Le parole importanti della Fiera di Padova

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La Fiera delle parole, gli incontri con Vito Mancuso, Concita De Gregorio, Giovanna Zucconi.

Ottobre. Padova, Prato Della Valle. Ogni sabato, questa enorme e meravigliosa piazza, per grandezza seconda in Europa, con qualsiasi tempo meteorologico, ospita il mercato più famoso e particolare della città. Al mercato c’è chi vende, chi osserva, chi compra. C’è, insomma, un gran movimento di persone e un bel daffare.

Ottobre. Padova. Oltre al mercato del sabato, passa e si ferma per un po’ di giorni la Fiera delle Parole, momento di festa e evento gratuito, dove autori italiani e stranieri giungono in città per incontrare i loro lettori in questa celebrazione della parola ideata e curata da Bruna Coscia e dall’Associazione Cuore di Carta.

Ogni anno la Fiera ospita più di 150 autori (quest’anno Carofiglio, Serra, Manfredi, Giorello, Mieli, Maraini, Lagioia, e molti altri) in luoghi della città conosciuti e famosi, ma anche in luoghi che vengono aperti solo per questo evento. Le parole si ascoltano e prendono forma, mantengono la promessa di essere ciò che sono: Parole. “Le parole sono posti, sono luoghi dove ci si ripara” (Concita de Gregorio).

Ho partecipato a qualche incontro e mi sono lasciata attraversare dalle parole: mi hanno riparato, stupito, fatto riflettere e ridere, hanno nutrito le mie conoscenze, colmato, in parte, la mia ignoranza, mi hanno permesso di incontrare volti dietro le parole.

“In principio è la parola, la relazione. La relazione è principio costituivo del mondo” (Vito Mancuso)

E’ sempre bellissimo riscoprire la forza e il potere taumaturgico della parola. Nella sua lectio magistralis, Vito Mancuso ha scelto 5 parole (Cosmo, Mistero, Stupore, Relazione, Trascendenza) per raccontare la Vita, della quale noi abbiamo solo una visione parziale. Per il suo racconto sulla Vita, chiede aiuto a filosofi e al discorso finale di Chaplin nel film “Il grande dittatore”. Mancuso conclude affermando che “Nella vita c’è bisogno di umanità, bontà e gentilezza […] La vita contiene promesse, spinta, evoluzione… per vivere ci vuole Coraggio, Sentimento. La Vita è movimento. Noi abbiamo questa vita. E tu, cosa senti di questa vita?”

La scrittrice Giovanna Zucconi sono certa risponderebbe che di questa vita sente il profumo. Il profumo è il protagonista del suo ultimo libro dove “la letteratura diventa scrittura dei sensi e le pagine diventano profumi”. Il percorso scelto dalla Zucconi passa attraverso Proust, Neruda, Manzoni per citarne alcuni e termina con Wittgenstein e l’aroma del caffè. Trovare le parole per descrivere l’aroma del caffè è un’impresa.

Un’impresa che invece di parole ne ha molte da dire è quella di Brunello Cucinelli. Intervistato e piacevolmente provocato dalla Zucconi, racconta con semplicità e garbo la sua scelta di vita: in principio fu il bar di Gigino dove trascorreva parte del suo tempo a conversare e ascoltare le cose della vita. A me ricorda il film “Harvey” con James Stewart che afferma “Nessun uomo porta mai niente di piccolo in un bar”. Dal bar all’impresa: Cucinelli voleva “dare dignità morale ed economica al lavoro e dignità all’uomo” e inizia l’avventura del cashmere. La sua positività inonda il Salone del Palazzo della Ragione dove riecheggiano parole quali etica, lavoro artigianale, creatività, rispetto; cita san Francesco (Cucinelli abita e lavora in un paesino vicino ad Assisi) e “uomini illuminati” dei quali, dice, “abbiamo ancora bisogno”.

“Irina Lucidi aveva bisogno di essere ascoltata, così si presenta a casa mia con un mazzo di fiori e una scatola di cioccolatini – racconta Concita De Gregorio, parlando della protagonista del suo libro – e chiede di mettere i fiori nel vaso”. Presentata egregiamente dal filosofo padovano Umberto Curi, la De Gregorio sottolinea l’importanza della memoria e del ricordo (“Si dimentica con la mente, si ricorda con il cuore”); parla della capacità di aggiustare con l’oro le cose rotte (ferite) rendendole preziose (peculiarità della cultura giapponese); si interroga sulla colpa di non riuscire a vedere gli indizi, decifrare i segni che porteranno ad eventi drammatici. “il libro – conclude il filosofo Curi – nonostante la grande inquietudine, lascia un orizzonte di speranza che si posa sulla forza dell’amore”.

L’incontro che ha chiuso la Fiera delle Parole è stato un giocoso ping pong tra Lella Costa, Neri Marcorè e Sergio Staino. Ognuno di loro, incalzato da Massimo Cirri, ha raccontato i libri dell’infanzia, i libri da mettere nello zaino se mai un finanziere venisse a prenderli a casa per portarli in galera (“Posso portare tutto Shakespeare?” chiede a Cirri Lella Costa). Ognuno di loro ha recitato poesie, letto pagine importanti, e “pizzicato” gli altri con le parole.

“L’Incompreso non l’ho mai letto, non mi viene da leggerlo, non so perché” dice Lella Costa. “Forse perché ti ricorda Civati?” ribatte Cirri.

Impossibile trascrivere le battute durante l’incontro, difficile elencare tutti i testi citati. E’ stato un saluto finale bello, scanzonato e serio, dove le parole sono diventate coriandoli che si sono uniti alle foglie colorate di questo autunno padovano.

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