Le riforme secondo D’Alema: tre punti per cambiare

Referendum
Massimo D'Alema partecipa alla Festa dell'Unità, Roma, 22 luglio 2015. 
ANSA/CLAUDIO PERI

In un’intervista a La Stampa l’ex premier torna ad attaccare Renzi: “Se vincerà il No e Renzi insisterà nel volersi dimettere, dopo di lui non ci sarà il diluvio, semmai il buonsenso”

Se vincerà il No e Renzi insisterà nel volersi dimettere, dopo di lui non ci sarà il diluvio, semmai il buonsenso“. Lo afferma Massimo D’Alema in un’intervista alla Stampa a proposito dell’esito del referendum costituzionale di ottobre al quale lo stesso premier ha legato la sua permanenza a Palazzo Chigi. “Se cade questa pasticciata e confusa riforma, il Parlamento non soltanto potrà non essere sciolto – e da questo punto di vista confido nella saggezza del Capo dello Stato – ma io credo che ci saranno anche un governo, se necessario – spiega l’ex presidente del Consiglio -, e una nuova legge elettorale”.

Comunque, “in ogni caso a quel punto si potrebbe fare una riforma, condivisa, chiara e rapida”. D’Alema pensa “a una riforma che preveda tre articoli. Scritti in italiano, non in politichese. Primo: è ridotto il numero complessivo dei parlamentari. Duecento deputati e cento senatori in meno. Avremmo una riduzione di trecento parlamentari, con il vantaggio che non ci sarebbero ‘dopolavoristi’, destino che invece attende consiglieri regionali e sindaci secondo quanto previsto dalla riforma”. “Articolo secondo: il rapporto fiduciario del governo è solo con la Camera dei deputati – continua -. Dunque, fine del bicameralismo perfetto. Articolo terzo: nel caso in cui il Senato o la Camera apportino delle modifiche ad un testo di legge, tali modifiche vengono esaminate entro un tempo limitato da una apposita commissione, costituita dai parlamentari dei due rami. Se l’intesa non c’è, passa il testo prevalente, che viene sottoposto al voto delle due Camere, con sbarramento ad ulteriori emendamenti. Fine della navetta, del bicameralismo perfetto e delle perdite di tempo. Un meccanismo di questo tipo esiste in altri Parlamenti: per esempio in quello americano. Una riforma approvabile dai due terzi dei parlamentari, che si può fare in sei mesi”.

Nel frattempo, conclude D’Alema, “si discute una nuova, seria legge elettorale, che non preveda più la nomina dei parlamentari da parte dei capipartito e non abbia una impostazione rischiosamente iper-maggioritaria. Non ho mai condiviso l’Italicum e non penso che sia pienamente rispettosa della sentenza con cui la Consulta ha cancellato il Porcellum”.

 

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