Le dieci migliori (e meno banali) canzoni di Natale

Musica
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Ecco la nostra classifica della migliori canzoni di Natale. Ci siamo resi conto che allontanandoci dai classici brani/stereotipo di fine anno si possono trovare degli autentici gioiellini musicali…

Non ce ne vogliano Lennon e compagnia cantante ma abbiamo scelto dieci canzoni lontane dai cosiddetti classiconi di Natale; per guardarli un po’ di traverso, come fa questa Last Christmas, cover della celeberrima canzone degli Wham! eseguita dagli XX negli studi della BBC Radio 1 nel 2012.

Il risultato finale è una classifica piena di piccole e nascoste perle pop degli ultimi anni.

10) The XX – Last Christmas

 

Nell’ironia apparentemente velleitaria del titolo di questo brano, che ci dice che Natale non è proprio il periodo più sicuro per alcune specie di animali, gli Of Montreal passano con scioltezza da John Lennon a Syd Barret: un pastiche quasi progressive che, seppure nell’incoerenza della sua struttura, mette in evidenza il talento melodico della band statunitense, spesso dimostratasi capace di colpi di genio sotto forma di canzone.

9) Of Montreal – Christmas isn’t safe for animals

 

Duo danese attivo ormai da più di dieci anni, i Raveonettes fanno centro con questa brevissima canzone in cui frullano Jesus and Mary Chain, delay, echi e riverberi vintage e un motivetto molto catchy; nel tipico stile di rilettura decentrata dello shoegaze che li contraddistingue.

8) The RaveonettesThe Christmas Song

 

Sufjan Stevens ha una vera e propria ossessione compulsiva per il Natale: durante la sua carriera ha inciso qualcosa come 100 brani dedicati alla festività del 25 Dicembre. In questo che vi proponiamo, il prolifico musicista fa terra bruciata di tutto quello che gli accade intorno e immagina un Natale dentro una stanza con la persona che ama.

7) Sufjan StevensChristmas in the room

 

Con l’album Blue Valentine, del 1978, Tom Waits continua a tessera la sua narrazione del lato più marcio dell’America. Questa Christmas Card from a Hooker in Minneapolis racconta della lettera di una prostituta ad un uomo chiamato Charlie: il tenue barlume di speranza che aleggia in tutta la canzone viene smorzato nel finale quando la donna confessa una realtà molto più triste di quella che andava raccontando…

6) Tom WaitsChristmas Card from a Hooker in Minneapolis

 

Mark Kozelek si è fatto una doppia nomea che lo precede ovunque: la prima cosa che si dice su di lui è che sia uno stronzo inguaribile, una specie di Uncle Scrooge del panorama musicale (tanto per rimanere in tema natalizio); l’altra che il suo carattere sgradevole sia solo una corazza per proteggere un animo sublime. Questa rivisitazione chitarra acustica e voce di Christmas Time is, uno standard di Lee Mendelson and Vince Guaraldi sembrerebbe avvalorare drasticamente la seconda tra le due dicerie..

5) Mark Kozelek – Christmas Time is

 

Musicista californiano fedele alla bassa fedeltà, alle canzoni nella tonalità di DO e alla sua tastiera Casio, Owen Ashworth è come se sciorinasse ogni volta il prontuario delle sfighe del ventenne sotto forma di ballata elettronica. E nel farlo, come accade per i suoi colleghi d’oltreoceano Arab Strap, ogni volta riesce a toccare qualche corda profonda.

4) Casiotone for the Painfully AloneCold White Christmas

 

Quando ci si mettono, i Low possono scrivere canzoni che fanno venire la pelle d’oca; con questa Long Way Around the Sea, contenuta nel loro ep di Natale, Cristhmas (1999), è come se tenessero il nostro cuore in un pugno, allentando e stringendo la presa a loro piacimento. Un brano spoglio, netto, tagliente. Semplicemente da brividi.

3) LowLong Way Around The sea

 

Duo electropop svedese scioltosi ormai un anno fa, i The Knife, fratello e sorella svedesi dall’intuito pop e dalla spiccata propensione avanguardistica, hanno sintetizzato una delle forme più sorprendenti ed innovative di electropop. Anche questa Christmas Reindeer, nella sua orecchiabile complessità, è un piccolo gioiello.

2) The KnifeChristmas Reindeer

1970, esce Blue, il capolavoro di Joni Mitchell, cantautrice dalle liriche che rimangono tuttora di una scottante attualità, e che coniugano una straordinaria propensione narrativa con una raffinata introspezione psicologica. Questa River si svela tutta nella breve reprise iniziale di Jingle Bells, che subito scivola verso tinte malinconiche per aprire uno squarcio introspettivo nel cuore dell’io narrante. La contrapposizione tra l’euforia natalizia, puramente esteriore, e la volontà della protagonista di trovare un fiume sul quale pattinare via, proietta questo brano nella dimensione cupamente introspettiva evocata dal titolo dell’album. Allo stesso tempo l’anelito verso vie di fuga negate, ma in qualche modo liberatorie, evita che il brano cada nella pura commiserazione, rendendolo una profonda riflessione su una dimensione universale: quella della perdita di un amore. A chiudere il cerchio di nuovo la Jingle Bells dell’inizio, virata in blue…

1) Joni Mitchell – River

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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