L’attacco di Trump ai musulmani. Valls: “E’ come Le Pen”

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epa05009563 Republican US presidential candidate Donald Trump speaks before a book signing of his new book 'Crippled America' at the Trump Building in New York, New York, USA, 03 November 2015.  EPA/ANDREW GOMBERT

L’ennesima frase contro la comunità islamica scatena polemiche e reazioni in tutto il mondo

Dopo la strage di Parigi aveva chiesto di aumentare i controlli nelle moschee americane. Commentando la strage di San Bernardino, ha chiesto “il blocco agli ingressi negli Stati Uniti di tutti i musulmani”. E’ il secondo attacco di Donald Trump alla comunità musulmana nel giro di poche settimane. Una frase, quella del candidato repubblicano, che ha scatenato polemiche e commenti in tutto il mondo. L’ennesima provocazione di Trump che arriva poche ore dopo la sua proposta di chiudere Internet “in alcune parti” per fermare il proselitismo e il reclutamento di jihadisti e ha promesso di “parlare con Bill Gates” per affrontare la questione.

La Clinton, la favorita nella corsa democratica alla nomination per la Casa Bianca, in un tweet ha definito l’idea di Trump “riprovevole, preconcetta e divisiva”. Non si fa attendere nemmeno la risposta indignata dell’Europa. Il leader francese Manuel Valls ha paragonato il repubblicano a Le Pen e su Twitter ha scritto: “Trump, come altri, alimenta l’odio: il nostro unico nemico è l’islamismo radicale”. “Inutile e semplicemente sbagliato” è stato invece il commento del primo ministro inglese Cameron.

Dopo l’ennesima frase che sta dividendo l’opinione pubblica negli Stati Uniti, la Casa Bianca e il presidente Barack Obama, invece, prendono una posizione chiara contro di lui, dissociandosi dalle sue dichiarazioni.

Persino gli altri candidati alla primarie del partito repubblicano lo attaccano con Jeb Bush che lo definisce. senza mezzi termini, un “pazzo”. L’ex vicepresidente sotto George W. Bush, Dick Cheney, ha detto che la nuova proposta va contro ogni “cosa in cui crediamo e ci battiamo”.

La proposta di Trump sarebbe il primo bando all’ingresso di un gruppo etnico o religioso negli Stati Uniti dopo il Chinese Exclusion Act firmato dal presidente Chester Alan Arthur nel 1882 e che fu abolito solo nel 1943. Una proposta definita incostituzionale da alcuni esperti intervistati dal Washington Post. Oltre a rappresentare una violazione della legge, per Jonathan Turley, costituzionalista della George Washington University, la proposta di Trump “aprirebbe la strada a una vera e propria discriminazione contro una religione. E farebbe degli Stati Uniti un paria virtuale tra gli altri Paesi”. Di proposta “sfacciata e ridicola” parla Richard Friedman, professore di legge alla University of Michigan, ricordando come violerebbe sia il principio della costituzione Usa sulla protezione dei diritti che deve essere uguale per tutti i cittadini sia la dottrina il primo emendamento sulla libertà di religione. “Andremmo contro innumerevoli trattati – ha spiegato invece Palma Yanni, uno dei principali legali in materia di immigrazione – per esempio, se iniziassimo improvvisamente a vietare l’ingresso negli Usa di cittadini dei Paesi della Nato o del sudest asiatico”.

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