Le Poste in gioco: è boom di richieste per la controllata del Tesoro

Economia
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Successo nella prima settimana della quotazione in Borsa di Poste Italiane: la domanda di azioni supera due volte l’offerta

Le poste italiane conquistano i risparmiatori, italiani e non solo. La domanda di azioni della controllata del Tesoro prosegue con un buon ritmo e le adesioni all’offerta pubblica iniziale, detta anche Ipo (ossia la collocazione di un’impresa in Borsa) arrivano consistenti sia dal fronte istituzionale sia dalla platea dei risparmiatori. Dopo i primi cinque giorni il bilancio è positivo: la richiesta di azioni supera del doppio il numero di titoli collocati sul mercato.

In cosa consiste la privatizzazione

L’Ipo (l’offerta sul mercato) è iniziata lunedì 12 e terminerà giovedì 22, anche se si ipotizza possa esserci una chiusura anticipata per via della forte domanda. Il prezzo definitivo verrà comunicato venerdì 23, una volta conclusa l’operazione, mentre l’approdo ufficiale a Piazza Affari è previsto per il 27 ottobre.

La quotazione del 40 percento del gruppo, prevista dall’offerta, comporterà introiti di circa 4 miliardi di euro per lo Stato. Ma è proprio questa percentuale, inferiore alla metà del capitale complessivo, a caratterizzare la tipologia di privatizzazione: la testa del gruppo (il 60%) rimarrà nelle mani dello Stato. Sebbene non sia totale, il processo di privatizzazione produrrà comunque un effetto specifico: “l’azienda ora risponderà al mercato – ha sottolineato il premier Renzi – e non sarà più succube della politica”. Secondo il governo, infatti, questa trasformazione darà maggiore efficienza e dinamicità all’impresa, contribuendo all’ammodernamento industriale del Paese.

Un’altra caratteristica dell’offerta è quella di destinare alla platea dei piccoli risparmiatori almeno il 30 percento delle azioni messe in vendita (il restante 70% andrà agli investitori istituzionali). Una strategia che secondo l’amministratore delegato, Francesco Caio, permetterà di puntare a un azionariato diffuso, stabile e a un’ampia platea. Proprio in questi giorni, il Ceo di Poste Italiane sta incontrando le varie comunità finanziarie, da Londra a Parigi per presentare il gruppo italiano attraverso un vero e proprio road-show. Oggi e domani sarà di nuovo a New York e a Boston per poi tornare in Italia mercoledì, il giorno prima della chiusura dell’offerta.

Chi sta acquistando le azioni oltre ai risparmiatori italiani? I primi a muoversi sono stati gli Hedge Found, i grossi fondi di investimento che, come noto, si affacciano nella fase iniziale di un’offerta per via della loro rapidità decisionale legata alle cospicue risorse a disposizione. I grandi fondi pensione Usa, insieme ad alcuni fondi sovrani (che solitamente aspettano la fase finale per entrare in gioco) potrebbero invece muoversi in questi giorni, nella seconda e ultima settima a disposizione. Una tranche, inoltre, è riservata ai dipendenti del gruppo fino a un massimo di circa 14,9 milioni di azioni, pari a circa il 3,3% dell’offerta.

Il confronto con le altre società postali in Europa. Secondo un’analisi di MoneyFarm, una società d’intermediazione mobiliare autorizzata e vigilata da Consob e Banca d’Italia, Poste Italiane non sarebbe l’unica società postale europea ad essere quotata in Borsa. La Germania e l’Olanda, ad esempio, già dalla fine degli anni 90 hanno deciso di optare per una quotazione in modo da favorirne il passaggio pubblico-privato. In Austria la compagnia nazionale è stata quotata nel 2006. Più recenti sono i casi di Belgio, Portogallo e Inghilterra, per i quali i rispettivi governi hanno deciso di uscire (interamente o in parte) dalle società solo dal 2013.

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