Le grandi purghe di Erdogan

Turchia
(FILE)
Turkey's President Recep Tayyip Erdogan speaks during a press conference at the end of the World Humanitarian Summit at Dolmabahce Palace in Istanbul, Turkey, 24 May 2016.
ANSA/SEDAT SUNA

Il presidente turco usa il fallito golpe per continuare con gli arresti contro i suoi nemici

Il fallito golpe in Turchia è il chiaro esempio di come l’uso della forza per spodestare un leader non sia la soluzione ai problemi. Così l’azione di forza perseguita dai militari il potere di Recep Tayyp Erdogan aumenta in modo consistente e nello stesso tempo il peso delle opposizioni, che pure si sono schierati contro il colpo di mano dei militari diminuisce.

Così questo tentativo è un assist al presidente turco, che potrà continuare le sue “purghe”, iniziate ben prima del golpe fallito, senza doversi giustificare più di tanto. Sono già più di seimila le persone finite in carcere in questi giorni, e secondo le dichiarazioni delle autorità turche potrebbero essere almeno il doppio quando la “pulizia” sarà terminata. Militari, giudici e giornalisti continuano ad essere imprigionati dalle forze di polizia, che nella notte del golpe ha dimostrato tutta la sua lealtà verso Erdogan ed è stata fondamentale nel contrasto ai militari.

Golpisti, gulenisti, giudici, giornalisti, agenti sono continuamente trascinati in manette, tutto a favore di telecamere, verso le caserme e poi le prigioni turche. Chiunque sia vicino alle idee di Fethullah Gülen (colui che è accusato di essere l’ispiratore del golpe, anche se nega decisamente dagli Usa) viene trascinato in catene e imprigionato.

Purghe, ma non solo. Il fallito colpo di stato rischia di cambiare anche i rapporti di forza tra le potenze mondiali, in un area strategica nella lotta al terrorismo. La Turchia è un paese Nato, alleata con l’Occidente e che, seppur con qualche esitazione, sta contribuendo alla lotta all’Is in Siria e Iraq. Le tensioni con Washington e gli ammiccamenti di Mosca rischiano di cambiare i rapporti di forza nell’area. 

Erdogan ha manifestato un certo fastidio nei confronti degli Stati Uniti, che ospitano il suo grande nemico Gülen. Vuole che gli sia consegnato, ma l’amministrazione Usa non sembra volerlo accontentare. Di queste tensioni ne ha subito approfittato Vladimir Putin, che ha subito espresso la sua solidarietà nei confronti di Erdogan e che cerca di sfruttare l’occasione per stringere alleanza con il potente vicino con cui nel recente passato ci sono state parecchie incomprensioni.

In Turchia adesso tutte le persone vicine ai movimenti laici hanno paura, e in questi giorni hanno subito molte minacce dai sostenitori di Erdogan. I media internazionali raccontano di violenze contro le minoranze, su tutti i Curdi che adesso rischiano di essere lo sfogo contro cui si sfogano i lealisti.

Molti sono i dubbi sul golpe fallito, e molti commentatori hanno perfino ipotizzato che sia stata una sceneggiata messa in atto dal presidente turco per dare il colpo di grazia ai suoi nemici e continuare a esercitare il suo potere che sta portando la Turchia ad essere sempre meno uno stato laico.

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