibilità richiesta da Roma.

Parallelamente, il dibattito parlamentare interno sarà già iniziato con la presentazione della manovra di domani. Dalla Commissione bilancio di palazzo Madama, il testo approderà prima nell’Aula del Senato e poi in quella della Camera per essere approvato in via definitiva entro natale, dopo almeno due letture.

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Uno degli ostacoli da superare (fondamentale per le coperture economiche) sarà il giudizio di Bruxelles sulla richiesta di flessibilità.

Ma cosa si intende esattamente per flessibilitàDa non confondere con quella in uscita (relativa alle pensioni), è un termine che si riferisce a un concetto molto semplice: consentire allo Stato di spendere di più rispetto agli accordi europei di politica fiscale, permettendo un momentaneo allontanamento dal pareggio di bilancio. In pratica ogni governo, in base a una serie di fattori (concordati con tutti gli altri stati membri) deve rispettare tutti gli anni un limite di spesa rapportato al proprio Pil, un limite (rapporto deficit/Pil) che non dovrebbe oltrepassare. Grazie anche all’impegno del semestre italiano di presidenza europea, oggi l’Unione è meno rigorosa e prevede una flessibilità di bilancio: nel nostro caso la flessibilità richiesta è dello 0,8% del Pil (circa 13 miliardi). Attenzione però, non si tratta di nessun regalo e di nessuno sconto: “l’autorizzazione di spesa” si otterrebbe infatti in cambio di riforme e di investimenti.

La strategia di bilancio del governo è comunque specificata nella nota di aggiornamento al Def (approvato e autorizzato dal Parlamento l’otto ottobre) nella parte del documento in cui vengono definiti i nuovi obiettivi del 2016. Il deficit/Pil viene infatti aumentato al 2,2% e mantenuto comunque ben al di sotto del famigerato 3%, livello massimo concesso dal Patto di stabilità e crescita che ormai diversi governi sono abituati a sforare: Francia e Spagna, solo per citarne due, sono al 4% circa.

Nel dettaglio, la flessibilità di bilancio richiesta dall’Italia è suddivisa in questo modo:

+ 0,4% (già accordato dall’Ue ad aprile scorso) per la clausola delle riforme a cui va aggiunto + 0,1% (sempre per le riforme)
+ 0,3% legato alla clausola degli investimenti.

Totale 0,8% del Pil, circa 13 miliardi. Un’ulteriore flessibilità (lo 0,2%) potrebbe arrivare dall’emergenza immigrazione: si tratterebbe di ottenere un ok da Bruxelles per gestire la crisi dei migranti in termini economici.

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Tirando le somme, quindi, la flessibilità totale equivale a oltre 16 miliardi, risorse fondamentali per coprire gli interventi di una manovra che vuole essere soprattutto espansiva.

Certo, in questo modo la strada per raggiungere il pareggio di bilancio sarà un po’ più lunga e tortuosa del previsto, ma da un punto di vista politico equivale a ciò che il nostro governo ha sempre chiesto a Bruxelles: meno austerità per dare più ossigeno e spinta alla ripresa, tenendo comunque in regola i conti dello Stato e mantenendo il rapporto deficit/Pil sotto il 3%.

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