Le sigle più belle delle serie tv: eccone dieci memorabili

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Orange Is The New Black

Da True Blood a Game of Thrones, ecco le dieci sigle che meglio raccontano le serie tv

Che si tratti di sigle belle o brutte, è spesso grazie a quelle note che introducono le serie che amiamo di più a farci correre felici, come i cani di Pavlov, verso la tv.

Negli ultimi anni, sulle sigle è stata posta una particolare attenzione e alcune sono riuscite nell’impresa di raccontare in poco più di un minuto la serie che sta per iniziare. Quindi non saranno indispensabili, ma sono un richiamo quasi primordiale per i telefilm addicted.

Ce ne sono alcune, però, che senza dubbio sono indimenticabili, perché realizzate con una cura grafica e musicale di alto livello, tanto da rappresentare se non un corto, comunque un’opera di grande valore a sé stante.

Ne abbiamo scelte alcune, in ordine puramente casuale, che rappresentano dei piccoli gioielli.

 True Blood andata in onda per sette stagioni ha raccontato le vicende di umani e vampiri in Lousiana. La serie creata da Alan Ball per HBO è introdotta da una sigla che richiama proprio gli elementi ricorrenti nel telefilm con riferimenti continui al profondo sud degli Stati Uniti. La sigla è dello studio di produzione Digital Kitchen – che ha realizzato anche la sigla di Dexter – mentre la canzone è Bad Things del cantautore rock Jace Everett.

 

 

Visto che abbiamo citato la serie, non possiamo non metterla: la sigla di Dexter con le sue lame, la carne e il sangue riesce a evocare in pochi secondi le atmosfere della serie prodotta da Showtime e incentrata sul “giustiziere” Dexter Morgan, di giorno emologo della polizia di Miami e di notte serial killer.

 

LutherBellissima serie con un grande protagonista interpretato da Idris Elba. Altrettanto bella è la sigla con la canzone Paradise Circus dei Massive Attack e le immagini, quasi fumettistiche, della Londra dell’ispettore John Luther.

 

 

La Louisiana torna protagonista della prima stagione di True Detective e come in Luther i panorami e i personaggi si fondono fino a creare qualcosa in più delle semplici immagini. Il direttore artistico Patrick Clair non si limita a presentare i personaggi ma li fonde, come in un’opera d’arte, in un’ambientazione emblematica. La musica è Far From Any Road di The Handsome Family.

 

La seconda stagione dello show di Nick Pizzolato non è stata all’altezza delle aspettative, ma resta ancora aperto il dibattito su quale delle due sigle sia la più bella.

 

 

 

Se vi sono piaciute entrambe le sigle di True Detective, vi consigliamo di visitare il sito di Elastic studio che ha realizzato una serie di capolavori tra cui l’indiscussa regina delle sigle, quella di Game of Thrones. La sigla riesce a cogliere in pieno il suo obiettivo: presentare in modo avvincente il mondo che andremo a visitare come spettatori. Grazie al monumentale budget della serie tv, anche la sigla ha dietro un accurato lavoro e cambia ogni settimana a seconda dell’ambientazione dell’episodio.

 

 

Forse non colpisce subito, ma la sigla di Orange is the New Black merita di essere citata anche per la particolarità dei voti che si vedono scorrere e che appartengono tutti ad ex detenute. Siete riusciti a indovinare qual è il volto della vera Piper? La musica, poi, alla fine diventa un vero e proprio tormentone (è You’ve Got Time di Regina Spektor). Voi non la cantante ogni volta che vedete un nuovo episodio? A proposito, la nuova stagione, sempre con la stessa sigla, tornerà a giugno.

 

Serie apprezzata e seguita, con un cast eccezionale, a partire da Kevin Spacey e Robin Wright. La sigla di House of Cards è elegante e severa come i suoi personaggi. Tutto scorre – treni, auto, nuvole – mentre i palazzi del potere restano immobili e silenziosi.

 

 

Chiudiamo con due comedy, genere che non si è mai contraddistinto per le sue sigle. Un trend che, però, si è invertito negli ultimi anni. In Hello Ladies la Los Angeles glamour e popolata di bellissime modelle si scontra con la vita di Stuart, single costantemente alla conquista di donne irraggiungibili. Un infinito zoom out attraverso le classiche location della serie stabilisce perfettamente il tono della comedy scritta e interpretata dal comico inglese Stephen Merchant.

 

 

Da una costa all’altra degli Stati Uniti, con Louie finiamo nelle strade di New York e in particolare del Village, regno della stand up comedy dove il comico Louis C.K. è nato artisticamente. La sigla sicuramente si discosta da quelle raccontate finora: minimalista e volutamente grezza, come la regia della serie stessa, segue Louie dalla metropolitana fino allo storico Comedy Cellar, luogo dei suoi celeberrimi show. Ma non prima di una pausa da Ben’s Pizzeria per uno spuntino.

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