L’Austria in bilico, le responsabilità del governo e i rischi per l’Europa

Europa
Il valico del Brenero, dove le autorità austriache vogliono edificare la nuova barriera antiemigranti, 12 aprile 2016.
ANSA/IRIS GARAVELLI

La spaccatura di oggi figlia della mancanza di coesione di ieri

I risultati definitivi delle elezioni austriache meriteranno un commento dedicato, che senza lo scrutinio dei voti per corrispondenza, che avverrà nella giornata di lunedì, è al momento impossibile. Quando saranno noti i risultati ci sarà molto da analizzare: l’Austria, al centro della geografia europea dai tempi dell’assedio di Vienna del 1683, e al centro della sua storia di pluralità come capitale dell’impero austro-ungarico, e della sua storia di frustrazioni già dagli anni bui del post-1919, non è un piccolo paese qualsiasi. Così come anche il peso di queste elezioni: se è vero che la presidenza austriaca ha un ruolo cerimoniale, è anche indiscutibile che in democrazia chi ha un voto in più ha vinto, e soprattutto nei casi in cui il voto è simbolico, una vittoria del partito di destra Fpö sarà un segnale di forza per tutte le destre nazionaliste d’Europa, che rifiutano il progetto di integrazione europea così come la capacità di vivere uniti nelle diversità.
E sarà anche un risultato che conterà in vista del prossimo, determinante, passo – in avanti, o deflagrante – per l’Unione europea: il voto sulla Brexit del 23 giugno.
In ogni caso, la fotografia che stiamo guardando in queste ore è quella di un paese profondamente diviso dalla grande questione della gestione dei migranti. E comunque finiranno le elezioni austriache questa polarizzazione è un dato da non dimenticare.
Non aver saputo trovare parole convincenti per spiegare ai cittadini austriaci che è possibile gestire le migrazioni con un complesso di misure concordate con gli altri stati europei è forse la maggiore responsabilità dei due partiti della precedente maggioranza di governo: ipotizzare che i muri possano risolvere la questione dell’arrivo dei profughi è una illusione che sposta consenso dai partiti moderati di governo ai partiti estremi della destra populista, come le urne avevano già indicato in altri paesi europei e come in Austria è stato confermato al primo turno.
Ai partiti moderati austriaci però va ascritta anche la responsabilità di non aver saputo tenere unita la comunità nazionale di
fronte a una sfida, quella del far fronte alla questione strutturale dei profughi, dando una prospettiva europea che parla di regole, capacità di mediare, capacità di coesione. E’ forse questo il lascito peggiore delle elezioni austriache: la politica austriaca si è confrontata in modo lacerante con il tema delle migrazioni, illudendosi che le soluzioni individuali, ovvero i muri, fossero la risposta. Mentre la soluzione sta nell’unità, anche sovranazionale. Avere rifiutato la strada europea ha spezzato l’idea di una coesione possibile, e ha generato divisione anche nel contesto nazionale. Se non si sta uniti in Europa, non si riesce a stare uniti anche dentro i confini nazionali. E in questo scenario si è tutti più deboli.

Vedi anche

Altri articoli