Le ambasce di Sinistra italiana dopo il flop. Che linea? Che leader?

Sinistra
Stefano Fassina durante la sua conferenza stampa a Roma, 9 maggio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Appoggiare o no Giachetti e Fassino al ballottaggio? È solo il primo degli interrogativi cui rispondere. E già si affacciano due linee diverse

“L’esperienza di Sinistra italiana per noi parte oggi”. Le parole di Alfredo D’Attorre, che certo provano a minimizzare l’esito deludente delle urne, contengono un fondo di verità. Perché il risultato elettorale ha portato alla luce tutte le contraddizioni e le difficoltà che si frappongono tra il movimento nato per provare a superare e allargare l’esperienza di Sel e il suo farsi partito in maniera compiuta, cosa che dovrebbe avvenire con il congresso fondativo previsto per dicembre. Problemi a definire la linea, soprattutto nei termini del rapporto con il Pd, ma anche a scegliere un leader e un gruppo dirigente in grado di interpretarla al meglio e di accrescere lo scarso appeal elettorale dimostrato finora.

Il primo passo, però, è l’indicazione da fornire in vista dei ballottaggi del 19 giugno, a partire naturalmente da Roma. È qui che lo scontro interno a Si è esploso in maniera più evidente già in campagna elettorale e si è riproposto – com’era prevedibile – con ancora più forza dopo il flop della candidatura di Stefano Fassina, che si è fermata al 4,5%.

L’area guidata dal vicepresidente della regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, e dall’ex capogruppo in comune, Gianluca Peciola, stamattina ha convocato una conferenza stampa per additare i responsabili del “risultato disastroso” di domenica scorsa: “Tutti dobbiamo prenderci la responsabilità di quanto accaduto, a partire dal candidato sindaco – ha detto Andrea Catarci, candidato a presidente dell’ottavo municipio -. Non possiamo passare dall’essere il partito degli eletti a coloro che hanno tentato di essere eletti ma hanno clamorosamente fallito”.

Questa componente – che ha come riferimenti esterni alla Capitale i sindaci Pisapia (ormai quasi ex), Doria e Zedda, ma alla quale è vicina anche la presidente della Camera, Boldrini – spinge per appoggiare Roberto Giachetti al secondo turno. E non è escluso che renda esplicita la propria scelta in tal senso anche se le indicazioni dei vertici fossero diverse. Per questo, Catarci e altri cinque aspiranti minisindaci bocciati dalle urne domenica scorsa hanno già spiegato di voler avviare una consultazione degli elettori: “Se da questa uscirà un’indicazione la faremo nostra, altrimenti non avremo la possibilità di giocare un nostro ruolo”.

 

 

Se qualcuno voterà per il candidato del Pd – dice Fassina intervistato oggi dal manifesto – “si assumerà le sue responsabilità”. La linea dell’ex candidato, infatti, è diversa: “Io andrò a votare, ma si può anche votare scheda bianca“, ha spiegato stamattina ad Agorà. Il comitato esecutivo di Si si è riunito nel primo pomeriggio di oggi proprio per sciogliere questo nodo, che domani passerà anche al vaglio di un’assemblea con tutti i candidati delle liste che hanno sostenuto Fassina. L’esito più probabile rimane quello di dare indicazione di non voto agli elettori di Si, anche per evitare un conteggio di schede bianche nelle urne, che potrebbe risultare imbarazzante.

 

 

Dalle parole pronunciate da Nicola Fratoianni nella conferenza stampa tenuta al termine della riunione dell’esecutivo di Si, un’apertura nei confronti del Pd – se ci sarà – potrà manifestarsi solo laddove l’avversario è la destra: “Oggi a Roma e Torino continuiamo a misurare una distanza molto netta dai candidati del Pd e del M5S – ha spiegato il coordinatore di Sel -. Certamente la sinistra non sarà mai con la destra xenofoba, vedremo cosa i candidati che si oppongono alla destra metteranno in campo”. Orientamento confermato dall’ex candidato torinese Giorgio Airaudo (3,7%): “Non vediamo condizioni per alcun tipo di apparentamento né di sostegno”.

Sullo sfondo rimangono le scelte più di fondo che Si è chiamata a fare nei prossimi mesi. L’area più filo-centrosinistra rimarrà in attesa degli sviluppi politici prima di decidere se rimanere nel movimento o cercare nuove forme di collaborazione con il Pd. Comunque prima del referendum di ottobre, che vede tutti compatti schierati per il No, difficile che si compiano passi affrettati. Dall’altra parte, per una linea intransigente rimangono schierati Fassina, Alfredo D’Attorre (più tiepido) e l’attuale coordinatore di Sel, Nicola Fratoianni. Quest’ultimo con evidenti ambizioni da leader, che si scontrano con il protagonismo assunto dall’ex viceministro del governo Letta, creando qualche attrito tra i due.

Certo, il risultato di questi giorni colpisce notevolmente entrambi. Per questo, c’è già chi immagina che a dicembre potranno essere altri i nomi in grado di assumere la guida di Si, per rinnovarne l’immagine e le posizioni. Tra i papabili ci sono Marco Furfaro, il giovane candidato alle Europee del 2014 beffato dal dietrofront di Barbara Spinelli (che ha accettato il seggio dopo aver sventolato ai quattro venti in campagna elettorale l’intenzione di voler solo trainare la lista), e Paola Natalicchio, sindaco dimissionario di Molfetta.

 

 

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