Lancio con Vega riuscito, al via la missione europea Lisa Pathfinder

Spazio
Il lancio del satellite dell'Agenzia spaziale europea (Esa), sviluppato con un importante contributo italiano, avvenuto alle 5:04 ora italiana dalla base spaziale europea di Kourou nella Guyana Francese, a bordo di un razzo Vega.  La missione Lisa Pathfinder ascoltera' le  'vibrazioni' dell'universo, 3 dicembre 2015. ANSA / UFFICIO STAMPA 

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La missione europea, coordinata da italiani, studierà le “vibrazioni” dell’universo

E’ partito Lisa Pathfinder, la missione europea per ascoltare le “vibrazioni” dell’universo. Il lancio del satellite dell’Agenzia spaziale europea (Esa), sviluppato con un importante contributo italiano, è avvenuto alle 5,04 ora italiana dalla base spaziale europea di Kourou, in Guyana Francese, a bordo di un razzo Vega.

Il razzo Vega si è rapidamente alzato nel cielo rischiarando l’orizzonte per una manciata di secondi prima di scomparire alla vista avvolto dalla compatta coltre di nuvole che ha caratterizzato il meteo di queste ultime 24 ore. Dopo la separazione dei primi a propulsione solida di Vega, il lanciatore europeo che nasce negli stabilimenti Avio a Colleferro, in provincia di Roma, è entrato in funzione il quarto e ultimo stadio, quello che aveva tenuto in apprensione i tecnici di Esa e Arianespace, la società che gestisce il lancio, tanto che rinviare di 24 ore per effettuare nuove verifiche.

Quando, tra più di un’ora anche l’ultimo stadio concluderà il suo compito, il satellite sarà rilasciato in un’orbita di “parcheggio”. Da lì Lisa Pathfinder dovrà poi proseguire in modo autonomo il viaggio verso l’orbita finale a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra che raggiungerà tra circa due mesi.

Giunto a destinazione il satellite avrà il compito di testare delle innovative tecnologie, di cui una parte fondamentale è stata ideate e fabbricata in Italia, per aprire la strada allo studio delle “vibrazioni” dell’universo, le sfuggenti onde gravitazionali previste 100 anni fa dalla teoria della relatività generale.

Il coordinamento scientifico della missione è italiano, con Stefano Vitale, dell’Università di Trento e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), e in Italia sono stati prodotte anche alcune delle componenti chiave della missione, i sensori inerziali costruiti dalla Compagnia generale dello spazio (Cgs) con il finanziamento dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), il sistema di micro-propulsione da Selex Es (gruppo Finmeccanica) e Telespazio che ha contribuito nello sviluppo dei software e nei sistemi di controllo a terra.

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