L’Aquila, sette anni dopo. La città: “Bertolaso rinunci alla prescrizione”

Cronaca
Un'immagine del centro storico di L'Aquila, 16 marzo 2016. ANSA/Enrica Di Battista

Ieri la fiaccolata in città. Il candidato sindaco di Roma al centro di diverse polemiche, ultima quella legata all’ennesimo crollo della New Town

Sono passati ormai sette anni da quel 6 aprile del 2009, quando alle 3,32 l’Aquila fu colpita dal tragico terremoto in cui morirono 309 persone. In settemila ieri sera, dopo le 22, sono scesi in strada nel capoluogo abruzzese per la fiaccolata commemorativa da via XX settembre a piazza Duomo, nel cuore della città che mostra ancora i segni evidenti del disastro. Nelle mani uno striscione: “Per loro, per tutti. Familiari vittime 2009″ e i parenti delle vittime con indosso una maglietta gialla con la scritta “Verità per la strage dell’Aquila”, accompagnati dai familiari delle vittime di Thyssenkrupp, Moby Prince, San Giuliano di Puglia. E poco dopo la mezzanotte sono stati letti i nomi delle vittime della tragedia, accompagnati da 309 rintocchi di campana.

Presente per il governo il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Claudio De Vincenti, che ha espresso “l’impegno a far riprendere pienamente L’Aquila”. Per la città di Roma, il commissario Francesco Paolo Tronca: “Semplicemente un momento di ricordo forte, mix di sensazioni legate a situazioni molto complesse – ha detto Tronca – . Oggi più che mai sento la responsabilità di testimoniare la vicinanza di Roma e dei romani. Sono passati sette anni, L’Aquila sta riconquistando la dignità di riappropriarsi della propria storia”.

I processi Grandi rischi e le polemiche su Bertolaso

Si chiede ancora verità su una vicenda di sette anni fa e con un processo concluso in Cassazione con la conferma della sentenza di appello che ha assolto sei dei sette componenti, tutti condannati in primo grado a sei anni di carcere per aver sottovalutato il rischio sismico. Unico condannato, a due anni, è stato l’ex vicecapo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis.

Altra storia è il processo parallelo – Grandi rischi bis – in cui risulta indagato l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, attuale candidato sindaco di Forza Italia a Roma. Anche lui è accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni e di aver dato mandato di rassicurare falsamente gli aquilani nel corso della riunione della Cgr del 31 marzo 2009, a cinque giorni dal terremoto. La prossima udienza sarà il 21 giugno dopo il rinvio deciso dal giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco. Un rinvio deciso per carenza di magistrati e che ha scatenato polemiche e malumori, soprattutto perché il giorno della prescrizione, il 7 ottobre, si avvicina. Per questo motivo i familiari delle vittime – che costituiscono il coordinamento nazionale “Noi non dimentichiamo” – hanno chiesto a Bertolaso di rinunciare formalmente alla prescrizione senza aspettare il prossimo 7 ottobre, richiesta, questa, sostenuta da 3000 firme. Ma l’ex capo della Protezione civile, in un’intervista a Fanpage, ha dichiarato che per rinunciare alla prescrizione dovrà attendere l’annuncio ufficiale del tribunale che avverrà proprio il 7 ottobre. “A quel punto io ho il diritto di poter dire che rinuncio e quindi il processo va avanti. Purtroppo succederà il 7 ottobre, fino a quel giorno posso solo affermare, garantire e impegnarmi”, ha detto.

Non si tratta dell’unica polemica legata a Bertolaso. È dei giorni scorsi, inoltre, il crollo di una palazzina costruita proprio nella New Town del capoluogo abruzzese frutto della ricostruzione lampo del governo Berlusconi. Inoltre il candidato sindaco a Roma, presentato da Berlusconi come “l’uomo del fare”, continua ad attirarsi le ire di politici e cittadini con dichiarazioni come “Roma città terremotata”, frase detta a febbraio, e quella di ieri a Sky Tg24: “Per certi versi la città terremotata de L’Aquila era in una situazione anche migliore rispetto a quella di Roma perché lì c’è stata coesione sociale e voglia di ripartire e ricostruire la città. Qui a Roma c’è tanta rassegnazione, delusione e amarezza”.

“I romani dovrebbero votarmi per quello che ho fatto in tutta la mia vita, anche all’Aquila, dove magari avrò commesso qualche errore ma dove ho messo l’anima, il cuore, il cervello e tutta la mia passione”, ha detto anche oggi Bertolaso, intervenendo a Mattino 5. Nel caso del sisma nella città abruzzese, ha detto il candidato sindaco, “il sistema Italia ha dimostrato quello che può fare nelle situazioni di crisi: vorrei trasferire questa nostra competenza e passione anche qui a Roma che è una città disastrata, in ginocchio, che non merita la situazione in cui si trova”.

Certamente, gli aquilani non sono dello stesso parere.

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