L’annuncio di Renzi: Carlo Calenda il nuovo ministro dello Sviluppo economico

Governo
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ospite della trasmissione "Che tempo che fa" condotta su Rai 3 da Fabio Fazio, 11 ottobre 2015.
ANSA / MATTEO BAZZI

Dai diritti all’Europa, dal fronte politico a quello giudiziario: la sintesi dell’intervista del Presidente del Consiglio a “Che tempo che fa”

La settimana prossima il Paese avrà una legge sulle unioni civili, metteremo la fiducia ed entro mercoledì o giovedì avremo la legge. E’ un altro segnale che indica che le cose stanno cambiando”. Matteo Renzi, ospite della trasmissione ‘Che tempo che fa’, condotta da Fabio Fazio, parte dai diritti per tracciare il quadro della situazione politica attuale.

E se si parla di diritti, oggi, in Europa, non si può non parlare di migranti. Il premier punta il dito contro l’Austria: “Anche la Merkel si è schierata contro il tentativo squallido e propagandistico di Vienna di erigere in muro al Brennero“. Merkel che si è detta anche d’accordo sull’idea italiana del migration compact, ma, rivela Renzi, “non è d’accordo sulle forme di finanziamento di questo progetto”. Oggi è in gioco il futuro dell’Europa, l’ha sottolineato Papa Francesco qualche giorno fa. Renzi non si sottrae: “Non vorrei passare per pazzo ma sono convinto che la vera scommessa da vincere si quella culturale”.

Sul fronte interno, il tema caldo è la nomina del ministro dello Sviluppo Economico. Il prescelto è Carlo Calenda: “Una persona esperta, che ha l’intelligenza per affrontare i temi del il futuro. Ex viceministro presso il medesimo dicastero, ora è rappresentante del governo italiano presso l’Unione Europea a Bruxelles”.

Se si parla di fronte interno, non si può parlare di questione giudiziaria. “Esiste una questione morale nel Partito Democratico? Sì, esiste, negarlo è sbagliato. Detto questo, a Firenze abbiamo avuto assoluzioni otto anni dopo gli avvisi di garanzia verso alcun ex assessori”. Sullo scontro tra politica e giustizia, Renzi non usa mezze misure: “Non ne posso più di questa eterna dialettica. I giudici facciano il loro lavoro, arrivino a sentenza quanto prima. Io non ho paura dei magistrati, né preoccupazione. Dico solo: andate a sentenza, noi siamo dalla vostra parte”.

Dal fronte giudiziario a quello politico. E non si può non parlare del referendum sulla riforme costituzionali. Renzi spiega: “Se vince il Sì ci saranno meno politici. Se vince il Sì le Regioni avranno meno poteri e i consigliere regionali prenderanno meno soldi. Se vince il Sì avremo lo Stato più semplice con la fine del bicameralismo perfetto. Se io perdo smetto di fare politica, questo è un segnale di serietà, non la volontà di fare un plebiscito sulla mia persona“.

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