Le unioni civili e i dubbi. Cirinnà: “In Senato non arrivano spifferi dal Colle”

Diritti
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il testo del Pd appare in grado di resistere ad obiezioni di carattere costituzionale

Mentre il dibattito sulla stepchild adoption prosegue fra i partiti e nei partiti, ecco emergere in questi giorni un’altra questione che sembra mettere ulteriormente in dubbio la tenuta del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Questa volta i timori ruotano attorno al tema dell’istituto stesso delle unioni civili – quindi gli articoli 2 e 3 della proposta di legge in esame in Senato – e la loro possibile incostituzionalità in base alla sentenza 138 del 2010 della Corte costituzionale. Una sentenza complessa che affronta in modo serio e approfondito l’assenza di riferimenti alle coppie omosessuali nella Costituzione.

Si tratta in realtà di un falso problema, dal momento che la stessa autrice del testo ha spiegato più volte, anche a Unita.tv, come il ddl che arriverà nell’aula di Palazzo Madama il 28 gennaio sia nato proprio guardando quella sentenza. “È universalmente noto, dopo due anni di lavoro, che noi stiamo costruendo un nuovo istituto di diritto pubblico che si chiama ‘unioni civili’ che a norma dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale, la 138 del 2010, si fonderà sull’articolo 2 della Costituzione – aveva dichiarato Cirinnà a Unita.tv –, non abbiamo lavorato sull’articolo 29 della Costituzione che prevede il matrimonio istituto esclusivo per coppie eterosessuali”. Proprio per questo il testo sulle unioni civili non fa alcun riferimento alla parola “matrimonio” e all’articolo 29 della Costituzione, ma fa esplicito riferimento a “formazioni sociali”. E la sentenza in questione aggiunge anche che “la materia è affidata alla discrezionalità del Parlamento”.

La Consulta quindi sottolinea semplicemente la necessità di colmare un vuoto normativo che in Italia effettivamente esiste ed è il Parlamento, in sostanza, a dover legiferare sul tema. Qui l’indicazione è ancora più chiara: “Ne deriva, dunque, che, nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni”.

Quella sulla presunta incostituzionalità del ddl Cirinnà è quindi una questione che dovrebbe essere risolta da sé mediante un’attenta lettura del testo. A meno che non si intenda sollevare dubbi di natura politica: ma in questo caso la giurisprudenza c’entra ben poco. Almeno questa è l’opinione dei proponenti il testo: “Il testo – dichiara Cirinnà a Unita.tv – è pienamente costituzionale. Dopodiché io, il Pd, il gruppo di senatori siamo pronti a recepire tutto ciò che migliori il testo. Ma senza sottrarre diritti“.

“Qui in Senato non ci sono indiscrezioni né emendamenti presentati e soprattutto non sono arrivati ‘spifferi’ dal Colle“, prosegue Cirinnà. “E poi cosa dovrebbe dichiarare il Quirinale? Mattarella è stato l’unico presidente che nel discorso di insediamento ha chiesto di dare risposte alla richiesta di diritti da parte di persone dello stesso sesso”.

Potrebbe essere una falsa indiscrezione per spostare voti? “Questo non lo so e non sta a me giudicarlo. Ognuno fa della sua attività politica ciò che ritiene meglio – aggiunge la senatrice dem – e io credo che nel momento in cui il Parlamento si pronuncia su una legge così importante che toglie dalla discriminazione migliaia di cittadini forse non bisogna guardare al proprio interesse di bottega ma al bene dei cittadini ai quali la legge si rivolge e alla tutela di quei bambini che ancora non esistono per il nostro diritto”.

Si farà maggiore chiarezza domani mattina con la riunione del gruppo del Pd a Palazzo Madama: “La aspetto con grande interesse – dichiara Cirinnà -. Ogni volta che il Pd si confronta al suo interno viene sempre fuori qualcosa di positivo, quindi sono certa sarà un incontro utilissimo per tutti”.

 

 

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