Ampia maggioranza nei primi voti al Senato. Ma quelli che contano arriveranno forse solo dal 29

Riforme
Il ministro Maria Elena Boschi in aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Pd e alleati bocciano senza difficoltà le pregiudiziali presentate dalle opposizioni. Giorno per giorno, ecco l’iter della riforma, con un occhio agli emendamenti che saranno presentati

La riforma costituzionale muove i primi passi nell’aula di palazzo Madama. Nel primo pomeriggio di oggi, la maggioranza ha superato il primo scoglio, quello delle pregiudiziali di costituzionalità. Un voto che già alla vigilia non appariva particolarmente complicato, ma che è interessante da notare visti i numeri che ha fatto segnare. I no ai documenti presentati dalle opposizioni sono stati ben 171, contro gli 86 sì e 8 astenuti. Se si sommano i voti contrari alle astensioni (per il regolamento del Senato sono equivalenti) si arriva a uno spread favorevole alla maggioranza di ben 93 voti, contro il +77 segnato ieri nei voti sul calendario. Un segnale positivo in vista della prosecuzione dell’esame della riforma, visto che anche i dem hanno votato compatti senza distinzione tra maggioranza e minoranza.

L’arrivo in aula del ddl Boschi deciso ieri dalla conferenza dei capigruppo, scavalcando l’esame in commissione, continua a provocare comunque la reazione delle opposizioni: Grillo sul suo blog si appella al capo dello Stato per “il grave strappo delle regole e delle procedure parlamentari in atto in queste ore”.

Prima di entrare nel vivo della battaglia parlamentare passerà ancora qualche giorno. I tecnici di palazzo Madama fanno i calcoli, che per il momento non possono che essere approssimativi. Solo quando si saprà quanti emendamenti saranno presentati, infatti, si potrà intuire quando l’aula inizierà a votare e soprattutto quando – prima di dare il via alle votazioni – Pietro Grasso scioglierà il nodo che tiene tutti con il fiato sospeso, sulla possibilità di riaprire alla discussione l’intero articolo 2 o solo il comma modificato dalla Camera. Quel momento potrebbe arrivare già tra una settimana, giovedì 24, ma più probabilmente slitterà più avanti: si inizia già a parlare di martedì 29 settembre. Ma proviamo a ricostruire nel dettaglio l’iter della riforma nei prossimi giorni.

OGGI – Il Senato ha votato le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Come detto, sono state tutte respinte senza difficoltà dalla maggioranza: il voto è avvenuto per alzata di mano.

MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE, ore 9 – Scadono i tempi per la presentazione degli emendamenti. È un passaggio fondamentale per comprendere quando l’aula potrà iniziare a votare. Se infatti dovesse essere ripresentata la mole di emendamenti già arrivata in commissione, soprattutto ad opera del leghista Calderoli, difficilmente gli uffici riusciranno a rendere tutto disponibile su carta per l’esame dei senatori entro il giorno successivo. Da qui la possibilità che l’inizio delle votazioni slitti alla settimana successiva.

MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE, sera – Finisce la discussione generale in aula. Da questo momento, possono formalmente partire le votazioni. Calderoli permettendo, verrebbe da dire.

MARTEDÌ 29 SETTEMBRE – La data cerchiata con la matita rossa per il momento è questa: per dare agli uffici di palazzo Madama il tempo di rendere disponibili gli emendamenti su copia stampata ci sarà bisogno probabilmente di un lavoro straordinario nel weekend.

Da questo momento, il protagonista sarà Pietro Grasso. Spetterà a lui decidere se rispettare la doppia lettura conforme di Camera e Senato sull’articolo 2, ammettendo solo gli emendamenti che si riferiscono al breve comma 5 e blindando il resto, oppure riaprire la discussione sull’intero articolo. Una decisione che, per prassi, arriva prima dell’inizio delle votazioni sull’intero disegno di legge, quindi immediatamente. Ma Grasso potrebbe anche decidere di ‘spacchettare’ articolo per articolo gli emendamenti da ammettere o meno. In questo caso, si procederebbe prima con le votazioni sull’articolo 1 e solo dopo arriverà la decisione sull’oggetto del contendere. La storia della riforma, e forse anche della legislatura, si deciderà in quel momento.

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