Grecia spaccata: scontri di piazza, voto incertissimo. Berlino contro Atene

Grexit
epa04828522 Supporters of the Greek far-left and anti-EU 'ANT.AR.SY.A.' party, burn an EU flag as they demonstrate outside the building of European Union in Athens, Greece, 02 July 2015. The demonstrators support a 'No' voting in the referendum to be held on 05 July when Greek voters will be asked whether the country should accept reform proposals made by its creditors. Greek Prime Minister Alexis Tsipras is telling people to reject the measures, arguing that a 'No' would give him a mandate for new bailout negotiations. It would be 'extremely difficult' to keep Greece in the eurozone if the country votes 'No' in this weekend's referendum, Jeroen Dijsselbloem, the head of the Eurogroup of eurozone finance ministers, said.  EPA/ORESTIS PANAGIOTOU

L’asse Bruxelles-Berlino contro Tsipras e Varoufakis. Il premier in tv: “Unico modo per rendere sostenibile il debito è taglio del 30%”. Le banche: “Liquidità fino a lunedì”. Incidenti in piazza ad Atene, per i sondaggi è testa a testa tra Sì e No al referendum

Sale alle stelle la tensione in vista del referendum greco di domenica prossima, che potrebbe cambiare la geografia economica e sociale dell’Europa. Nelle ultime ore lo scontro dialettico tra Atene e l’asse Bruxelles-Berlino ha superato i livelli di guardia. Ognuna delle due parti in causa prova a condizionare il voto del 5 luglio, da una parte cercando di rasserenare i cittadini greci, dall’altra spargendo benzina sul fuoco delle paure.

E così, mentre da una parte il primo ministro ellenico Alexis Tsipras assicura che, indipendentemente dall’esito del referendum, “la presenza della Grecia nella zona euro e nell’Europa non è in discussione”, dall’altra il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker parla di “posizione greca drammaticamente indebolita” da un’eventuale vittoria del No. Affermazioni diametralmente opposte rispetto a quelle espresse poco prima dal ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis che, a sorpresa, ha parlato di un’intesa “ormai imminente”.

A raffreddare gli animi dei greci ci ha pensato il presidente dell’Europgruppo Jeroen Dijsselbloem che ha chiuso la porta in faccia allo stesso Varoufakis: “L’affermazione secondo cui l’accordo con i creditori internazionali sia vicino è totalmente falsa”. A fianco delle autorità europee, in quella che si è ormai delineata come una vera e propria campagna elettorale continentale, sono scesi i pesi massimi della politica tedesca. E in questo caso la groβe Koalition sembra funzionare come mai in precedenza.

Il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, eurosocialista tra i più influenti, si scaglia contro il primo ministro greco con un attacco senza precedenti: “Tsipras è imprevedibile e sta manipolando il popolo greco, la questione ha tratti quasi demagogici. Non c’è alcuna base per negoziare con lui”. Gli fa eco a stretto giro il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble: “Nelle ultime settimane la situazione in Grecia è drammaticamente peggiorata, qualsiasi negoziato su un nuovo salvataggio avverrà in un contesto di accresciute difficoltà economiche. Ci vorrà un po’ di tempo per riprendere le trattative”.

Intanto ad Atene regna il caos. Le manifestazioni per il Sì e per il No si susseguono una dietro l’altra, in piazza si sono registrati scontri tra manifestanti e polizia e le banche garantiscono liquidità solo fino alla giornata di lunedì. Il premier ha rivolto un nuovo appello alla nazione parlando alla televisione pubblica: “No ad ultimatum, ricatti e campagna della paura”. Poi cita proprio il rapporto del Fmi per giustificare il rifiuto del piano dei creditori: “L’unico modo per rendere sostenibile il debito è un taglio del 30% e un periodo di grazia di vent’anni”.

I sondaggi parlano di testa a testa sempre più equilibrato. A decidere l’esito del referendum saranno gli indecisi, attestati dalle ultime rilevazioni intorno al 12%, che restano il vero obiettivo di questa improvvisata campagna elettorale europea. Campagna elettorale che però che potrebbe anche risultare clamorosamente inutile: è notizia di oggi, infatti, che il Consiglio di Stato greco, dopo che in questo senso si è già espresso il Consiglio europeo, potrebbe anche bocciare la chiamata alle urne dei cittadini.

 

Foto Ansa

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