Le cinque risposte (più una) di Renzi alle mozioni di sfiducia

Governo

L’Aula del Senato ha respinto la mozioni di sfiducia presentate da M5S e Fi-Lega-Cor. Ecco i passaggi più importanti dell’intervento del presidente del Consiglio al Senato

1. L’incapacità del governo (mozione centrodestra)
“Questo governo sarebbe manifestamente incapace di realizzare ciò per il quale è stato chiamato e ha chiesto il voto di fiducia. Io credo che sia legittimo che voi non siate d’accordo sui provvedimenti ma che sia impossibile negare che gli argomenti messi al centro dell’azione programmatica siano stati affrontati con successo: la riforma costituzionale, la legge elettorale, i provvedimenti sulle tasse (bonus Irpef 80 euro, Imu e Tasi sulla prima casa, Imu e Irap agricola, cancellazione Irap sul costo del lavoro), la Buona scuola, la cooperazione internazionale. Si può condividere o meno il merito dei provvedimenti, ma nessuno da destra a sinistra può negare che quei provvedimenti siano diventati legge”.

“Sul lavoro, siamo in presenza di un ‘flop act’, come detto dal senatore Marin? Le domande di disoccupazione nel febbraio 2016 sono state 105mila, il 22% in meno rispetto al 2015. È il segno che qualcosa si muove. Vi sia la piena consapevolezza che l’accusa di inadeguatezza, come scritto nella mozione di FI, è in stridente contraddizione con la realtà. Dovremo fare di più e meglio, ma abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Il debito/Pil di questo governo è tra il 132,4 e il 132,7%; tra il 2008 e il 2011 è passato dal 102 al 116%”.

2. Moralità politica (mozione centrodestra)
“La sintesi è che non si può governare un Paese senza un mandato diretto o appoggiandosi a un mandato diretto che non è figlio di una diretta candidatura. Ma qua si chiama in ballo la Costituzione italiana. I custodi della Costituzione non possono esserlo a giorni alterni. Tra qualche mese si vota il referendum su una riforma costituzionale accusata di accentrare troppo potere nelle mani del presidente del Consiglio. Nel 2011 parlamentari che il sen. Malan definirebbe ‘transfughi’ passarono dal centrosinistra al centrodestra. Lo schema attuale è stato già alla base del governo Letta nel 2013 e allora decideste di togliere la fiducia non per ragioni politiche ma per le vicende processuali di Berlusconi. Come potete accusare ora Ncd e Ala di rimanere fedeli a un patto al quale voi siete venuti meno per ragioni di opportunità?”

3. Giustizia (mozione M5S)
“Invitando la magistratura ad andare a sentenza stiamo rispettando la Costituzione su cui abbiamo giurato. Questo Paese ha conosciuto negli ultimi venti anni anche episodi di barbarie. Vite di persone per bene sono state distrutte, mentre i delinquenti avevano il loro guadagno da un atteggiamento populista e di demagogia”.

“L’avviso di garanzia non è mai una condanna e noi non chiederemo le dimissioni dell’assessore cinquestelle di Livorno perché è indagato. Contano i codici delle leggi, non i codici di un software per decidere chi è colpevole. Chi è colpevole lo decidono i giudici con le sentenze, non i blog con una password”.

“Si dice sentenza quella che passa in giudicato. Le sentenze di Potenza noi speriamo possano andare in giudicato. Da cittadino penso che quando un magistrato è messo nelle condizioni di lavorare deve essere aiutato e accompagnato, ma quando non si arriva in sentenza e si pensa di condannare le persone solo sulla base delle comunicazioni passate ai giornali, mi ergo a fianco della giustizia e non del giustizialismo”.

“La mozione del M5S contiene esattamente il contrario di quello che FI ha detto in tutti questi anni. Non c’è nessuna ipotesi di corruzione che riguarda questo governo, l’unica ipotesi di reato sarà quella di diffamazione di cui vi chiameremo, cari Cinquestelle, a rispondere e speriamo rinuncerete all’immunità. Le sentenze devono arrivare presto perché noi vogliamo sapere chi è che ruba: la differenza tra chi dice ‘rubano tutti’ e chi dice ‘datemi i nomi’ è la differenza tra chi spara nel mucchio per avere consenso e chi vuole giustizia”.

4. Energia e politiche industriali (mozione M5S)
“Noi pensiamo che vadano chiuse le centrali a carbone. Ne abbiamo chiuse due, annunciata una terza e messo lo stop alla conversione di altre due. Senza perdere un posto di lavoro. Siamo leader nel settore delle rinnovabili. Il sistema degli incentivi che ha aiutato nel ventennio precedente, pur avendo dei limiti (non sono state create vere filiere produttive), sono oggi sempre meno necessari perché si sta affermando l’idea delle energie alternative come un valore profondo. È inutile fare interventi spot se poi non ci si occupa dell’efficientamento degli immobili. E poi temi delle colonnine elettriche per il trasporto privato (da 2mila arrivare a 20mila), del trasporto pubblico locale. Occorre mettere da parte la cultura anti-industriale che ha permeato una parte della classe dirigente di questo Paese”.

5. Il “famoso emendamento” (entrambe le mozioni)
“Questo emendamento è stato discusso al Senato. Non entro nel merito, ci sono interviste mie in cui spiego la strategicità di Tempa Rossa. Abbiamo sempre chiesto che questo emendamento fosse portato. È vero che è entrato nella conclusione dei lavori della Camera, ma è stato discusso in commissione e anche subemendato. Nessuno vuole mettere in discussione che voi abbiate votato contro, ma è stato discusso. Non è entrato di notte, la Befana vien di notte, l’emendamento no”.

“Io rivendico che gli interventi che il governo fa allo scopo di sbloccare opere pubbliche e private, perché pensiamo che questo Paese abbia bisogno di sbloccare gli investimenti. Aver tolto il patto di stabilità per i sindaci produce un effetto di leva per 4 milioni di euro. Se è un peccato cercare di sbloccare l’Italia, accusateci di questo peccato. Se è un reato, controllate il codice penale perché il reato non c’è. Nel percorso parlamentare, è ovvio che noi ascoltiamo tutti… e poi facciamo noi, perché questo significa avere la spina dorsale dritta, questo significa essere politici”.

Le conclusioni
Per l’ennesima volta provate a mandarci a casa non convinti neanche voi di riuscirci. Lo fato o perché vi piace perdere o per utilizzare il parlamento come cassa di risonanza per chi sta fuori, usando la mozione di sfiducia come bandierina per poi parlare di tutt’altro. Penso di dovervi dire con estrema franchezza che i talk, i media, i social non sono l’Italia. Spero che ve ne siate accorti nell’ultimo referendum. Noi politici spesso viviamo nell’autoreferenzialità. È nato così un referendum che è in entrambe le conclusioni delle mozioni, nasce così la mozione di sfiducia, nasce così un discorso in quest’aula che fa l’occhiolino a chi sta fuori.

Un grande parlamentare negli anni Ottanta terminò un suo discorso dicendo: ‘La politica è altrove, noi vi aspetteremo là’. È la stessa cosa che diremo oggi. L’Italia è altrove, la politica è altrove: quando avrete finito con le vostre sceneggiate televisive, noi vi aspetteremo là”.

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