L’aria di Ponte di Legno ha dato alla testa di Salvini

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Pesantissimi attacchi ai vescovi, “rompono le palle a sindaci”. Nella località un tempo regno di Bossi ora tocca al successore spararle grosse

Ci deve essere qualcosa di strano nell’aria di Ponte di Legno. Da più di vent’anni i capi leghisti ad agosto vanno nella bella località di montagna e le sparano grosse. Ricordate? Era il regno di Umberto Bossi, Ponte di Legno, da lì faceva e disfaceva la politica italiana, insultava tutti, cambiava linea (per finta), insomma era Bossi, l’uomo che ha tenuto per un po’ il Nord in mano, illudendolo con le baggianate della secessione, della Padania e quant’altro.

Era un po’ di tempo che Ponte di Legno era sparita dalla geografia politica, era diventata come una Nusco del Nord, roba passata.

E invece ecco il pirotecnico Salvini ri-proiettarla sulle pagine dei giornali (anzi, oggi dei siti) vomitando di nuovo insulti alla Chiesa: “Libera Chiesa in libero Stato, i vescovi non rompano le palle ai sindaci. Alcuni prelati con le tasche piene dovrebbero candidarsi con Vendola e i clandestini se li prendessero in seminario”.

Una pazzesca escalation di toni. Piena di errori, fra l’altro. A parte il fatto che la Chiesa, per sua natura, non “rompe le palle” ma semmai esercita un sua funzione – il che non significa che bisogna sempre condividerne le posizioni – c’è da dire che che questo ritornello  “li prendano a casa loro” quando si parla della Chiesa è ancora più stonato, dato che ci sono decine di realtà ecclesiali che dalla mattina alla sera accolgono, aiutano, solidarizzano. Altro che arricchirsi. Quello lo faceva Belsito.

Questi di Ponte di Legno, e non solo questi, sono toni che sinceramente, questi sì, cominciano a “rompere le palle”. Una destra normale, che vuole essere competitiva per il governo, dovrebbe una volta per tute prendere le distanze. Ma  tanto non lo farà, statene certi.

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