L’amore visto da Tor Pignattara: il terzo album della Piccola Orchestra

Racconti romani
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Italiani di seconda generazione dai 13 ai 18 anni, uniti dalla musica e dalla volontà di celebrare l’incontro tra culture

Sono giovanissimi, portano addosso i colori del mondo e vivono a Roma. Li unisce l’amore per la musica e la voglia di suonare insieme. Sono i componenti della Piccola Orchestra di Tor Pignattara che, a tre anni dalla formazione, presentano – sotto la direzione artistica di Pino Pecorelli – il loro nuovo disco: “Stop! In the name of love”​. Otto tracce per raccontare al meglio un sentimento universale: l’amore che in tutte le sue forme, come la musica, riscalda e unisce. Quello corrisposto e quello abbandonato, per un amico o per la terra natìa. L’amore per il colore della propria pelle. Quello che supera qualunque barriera culturale, politica e sociale.

Dai classici della Motown, ai brani tradizionali di diverse parti del mondo, per finire con due tracce inedite. “Stop! In the name of love” si rivela, da subito, un album dalle atmosfere calde e avvolgenti che rispecchia l’anima multietnica della Piccola Orchestra. Un progetto musicale unico in Italia, che mette insieme ragazzi che vivono nel nostro Paese ma sono figli di stranieri. Giovani talenti dai 13 ai 18 anni​. Piccoli musicisti dai tratti europei, asiatici, indiani o nordafricani, ma in fondo tutti romani di Roma.

“Veniamo da Centocelle, Tor Pignattara o Ostiense. Siamo italiani di seconda generazione, è oggettivo, ma per noi il colore della pelle non conta. Siamo tutti uguali”, dicono mentre, con occhi grandi e appassionati, raccontano il loro terzo album. Un lavoro che “ci è costato impegno e fatica”. Ma dimostra anche “quanto siamo cresciuti sia musicalmente che come gruppo. All’inizio fare musica insieme era un esperimento. Adesso ci sentiamo davvero un’orchestra”.

Ognuno un cuore e uno strumento per fare un solo battito. Immagine evocata in copertina, nel loro ultimo lavoro che prende il nome da un classico delle Supremes. Ma c’è di più. “Stop! In the name of love” include generi diversi. Lingue diverse. Ritmi, suoni e colori dal mondo attraversando sonorità vicine e lontane. Da “El emigrante latino”, tradizionale del Sud America, si cambia atmosfera con “Is it because I’m black?” di Syl Johnson. Poi un salto nel mondo arabo con “Bekotb Ismak ya habibi”, passando per l’America Latina con “Y tal vez”. Immancabile l’omaggio alla canzone italiana con “Come stai” di Domenico Modugno. Ma il cuore dell’album è composto da due brani inediti, al centro del disco: “Treska”, un allegro ska strumentale, e “Le grande homme”, dalle atmosfere rarefatte.

Un mix di musica, cultura, incontro e creatività: i pilastri di un progetto artistico-sociale, innovativo e ambizioso, ideato nel 2012 da Domenico Coduto per Musica e altre cose​. E realizzato grazie al prezioso contributo della Fondazione Nando Peretti​, Fondazione Alta Mane Italia​, Open Society Foundations e Siae​. Un vero e proprio laboratorio musicale pensato per i ragazzi italiani e immigrati di seconda generazione, con il cuore dappertutto e le radici a Tor Pignattara, una delle zone più multietniche della Capitale. Un progetto e un album, potremo dire, figli dell’amore. “Lo stesso amore che abbiamo deciso di raccontare in musica, in tutte le sue forme”, spiega Pino Pecorelli, direttore artistico della Piccola Orchestra. Un’orchestra composta da “ragazzi nati dall’incontro tra donne e uomini di culture molto diverse che si amano, decidono di vivere insieme e di mettere al mondo figli che portano sul viso i segni più rappresentativi e belli dell’immigrazione. Quelli del meticciato, di nuove razze che si formano e sono destinate a costituire la spina dorsale dell’Italia nei prossimi anni”.

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