Le 25 risposte di Renzi alle critiche sulla riforma della Costituzione

Riforme
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nell'Aula della Camera dei Deputati durante la discussione sulle linee generali del disegno di legge sulle Riforme Costituzionali, Roma, 11 aprile 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Dalle obiezioni politiche a quelle più tecniche, così il premier ha ribattuto alla Camera

Nel corso del suo intervento di ieri alla Camera (video), il presidente del Consiglio ha elencato le 25 critiche più comuni che secondo lui sono state mosse alla riforma costituzionale, ribattendo punto per punto, con le proprie obiezioni, con i numeri, ma anche con citazioni dei padri costituenti.

Ecco il virtuale botta e risposta (come si legge nei suoi appunti) tra Renzi e gli oppositori della riforma.

1. La riforma non doveva essere proposta dal governo. Renzi cita Umberto Terracini, che già nel gennaio del 1947 “mise ai voti la possibilità che il governo avesse l’iniziativa anche sui temi della revisione costituzionale. La seconda sottocommissione votò approvandola”.

2. Le riforme costituzionali si fanno tutti insieme. “Noi non abbiamo cambiato idea su questo testo. Chi ha cambiato idea lo ha fatto perché questo parlamento in seduta comune ha eletto presidente della Repubblica quel galantuomo che è Sergio Mattarella contro i desiderata del leader di quel partito”. Il riferimento, naturalmente è a Silvio Berlusconi e a Forza Italia, che votò in gran parte il testo che si avvia a essere approvato nei precedenti passaggi parlamentari, salvo tirarsi indietro dopo non essere riuscita a essere determinante, come avrebbe voluto, nella scelta del capo dello Stato.

3. Sono state compiute forzature inaccettabili. Renzi ha buon gioco nel ricordare gli oltre 83 milioni di emendamenti che sono stati presentati dalle opposizioni e, più in generale, l’ostruzionismo che ha contraddistinto i passaggi parlamentari della riforma. Quelle – a detta del premier – sono state le vere forzature, alle quali la maggioranza ha reagito.

4. La riforma è stata fatta in modo affrettato. In realtà, l’approvazione arriva dopo un numero di sedute perfino superiore a quelle che sono state necessarie all’Assemblea costituente per scrivere l’intera Carta. “Non si ricorda nella storia parlamentare un dibattito così lungo”, ha detto il premier.

5. Il parlamento che sta riscrivendo la Costituzione è stato eletto con una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Consulta. Ma la sentenza spiega esplicitamente che gli effetti di quella illegittimità non riguardano la legislatura in corso.

6. Non spetterebbe al governo e alla maggioranza chiedere il referendum confermativo. Ma nulla lo impedisce. Inoltre, Renzi ricorda che questa scelta è “frutto di un accordo politico preso con le altre forze della maggioranza”.

7. Legare la vita del governo al referendum è una strumentalizzazione politica. Per Renzi, invece, risponde a “un principio di serietà politica”, visto che la nascita dell’esecutivo che presiede è seguita alla “stagnazione” di quello precedente proprio sul tema delle riforme, sul quale lui stesso ha preso un impegno con il presidente della Repubblica e con il parlamento nel momento in cui ha accettato l’incarico.

8. La Costituzione più bella del mondo non si tocca. Ma già in passato è stata modificata.

9. La riforma aprirà dei contenziosi. Renzi ammette che “alcuni punti dovranno essere chiariti”, ma rivendica che questo testo “rende più chiaro” il rapporto tra i diversi organi costituzionali (soprattutto tra regioni e Stato centrale) rispetto a quanto avviene adesso.

10. La riforma è stata fatta per risparmiare. “Non è il punto da cui abbiamo preso le mosse”, spiega il premier, che comunque conferma che le nuove norme della Costituzione faranno risparmiare i cittadini, “ma non lo giudico un elemento negativo”.

 

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11. Si consegnano tutte le istituzioni in mano a una sola forza politica, grazie alla combinazione con l’Italicum. Qui il premier ricorda che la maggioranza assegnata dalla nuova legge elettorale non è comunque sufficiente a consentire l’elezione del presidente della Repubblica. “Ci accingiamo ad andare verso un modello di democrazia decidente”, rivendica però Renzi, che cita Calamandrei: “Una democrazia che non decide è l’anticamera della dittatura”.

12. Si introduce un premierato assoluto. In realtà, a differenza delle precedenti proposte avanzate da D’Alema e dal centrodestra, i poteri del presidente del Consiglio non sono toccati dalla riforma Boschi, nonostante il premier italiano sia “l’unico in Europa che non è in grado di nominare e revocare i ministri”.

13. Si concedono poteri eccessivi al governo. Per Renzi, però, questa è “una risposta all’abuso della decretazione d’urgenza”.

14. La riforma attenta alla democrazia e non assicura le necessarie garanzie. Ma aumentano gli istituti di partecipazione e aumentano le garanzie per le minoranze e le opposizioni (per le quali sarà ancora necessario modificare i regolamenti parlamentari). “La riforma – ha spiegato Renzi – responsabilizza davanti agli elettori chi governa”.

15. Composizione del Senato e procedimento legislativo. La funzione del secondo ramo del Parlamento è molto chiara, senza essere più un doppione della Camera.

16. Introdurre il voto per delegazione al Senato. È il modello del Bundesrat, con le delegazioni dei singoli Lander che votano in blocco. Ma “la sensibilità politica italiana è diversa”, ha sottolineato Renzi, così nella riforma è stato mantenuto il rispetto per i criteri attualmente prevalenti, come l’appartenenza politica e la valutazione personale.

17. Ci sono troppi procedimenti legislativi. Il Senato potrà decidere su quali argomenti chiedere un supplemento di attenzione, ma la centralità del procedimento legislativo rimane saldamente in mano alla Camera.

18. La ratifica dei trattati internazionali non coinvolge il Senato. Quella posta dal nuovo articolo 80 è una “questione tecnica non irrilevante”, ammette Renzi. La ratifica dei trattati, infatti, è appannaggio della sola Camera e, siccome essa è associata spesso anche alle norme che ne danno attuazione, potrebbe toccare materie di competenza bicamerale. Il premier però rivendica, sotto questo aspetto, un ritorno alla Carta così come immaginata dai costituenti.

19. Il nuovo Titolo V rappresenta una “controriforma” rispetto a quella del 2001. Per Renzi, quella decisione maturò più come “un riflesso politico ad una situazione che si stava vivendo che non come maturata valutazione e scelta”. Per questo, rivendica la decisione di tornare indietro su alcune di quelle questioni, riportando temi come il turismo e la politica energetica sotto la competenza statale.

20. La clausola di supremazia avvilisce l’autonomia regionale. È, invece, un elemento di garanzia.

21. I limiti ai costi della politica imposti alle regioni sono umilianti. Renzi richiama invece gli scandali degli ultimi anni, per affermare che le nuove norme, che impongono che l’indennità dei consiglieri regionali non possa superare quella dei sindaci dei comuni capoluogo, esaltano “la dignità” di quel ruolo.

22. È un errore abolire la legislazione concorrente. “Io credo che sia stato un clamoroso errore aver impostato la concorrente come è stato fatto con la riforma del 2001″.

23. La riforma non tocca le regioni a Statuto speciale. Renzi giustifica la decisione con il fatto che non ci fosse una maggioranza parlamentare in grado di intervenire su questo punto, a causa delle opinioni diverse tra le forze politiche.

24. Non è opportuno che il Senato elegga due giudici della Corte costituzionale. A giudizio del premier, è stato raggiunto tra Camera e Senato un compromesso sulla composizione della Consulta, che ne assicura “un livello di qualità indiscutibile”.

25. L’elezione del presidente della Repubblica non è ben disciplinata. La decisione di porre un quorum minimo pari ai tre quinti dei votanti è un elemento di garanzia rispetto al fatto che una forza politica da sola possa eleggere il capo dello Stato.

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