Le voci di dentro. Nel Pd finora hanno detto…

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Guardare a sinistra e alle fasce della società dalle quali proviene il malcontento, ma anche andare avanti con le riforme, senza vergognarsene. Sono le prime soluzioni per ripartire dopo la sconfitta delle amministrative

Solo due anni fa la vittoria alle europee, ora il brutto panorama post-amministrative. Nel Partito democratico da ieri è iniziata la fase di riflessione per capire quali sono stati gli errori, in vista anche della Direzione di venerdì. E un partito con tante anime come il Pd, ha anche tante ricette per curare questa malattia che ha colpito il partito, ma di cui ci si è resi conto forse solo adesso. Qualche giorno per leccarsi le ferite, ma poi bisogna confrontarsi, analizzare il problema e, soprattutto proporre soluzioni per correggere la rotta, se si sta sbagliando strada. E se il premier-segretario al momento non vuole anticipare nulla di quello che dirà durante la Direzione di venerdì, se non che ci sarà una discussione “ampia e articolata”, ma soprattutto “molto vera, molto seria”, in tanti nel partito sembrano avere molto da dire. E, a caldo, sono queste le prime ricette che arrivano dagli stessi dem.

Il partito pur essendo ancora forte contro il centrodestra, “paga dazio” nei ballottaggi contro il Movimento 5 stelle, soprattutto perché, ha commentato il vicesegretario Lorenzo Guerini, perché i grillini sono riusciti a intercettare anche il voto della destraUn voto – soprattutto a Roma e Torino – sintomo di un cambiamento nazionale, se non addirittura internazionale, come dimostrano anche vittorie come quelle di Podemos a Madrid e Barcellona, dichiara il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, intervistato dal Fatto, che comunque non ha peli sulla lingua: “Il Pd è poco più di una struttura di potere”, e propone di azzerare le correnti.

Non solo quello, però. Per l’ex segretario Pier Luigi Bersani, che in questo risultato elettorale ritrova la stessa amarezza vissuta nel giorno del tradimento dei 101, è una questione di essenza stessa del Pd che ha bisogno di “recuperare l’anima”, cioè non guardare più all’elettorato di destra che comunque non vota il Pd, ma a quello di sinistra, l’unico da cui arrivano i voti, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera. Abbiamo perso il contatto con la realtà – ha aggiunto poi ad Agorà – che non è quella che Renzi ci sta raccontando”. La realtà sono i problemi veri delle persone e non “le soluzioni vere o presunte” su cui si sta concentrando troppo il partito che concepisce “il territorio come un luogo dove andare a spiegare, non dove ascoltare e imparare. Una pedagogia percepita come arroganza e isolamento”.

È questa l’impostazione che va cambiata, secondo l’ex segretario, perché è la dimostrazione che il partito e in particolare il premier-segretario continua a non vedere quella famosa “mucca in corridoio” che per alcuni militanti è diventata “un toro, altro che mucca”, ha detto ancora Bersani al Corriere.

E il risultato, secondo Gianni Cuperlo, è che “nelle periferie, dove c’è più sofferenza, siamo vissuti come marziani o, peggio, come nemici”, ha detto a La Stampa. Quindi, per Cuperlo il primo passo è recuperare il contatto con il territorio, con alcune fasce sociali e mettere da parte operazioni di propaganda come quella del No Imu day due giorni prima del ballottaggio.

Una linea simile quella di Piero Fassino, che esce sconfitto e deluso dalla sfida con la pentastellata Chiara Appendino dopo aver dato a Torino “tutto quello che potevo e sapevo”. E tutto il partito deve dare di più e riservare “una maggiore attenzione – ha detto a Repubblicaa quella sofferenza che nella società c’è” e che, invece, durante questa campagna elettorale, ha probabilmente ricevuto più risposte dai Cinquestelle che non dal Pd.

Insomma, come scrive Alfredo Reichlin su l’Unità, “se il centrosinistra non è l’espressione di una chiara alleanza sociale in cui la presenza della sinistra e dei suoi valori è essenziale, non ci votano” come dimostrano i risultati che arrivano dalle periferie di Roma e Torino, per non parlare di Napoli.

Valori ideali, ma anche organizzazione e contatto con il territorio, sono i punti che il Pd deve recuperare per il capogruppo in Senato Luigi Zanda, tornando innanzitutto “nelle sezioni e nei circoli”. A chiedere una maggiore presenza e più aderenza alla realtà anche l’ex segretario Guglielmo Epifani perché al momento “il partito è inesistente in quasi tutti i territori” e ha portato avanti politiche sociali sbagliate come quelle su scuola e pensioni.

“Anziché dare risposte ai bisogni siamo diventati esperti di gestione del potere“, ha dichiarato senza troppi giri di parole Chiamparino, che vuole “capire perché non intercettiamo più tutto questo malessere che c’è“.

È cambiata la fase politica e per questo un “serio cambiamento del modo di essere del Pd” è necessario anche secondo l’ex sindaco Antonio Bassolino che accusa il partito di non aver saputo candidare la persona giusta a Napoli dove “abbiamo perso senza onore e senza gloria”.

Mentre per Andrea Romano, la questione non è cambiare rotta, anzi: una “retromarcia” rispetto alla strada percorsa finora sarebbe devastante. Bisogna andare avanti con le riforme, scrive il deputato dem su l’Unità, trasformando così “l’Italia nella direzione in cui la stiamo trasformando”.

Sulle riforme insiste anche il capogruppo alla Camera Andrea Rosato: “Spesso ci siamo vergognati di mostrare con forza il valore delle riforme approvate, vale per esempio sull’abolizione della Tasi, sugli 80 euro o sul jobs act. E questo è stato un errore, che non può essere imputato a Renzi. Ma a un dibattito interno che ha depotenziato anche il valore delle cose fatte”.

Oltre alla questione di valori, un altro punto all’ordine del giorno della prossima Direzione sarà il doppio incarico di Renzi, “che non fa bene al Pd”, almeno da quanto emerge dalle dichiarazioni di Roberto Speranza, che però sembra trovarsi solo in questa battaglia. L’altro leader della minoranza, Gianni Cuperlo, non ne è affatto convinto, “perché penso che quando perdi centinaia di migliaia di voti il punto non è solo e tanto chi siede sulla poltrona di segretario ma quale linea politica esprime”. E anche secondo Fassino “non è il modello organizzativo che risolve i problemi“, e tuttavia suggerisce di affidare la cura del partito a un vicesegretario unico, “sul modello della Spd”.

Contro i capri espiatori Sergio Chiamparino: “Non possiamo lavarci la coscienza e scaricare tutto su Renzi e il renzismo”. E anche Guerini, che esclude un possibile passo indietro di Renzi dal ruolo di segretario Pd, “da alcuni voti locali, per quanto importanti, non si può far discendere una valutazione di carattere generale” e per questo è “sbagliato porre questo tema”.

Questi saranno, quindi, i temi della Direzione che dovrebbe far guarire il Pd, anche se il presidente Matteo Orfini ha sottolineato come, in realtà, il partito malato era quello di Mafia capitale “che è la ragione di fondo per cui siamo oggi a commentare una sconfitta”. Quella fase – dice ancora Orfini – è passata e “oggi siamo debilitati e convalescenti”. E per tornare sani è fondamentale, prima ancora del congresso che verrà convocato dopo il referendum, confrontarsi venerdì in Direzione.

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