Lazio, scontrini a 5 Stelle: 13mila euro di pasti e 28mila per l’auto

M5S
Beppe Grillo durante il flash mob del M5S in piazza di Montecitorio, Roma, 7 maggio 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Viaggio on line nella rendicontazione dei sette consiglieri grillini nella Regione. In due anni quasi dimezzata la somma restituita, impennata di spese e scontrini

“Nacquero incendiari, finirono pompieri” recita un vecchio adagio. Capita spesso di veder scemare gli entusiasmi delle prime ore in ben più grigi risultati. Capita anche ai sette consiglieri 5 Stelle eletti nella Regione Lazio. In questo caso i risultati – a nostro avviso – più grigi riguardano proprio uno dei cavalli di battaglia 5 Stelle: la restituzione di stipendi ed indennità. La mitica rendicontazione delle spese. Che, per altro, è già costata la testa – il posto – a parecchi deputati e senatori. Nella Regione Lazio sono successe e succedono cose anomale. Ad esempio, le somme restituite da ciascun consigliere allo speciale Fondo 5 Stelle: risultano dimezzate tra aprile 2013 e aprile 2015 e se all’inizio legislatura si aggiravano intorno a seimila euro, due anni dopo sono comprese tra i 1.600 e i 3mila euro. Anomali anche i giustificativi delle spese: c’è la tassa per l’asilo nido, i contributi per la Cassa Forense (ma la professione legale non è incompatibile con l’incarico amministrativo), 13mila euro spesi in pranzi e cene (consigliere Corrado) tra gennaio 2014 e agosto 2015, circa 28mila euro di rimborsi per «auto propria» tra aprile 2014 e luglio 2015 (consigliere Porrello). Il punto è che i consiglieri laziali rispettano la promessa maestra («il nostro stipendio sarà pari a 2.500 euro netti» disse l’allora candidato governatore Barillari) ma in realtà è come se incassassero molto di più, tra i 5-6mila euro al mese visto che scaricano, alla voce spese sostenute, di tutto e di più. Non è un reato né qualcosa di disdicevole: la politica è un mestiere e deve essere retribuito. Il problema è che, ancora una volta, la realtà dei fatti è diversa dalla propaganda delle promesse.

Il crollo delle somme restituite

È tutto on line. Tutte fonti aperte. Si tratta solo di mettersi lì e leggere spulciando voce su voce il documento “Gruppo consiliare Lazio- dettaglio restituzioni”. Il primo impatto è trionfante: restitutite 825mila euro, il 48% delle cifre ricevute. Poi si prendono le singole posizioni. Sono sette, quanti i consiglieri eletti: Davide Barillari, Silvia Blasi, Valentina Corrado, Silvana Denicolò, Gianluca Perilli, Gaia Pernarella e David Porrello. I primi mesi (aprile-maggio 2013) la busta paga percepita si aggira tra i 9 e i 10mila euro e le somme restituite tra i 6 e i 7mila euro. A luglio gli stipendi percepiti diminuiscono, intorno agli ottomila euro, per decisione della giunta. È interessante quello che succede dopo. Prendiamo come punto di riferimento Barillari: 8.639 euro lo stipendio; 2.718 il netto percepito; 4.460 la somma restituiita, versata allo speciale Fondo 5 Stelle per le piccole imprese. A luglio 2015, due anni dopo, restano simile lo stipendio e il netto percepito. Cambia, decisamente, la somma restituita che diventa di 3.500 euro. Per altri consiglieri, ad esempio Pernarello e Corrado, la somma precipita a 1.600 euro. È una diminuzione radicale e progressiva. Quasi inesorabile. Almeno finora. In parallelo cresce progressivamente la voce “altre spese”.

Scarse giustificazioni

Non va meglio, infatti, un altro cavallo di battaglia grillino: i giustificativi dei rimborsi. La pagina web dei rimborsi è aggiornata con molta lentezza. L’ultima rendicontazione di Barillari risale a luglio 2015. C’è anche poca chiarezza nelle singole voci: spesso vengono indicate «altre spese» senza spiegare cosa sono. Quando lo fanno, c’è di che restare perplessi. Barillari, ad esempio, a giugno 2015 s’è fatto rimborsare l’abbonamento dell’Atac (250 euro) ma anche le spese dell’auto. La consigliera Corrado ha messo in conto 12.780 di pasti tra gennaio 2014 e agosto 2015. Sono circa 639 euro al mese comprensivi di festività, fine settimana e ferie. Decisamente troppi per una persona sola. Da considerare, poi, che accanto a queste cifre non è mai indicato dove sono avvenuti i pasti ed eventualmente con chi. Un caso speciale è senz’altro quello del consigliere Porrello: da aprile 2013 a luglio 2015 ha ricevuto 28.845 euro come rimborso per «auto propria». Sono 26 mesi, non c’è dubbio. Ma quella cifra corrisponde a circa 23mila litri di gasolio, due volte il pieno di un mega yatch (circa 10 mila litri) e circa la metà di quello che consumerebbe un jumbo sulla tratta RomaNew York (circa 60mila litri). L’auto propria è un buco nero nella rendicontazione 5 Stelle. Anche la consigliera Pernarella ha giustificato 21.065 euro di spese auto tra aprile 2013 e luglio 2015. Qua e là nelle rendicontazione si trovano vari spunti interessanti. Ad esempio Barillari a gennaio 2015 mette in conto 218 euro per «rimborso tassa nido su reddito reale». Poiché la tassa dell’asilo è calcolata sulla base del reddito, poichè il reddito è inferiore a quello che risulta perchè i 5Stelle «restituiscono i soldi», la tassa del nido è falsata. E quindi si mette in conto alla collettività. Sempre Barillari spicca per i 1.600 euro di «spese legali» messe in conto nell’agosto 2014: sono certamente costi sostenuti in un altro mese perché è noto a tutti che in agosto tribunale, cancellerie e avvocati sono chiusi. Anche Porrello sostiene «spese legali» senza dire quali (dicembre 2014, 1.468 euro). Il consilgiere Perilli, avvocato, ritiene fondato e corretto – e nessuno gli dice il contrario – di mettere in conto (agosto 2014) tra le spese sostenute 2.634 euro per la cassa forense. È il contributo previdenziale versato dagli avvocati. Non si capisce perché sia una spesa legata all’attività di amministratore regionale. Per molto meno senatori e deputati sono stati cacciati dal Movimento.

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