Le peggiori “sciacallate” di Salvini, l’uomo che fa politica con i morti

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Il leader della Lega Matteo Salvini durante l'incontro con i cittadini del quartiere Prenestino in piazza Roberto Malatesta, Roma, 3 marzo 2016. ANSA/ FABIO CAMPANA

Quello di Sabrata è stato solo l’ultimo capitolo della macabra saga dello Sciacallo. Ripercorriamo le tappe principali di questa triste storia

Nell’ultimo anno abbiamo assistito all’ascesa a livello nazionale di un nuovo leader: giovane, aggressivo, spregiudicato. Fra i tanti, ha un piccolo ma non irrilevante difetto: quello di speculare sulla morte. Ripercorrendo l’ultimo anno, studiando le strategie di Matteo Salvini, non si può fare a meno di notare il suo odioso e insopportabile cavallo di battaglia: l’uso dei morti per lucrare un po’ di consenso in termini elettorali.

L’ultima puntata della macabra saga di Salvini è di pochi giorni fa, quando il capopopolo della Lega ha commentato così la terribile notizia della morte di due italiani a Sabrata, Fausto Piano e Salvatore Failla, che erano stati rapiti a luglio:  “Il presidente del Consiglio Renzi ha le mani sporche di sangue”.

Non è la prima volta. Lo sciacallaggio è una vera passione per Salvini, che in passato ha detto e fatto anche di peggio. Ripercorriamo qui alcuni dei capitoli più tristemente famosi di questa storia.

Febbraio 2015 – “Io sto con Stacchio”
Le prime avvisaglie di ciò che sarebbe successo dopo si registrano nel febbraio dello scorso anno. Graziano Stacchio, benzinaio di Ponte di Nanto (Vicenza), uccide con un colpo d’arma da fuoco il rapinatore di etnia rom Albano Casson durante il suo assalto alla gioielleria Zancan. Un’occasione troppo ghiotta per lo Sciacallo, che in men che non si dica fa sua la causa del benzinaio, facendo partire la campagna #IoStoConStacchio, e trasformandolo in una sorta di cow boy veneto. Peccato che, alcuni giorni dopo, è lo stesso Stacchio a cercare di bloccare la foga leghista, invitando alla calma: “Non sparate in mio nome – afferma in un intervista a Repubblica – basta con il far west”.

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Aprile 2015 – La strage di Lampedusa
Un barcone zeppo di migranti si rovescia nel Canale di Sicilia tra la Libia e l’Italia. E’ una strage: quasi novecento morti, molte donne e molti bambini, la più grande tragedia avvenuta nel Mediterraneo nel dopoguerra. Lo Sciacallo passa immediatamente all’azione. Mentre uomini della Marina italiana ancora raccolgono i morti dal mare, lui non perde tempo e si scatena sui social, il suo habitat naturale insieme alla televisione: “Altri morti sulle coscienze sporche di Renzi, Alfano e dei falsi buonisti. Quello italiano è il Governo che aiuta gli scafisti. È il Governo degli scafisti”. Un coro di critiche si solleva, non solo da parte della maggioranza ma anche di alcuni alleati o presunti tali, tra cui Silvio Berlusconi.

Agosto 2015 – Il delitto di Palagonia
Nuovo giro, nuova tragedia, nuova “sciacallata”. Siamo sempre in Sicilia, per l’esattezza a Palagonia, provincia di Catania. Una coppia di settantenni, Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, viene barbaramente uccisa dal diciottenne ivoriano Mamadou Kamara, proveniente dal vicino Cara di Mineo. Un delitto che le forze dell’ordine definiscono “raccapricciante”. Così come è raccapricciante la reazione di Salvini: “La colpa è dello Stato. Renzi e Alfano, quanti morti avere sulla coscienza?”. Parole incommentabili e basate sul nulla, come fa notare Emanuele Fiano: “Ricordo a Salvini e ai suoi emuli che l’emergenza immigrazione è stata resa ancora più grave proprio dalle leggi firmate da loro, a cominciare dal trattato di Dublino che blocca in Italia i migranti in arrivo. Loro creano i problemi e non danno soluzioni, alimentandosi esclusivamente delle sofferenze altrui”.

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Novembre 2015 – Gli attentati di Parigi
E’ la notte tra venerdì 13 e sabato 14 novembre. A Parigi è appena terminato il più grave attacco terroristico della storia d’Europa. Mentre ancora si contano i morti e la città è sotto assedio, comodamente seduto sul suo divano davanti alla televisione, Salvini twitta: “Hollande: ‘Chiudiamo le frontiere’. E #Renzi? Dorme”. La reazione, immediata, arriva proprio dalla rete, che lo Sciacallo usa in maniera così spregiudicata. Una serie di risposte (molte non possono essere neppure menzionate), una vera propria ondata di indignazione bipartisan.

Dicembre 2015 – Il pensionato di Banca Etruria
Luigino D’Angelo, pensionato 68enne di Civitavecchia, ex operaio dell’Enel, si toglie la vita. Alcuni giorni dopo la morte, i familiari ritrovano una lettera in cui racconta di aver perso 100mila euro che aveva affidato alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, filiale di Civitavecchia, in seguito al decreto salva-banche. Lo Sciacallo, anche questa volta, non si lascia scappare l’occasione di attaccare il governo con parole ingiuriose, di cui, in un Paese normale, avrebbe dovuto rispondere in tribunale: “Quell’infame di Renzi è responsabile del suicidio del pensionato, sì”.

Arriviamo così ai giorni nostri e all’uccisione dei due italiani in Libia, a Sabrata. E arriviamo a quella che, purtroppo, non sarà l’ultima indegna “sciacallata” di Salvini.

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