L’Anpi ritorni la casa di tutti

Anpi
Carlo Smuraglia, presidente dell'Anpi, l'Associazione nazionale dei partigiani,durante una iniziativa per il No al referendum costituzionale in piazza del Gesu' a Napoli 15 giungo 2016.
ANSA / CIRO FUSCO .

Il Pd non espelle Bersani perché fa propaganda per il No per la semplice ragione che si tratta di un problema politico, non disciplinare

Il rischio che la gloriosa Anpi si stia trasformando in un partitino politico smarrendo la sua storica attitudine dialogante, unitaria e aperta che l’ha sempre connotata è purtroppo forte. Il rifiuto di rinnovare l’iscrizione alla senatrice del Pd Laura Puppato in quanto attivista per il Sì al referendum è abbastanza grave perché segnala un riflesso burocratico e intollerante tipico di periodi per fortuna lontani nel tempo.

All’inizio sembrava una scelta locale, e infatti contraddetta da un altro circolo Anpi sempre del trevigiano, ma poi il presidente nazionale Carlo Smuraglia vi ha impresso il suo autorevole timbro. Il sito Unità.tv aveva intervistato Umberto Lorenzoni, presidente dell’Anpi di Treviso, che dopo varie contumelie irriferibili, alla fine aveva spiegato: «Di certo non corriamo dietro alla Puppato.

Abbiamo altri problemi: se non lo sa, Trump ha vinto in America. Non c’è stata nessuna riunione in cui si è parlato di questa iscrizione. Non c’è nessuna procedura di espulsione. Ma non si può fare propaganda per il Sì con la tessera dell’Anpi. Non siamo il Partito Democratico, noi».

Appunto. Il Pd non espelle Bersani perché fa propaganda per il No per la semplice ragione che si tratta di un problema politico, non disciplinare. È proprio di una mentalità antica confondere i due piani pretendendo di risolvere i problemi politici con le misure organizzative, una sovrapposizione che ha portato a tragedie inenarrabili nel movimento operaio che i militanti dell’Anpi ben conoscono: non siamo a tanto, ovviamente, perché qui si tratta di una vicenda piccina.

Il problema è l’avallo nazionale del professor Smuraglia, persona troppo specchiata e colta per non capire che l’Anpi non può diventare un gruppuscolo intollerante, per non capire che la disputa referendaria è sì importante ma non mette in discussione i principi fondamentali della democrazia italiana, per non capire che quindi non può essere questo il metro per misurare chi è degno della tessera e chi no, per non capire che idolatrare “la linea” come un feticcio a cui sacrificare il dissenso è una roba che appartiene alle ideologie illiberali. Sarebbe bene invece lavorare per evitare queste e altre polemiche – tipo quelle sulle incredibili esternazioni del segretario di Latina (che poi si è scusato) su Renzi peggio del Duce – e per far sì che l’Anpi torni ad essere quella casa di tutti gli antifascisti e democratici che oggi non è più.

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