Lavoro, ecco i numeri che promuovono il Jobs Act

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Qualcosa nel mercato del lavoro italiano si muove. I dati positivi di oggi diffusi dall’Inps parlano soprattutto di nuove assunzioni e non soltanto di stabilizzazioni

“Per mesi ci hanno detto che il Jobs Act era una prevaricazione, una violenza, un’imposizione. Oggi scopriamo che nel 2015 grazie al Jobs Act ci sono stati 764.000 contratti a tempo indeterminato in più”. Sono queste le parole con cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi commenta i dati diffusi oggi dall’Inps.

In effetti, leggendo i numeri messi a disposizione dall’Istituto di previdenza, il balzo in avanti nel numero di rapporti di lavoro a tempo indeterminato non può essere per nulla trascurato. Insomma, qualcosa nel mercato del lavoro italiano si muove, e anche in maniera piuttosto evidente. Sul piano politico, poi, il saldo positivo di oggi non può non tener conto concretamente della riforma del mercato del lavoro e della decontribuzione concessa alle aziende dalla legge di stabilità.

Il dato forse più interessante, fa notare il responsabile economico del Partito democratico Filippo Taddei, consiste nell’analisi dei flussi sulla composizione del lavoro: “Se nel 2013 e 2014 meno di 1 rapporto di lavoro su 3, che venivano variati (per assunzioni o trasformazioni) era a tempo indeterminato, nel 2015 siamo balzati a più di 2 su 5”. Un elemento che di fatto mette in evidenza l’evoluzione del mercato e certifica la nuova centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

C’è poi un altro dato da sottolineare, che in qualche modo mette a tacere le critiche sul Jobs Act legate alla natura del rapporto di lavoro e sminuisce i vari giudizi sfavorevoli secondo cui la riforma avrebbe soltanto trasformato la tipologia di contratto (da determinato a tutele crescenti) piuttosto che aver creato nuovi posti. Su questo punto l’Inps parla chiaro: la composizione del dato positivo di oggi è basata soprattutto su nuove assunzioni e non su stabilizzazioni: i nuovi contratti sono infatti 1 milione e 871mila in più, mentre le trasformazioni del contratto da tempo determinato a indeterminato sono 499mila.

È una conferma che le aziende italiane hanno utilizzato lo sgravio sui contributi Inps (i famosi 8000 euro l’anno per tre anni concessi dalla legge di stabilità) soprattutto per fare nuove assunzioni a tempo indeterminato.

In ogni caso, se è vero che i dati fino ad ora citati vanno nella direzione di forte contrasto del precariato, è altrettanto vero che c’è un altro dato da sottolineare, quello dell’aumento esponenziale dei voucher, che in questo caso minaccia la stabilità del lavoro: nel 2015 i buoni per il pagamento per il lavoro accessorio sono stati oltre 115 milioni, cresciuti del 66% rispetto all’anno precedente. Un aspetto su cui bisognerà vigilare per scongiurare un suo utilizzo inopportuno evitando di farlo diventare la nuova frontiera del precariato.

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