Le scuse di Marino per il caos trasporti. E per i disagi di tutti i giorni?

Roma
Rome's mayor Ignazio Marino during a conference on Modern Slavery and Climate Change in the Casina Pio IV the Vatican, Wednesday, July 22, 2015.  Dozens of environmentally friendly mayors from around the world are meeting at the Vatican this week to bask in the star power of eco-Pope Francis and commit to reducing global warming and helping the urban poor deal with its effects. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Tra chiusure anticipate, scioperi e guasti, i guai per chi viaggia su autobus e metropolitana nella Capitale vanno avanti da anni

C’è qualcosa di paradossale nel Marino che si scusa per i disagi nei trasporti pubblici romani di questi giorni. Ed è il fatto che i disagi nei trasporti pubblici romani non sono solo di questi giorni, ma vanno avanti purtroppo da anni. In questi giorni c’è stato il caos, il semplice disagio è la normale condizione di chi prende l’autobus o la metro tutti i giorni.

Prendete un utente-tipo: me. Un cittadino che ha la pretesa di andare a lavoro in metropolitana, visto che abita vicino a una fermata e ha la sede della propria azienda a due passi da un’altra. Una fortuna. Già, quando la metro funziona.

Gli scioperi bianchi delle ultime settimane, in fondo, hanno semplicemente aggravato una situazione già di per sé complicata. Aspettare qualche minuto in più sulla banchina può anche essere tollerabile, così come ritrovarsi in un vagone particolarmente affollato, se la situazione è limitata a un periodo di tempo ristretto e a condizioni di emergenza. Le quali vanno comunque affrontate e risolte tempestivamente (e non mi sembra questo il caso, quindi Marino fa bene a scusarsi).

Quello con cui gli utenti dei mezzi pubblici romani devono vedersela 365 giorni all’anno è invece molto più grave. La metropolitana raggiunge solo poche zone della Capitale, niente a che vedere con la capillarità di città europee anche molto meno importanti, e “la terza linea del metrò che avanza” (come cantava Franco Battiato della Milano del 1983, ben 32 anni fa) non ha ancora raggiunto il centro. Qui si avanza con molta calma.

Nella linea B, con il prolungamento B1, l’aria condizionata è ancora un optional occasionale e non mancano i guasti ai vecchi convogli (l’ultimo pochi giorni fa). Sugli autobus non ne parliamo. Sulla metro A da questo punto di vista va meglio, purché non finiate tardi di lavorare o non abbiate la malaugurata idea di farvi una passeggiata serale con gli amici o la famiglia: da metà aprile, infatti, l’intera linea chiude tutte le sere (sabato escluso) alle 21.30, dopodiché partono i bus sostitutivi, più lenti, caldi e scomodi. Il tutto per “circa tre mesi”, dove il “circa” va già interpretato in termini estensivi, naturalmente.

C’è poi un tema di cui tutti parlano in privato, ma che pubblicamente sembra un tabù: gli scioperi. Perché lo sciopero è un diritto dei lavoratori, ma dovrebbe essere un diritto anche poter utilizzare i mezzi pubblici per raggiungere il luogo di lavoro. Lo sciopero nei trasporti pubblici, a Roma in particolare, non è più un’eccezione, ma è diventata un’abitudine con cui fare i conti. Soprattutto il venerdì o, in alternativa, il lunedì (ogni riferimento al weekend lungo è puramente casuale, dicono loro). E il cittadino romano (ché i romani sono così) sorride quando sente al telegiornale i servizi su quegli scioperi eccezionali che paralizzano le grandi capitali europee: “Ahò capirai, noi semo sempre bloccati”.

Eppure, anche non muoversi costa. Perché a fronte dei tanti furbi che salgono sugli autobus senza timbrare il biglietto (ché tanto vallo a trovare un controllore…), o di quelli che passano dai tornelli della metro incollati a chi è davanti, in una sorta di offerta da supermercato (paga uno e viaggiano due), c’è chi spende 35 euro al mese o 250 l’anno per un abbonamento, che ovviamente non tiene conto delle sospensioni del servizio, qualsiasi sia la causa.
Alla spesa “diretta” per biglietti e abbonamenti (almeno chi li fa) si aggiunge poi quella “indiretta” che si distribuisce su tutti i cittadini romani, che con le loro tasse continuano a finanziare l’Atac, in quanto società municipalizzata, fino alla ricapitalizzazione approvata ieri dal Campidoglio, che sfiora i 200 milioni di euro. Un’azienda sull’orlo del fallimento, che ora Marino spera di riuscire a salvare con l’ingresso di soci privati. Ai quali consigliamo di arrivare in macchina fin sotto l’ufficio del sindaco, se vogliono evitare il 40 Express dalla stazione Termini.

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