L’Argentina alla fine di un’epoca. Trattative aperte in vista del ballottaggio

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epaselect epa04996391 Argentinian presidential candidate Mauricio Macri (C) of the centre-right political coalition Cambiemos (Let's change) celebrates in front of supporters in Buenos Aires, Argentina, 25 October 2015. According to according to the polls, Macri came second in Argentina's presidential election, forcing a runoff against the ruling party of presidential candidate Daniel Scioli.  EPA/JUAN IGNACIO RONCORONI

Il favorito Scioli fermato dal conservatore Macri. In vista del ballottaggio si punta sui voti del terzo arrivato Massa. Ma la Kirchner rimarrà comunque l’ultima rappresentante ‘fedele’ al peronismo

Per la prima volta nella storia argentina sarà il ballottaggio a decidere il prossimo inquilino della Casa Rosada. Non è bastato il primo turno di ieri per ottenere il 45% dei voti o il 40% con una differenza di dieci punti percentuali con il secondo: è finita, infatti, in sostanziale parità la sfida tra il peronista Daniel Scioli e il conservatore Mauricio Macri. Si sono entrambi fermati sotto il 37% (36,84% Scioli e 34,35% Macri) e bisognerà quindi attendere il 22 novembre per chiudere la contesa.

Partendo da posizioni opposte: Scioli era dato vincitore di gran lunga sopra il 40%, mentre non è arrivato neppure alla quota con cui aveva vinto le primarie obbligatorie dello scorso agosto. Macri, al contrario, ha superato di quattro punti percentuali la quota delle primarie e si è ritrovato come il vero vincitore della tornata, quello che ha fatto l’impresa di tagliare la strada ai peronisti.

Seguiranno adesso altre settimane di campagna elettorale, ma soprattutto inedite ricomposizioni politiche e partitiche nel Paese dove nulla si fa e nulla si crea fuori dal peronismo. Almeno fino a ieri. È stata la notte delle sorprese, quella che ha cambiato la politica argentina molto più di quanto non si creda o che i numeri lascino presagire. La notte dei sondaggi smentiti sonoramente, con Daniel Scioli che ottiene meno di quel che pensava e Mauricio Macri molto più di quel che osava sperare.

La palla è adesso nelle mani del terzo arrivato, Sergio Massa, che ha ottenuto il 21,34% e il cui sostegno diventa decisivo per il ballottaggio. Laconico e strategico, ha subito dichiarato che nelle prossime ore definirà la posizione da prendere riunendo sindaci e deputati per trovare una posizione unitaria. “Mi convertirò nel garante di un cambiamento – ha detto – per costruire un domani migliore” per l’Argentina, che tradotto significa che vedrà cosa fare in base a cosa verrà offerto. In ogni caso, la porta del negoziato è spalancata, ben sapendo che ci sarà bisogno del suo appoggio per provare a vincere. Bisognerà solo vedere da quale parte penderà il pendolo.

Sergio Massa è un peronista “dissidente” che fu capo di gabinetto del primo governo di Cristina Fernandez de Kirchner da cui poi si separò. Non è scontato che il suo voto propenda per una parte piuttosto che per un’altra. Tutto può accadere e Massa sa bene che può giocare diverse carte. A Macri, in ogni caso, spetterà il compito più arduo, quello di dimostrare che in Argentina si può governare senza essere peronisti. Una cosa che non appare più impossibile dopo che ieri il peronismo ha perso la strategica provincia di Buenos Aires che governava ininterrottamente dal 1987 e ha capitolato in altre importanti città del Paese.

In ogni caso, chiunque governerà lo farà dopo l’era dei Kirchner che del peronismo in versione patagonica sono stati i massimi rappresentanti. Perché in realtà tutta la campagna elettorale e il voto di domenica hanno segnato la fine di un’epoca, un prima e dopo nella storia dell’Argentina. Perché lo stesso Scioli non è peronismo K, anche lui percepito da Cristina come un dissidente dalla sua linea e per questo poco amato. E chiunque governerà nei prossimi anni il Paese dovrà marcare un segnale di discontinuità rispetto al passato. La maggioranza degli argentini chiede un cambio. Bisognerà vedere se nella continuità o nella rottura. Nel Paese di Borges non è dettaglio di poco conto.

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