Natale 2016: ecco la nostra playlist da ascoltare intorno all’albero

Natale 2016
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La nostra “atipica” playlist di Natale: brani che si allontanano dai classici pop natalizi, ma che ci offrono un percorso alternativo agli stereotipi sonori di questo periodo

Non ce ne vogliano John Lennon e compagnia cantante, ma abbiamo scelto dieci canzoni lontane dai cosiddetti classiconi di Natale; anzi, la nostra playlist è composta da brani che idealmente guardano di traverso quella tradizione  per riscriverne i canoni.  Il risultato finale è una lista piena di piccole e nascoste perle pop: come questa Last Christmas, cover della celeberrima canzone degli Wham!, eseguita dagli XX negli studi della BBC Radio 1 nel 2012.

The XX – Last Christmas

 

Nell’ironia del titolo di questo brano, che ci dice che Natale non è proprio il periodo più sicuro per alcune specie di animali, gli Of Montreal passano con scioltezza dai Beatles a Syd Barret: un pastiche quasi progressive che, seppure nell’incoerenza della sua struttura, mette in evidenza il talento melodico della band statunitense, spesso dimostratasi capace di colpi di genio sotto forma di canzone.

Of Montreal – Christmas isn’t safe for animals

 

Duo danese attivo ormai da più di dieci anni, i Raveonettes fanno centro con questa brevissima canzone in cui frullano Jesus and Mary Chain ed echi di chitarre shoegaze. Il tutto retto da un motivetto molto catchy dal sapore retrò.

The RaveonettesThe Christmas Song

 

Sufjan Stevens ha una vera e propria ossessione compulsiva per il Natale: durante la sua carriera ha inciso qualcosa come 100 brani dedicati alla festività del 25 Dicembre. In questo che vi proponiamo, il prolifico musicista fa terra bruciata di tutto quello che gli accade intorno e immagina il Natale chiuso in una stanza con la persona che ama.

Sufjan StevensChristmas in the room

 

Con l’album Blue Valentine, del 1978, Tom Waits continua a tessera la sua narrazione del lato più marcio dell’America. Questa Christmas Card from a Hooker in Minneapolis racconta della lettera di una prostituta ad un uomo chiamato Charlie: il tenue barlume di speranza che aleggia in tutta la canzone viene smorzato nel finale quando la donna confessa una realtà molto più triste di quella che andava raccontando…

Tom WaitsChristmas Card from a Hooker in Minneapolis

 

Mark Kozelek si è fatto una doppia nomea che lo precede ovunque: la prima cosa che si dice su di lui è che sia uno stronzo inguaribile, una specie di Uncle Scrooge del panorama musicale (tanto per rimanere in tema natalizio); l’altra che il suo carattere sgradevole sia solo una corazza per proteggere un animo sensibile. Questa rivisitazione chitarra acustica e voce di Christmas Time is, uno standard di Lee Mendelson and Vince Guaraldi sembrerebbe avvalorare drasticamente la seconda tra le due dicerie..

Mark Kozelek – Christmas Time is

 

Musicista californiano fedele alla bassa fedeltà, alle canzoni nella tonalità di DO e alla sua tastiera Casio, Owen Ashworth è come se sciorinasse ogni volta il prontuario delle sfighe del ventenne sotto forma di ballata elettronica. E nel farlo, come accade per i suoi colleghi d’oltreoceano Arab Strap, ogni volta riesce a toccare qualche corda dell’anima.

Casiotone for the Painfully AloneCold White Christmas

 

Quando ci si mettono, i Low possono scrivere canzoni che fanno venire la pelle d’oca; con questa Long Way Around the Sea, contenuta nel loro ep di Natale, Cristhmas (1999), è come se tenessero il nostro cuore in un pugno, allentando e stringendo la presa a loro piacimento. Un brano spoglio, netto, tagliente. Semplicemente da brividi.

LowLong Way Around The sea

 

Duo svedese scioltosi 2 anni fa, i The Knife, fratello e sorella svedesi dall’intuito pop e dalla spiccata propensione avanguardistica, hanno saputo reinventare l’electropop attraverso una formula tanto semplice quanto sorprendente: melodie un po’ contorte e altamente emozionali. Anche questa Christmas Reindeer, nella sua orecchiabile complessità, è un piccolo gioiello.

2) The KnifeChristmas Reindeer

1970, esce Blue, il capolavoro di Joni Mitchell, cantautrice dalle liriche che rimangono tuttora di grande attualità, e che coniugano una forte propensione narrativa con una raffinata introspezione psicologica. Questa River si svela tutta nella breve reprise iniziale di Jingle Bells, che subito scivola verso tinte malinconiche per aprire uno squarcio introspettivo nel cuore dell’io narrante. La contrapposizione tra l’euforia natalizia, puramente esteriore, e la volontà della protagonista di trovare un fiume sul quale pattinare via, proietta questo brano nella dimensione cupamente introspettiva evocata dal titolo dell’album. Allo stesso tempo l’anelito verso vie di fuga negate, ma in qualche modo liberatorie, evita che il brano cada nella pura commiserazione, rendendolo una riflessione sulla dimensione universale della perdita di un amore. A chiudere il cerchio di nuovo la Jingle Bells dell’inizio, virata in blue.

1) Joni Mitchell – River

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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