L’ammissione di David Cameron: “Avevo quote a Panama”

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epa04918413 British Prime Minister David Cameron departs 10 Downing Street in London, Britain, 07 September 2015. Cameron is to deliver a statement to parliament over the migrant refugee crisis.  EPA/ANDY RAIN

Dopo tre giorni di mezze verità, il primo ministro britannico ha ammesso di possedere una quota della società offshore creata dal padre

Prima ha negato, poi ha scelto una mezza verità. Dopo tre giorni di pressioni da parte di istituzioni e stampa, il premier britannico David Cameron, che finora aveva risposto solo con mezze dichiarazioni imbarazzate, ha ceduto e ha ammesso di possedere una quota della società offshore creata dal padre poi venduta a più 30.000 sterline (pari a 37.500 euro) prima di diventare primo ministro. “Le ho vendute nel 2010 – ha spiegato Cameron in un’intervista esclusiva a ITV News – proprio perché se fossi diventato primo ministro non volevo che qualcuno pensasse che avessi un’agenda segreta”.

La prima grande verità viene così a galla dopo lo scandalo scoppiato con i Panama Papers: il primo ministro, infatti, aveva affermato, solo pochi giorni fa, che né lui né la sua famiglia avevano mai beneficiato del fondo offshore paterno, per poi ammettere l’esatto contrario. Ne avevano beneficiato, eccome. Lui e la moglie Samantha avevano un conto in comune e possedevamo 5.000 azioni della società del padre, la Blairmore Investment Trust, che abbiamo venduto a gennaio 2010″. Con un profitto di 19.000 sterline, al netto delle tasse che il premier assicura di aver pagato.

Il premier ha ammesso anche di aver incassato 300.000 sterline di eredità quando il padre è morto nel 2010 aggiungendo però di non poter sapere con certezza se questa cifra fosse transitata in paradisi fiscali.

E nonostante Cameron abbia ribadito il suo impegno a pubblicare al più presto le sue dichiarazioni dei redditi, il premier si trova ora in una situazione molto scomoda, pressato pesantemente dalle autorità e dalla stampa britannica da cui emergono altre questioni ancora da chiarire. Ad esempio se è vero che Cameron sarebbe intervenuto in sede Ue in materia fiscale, favorendo delle scappatoie pro-elusione, come evidenzia il Financial Times. E, intanto, il Guardian lo incalza con dieci domande, a cui il premier dovrebbe dare risposta per un senso di rispetto verso elettori e cittadini.

E piovono critiche dal Partito laburista con il deputato e ministro ombra del Tesoro Richard Burgon che accusa Cameron di aver “beneficiato della società Blairmore che non ha pagato tasse per 30 anni e ora deve dimostrare se lui o la sua famiglia traevano benefici da questa società nel 2013″ quando, appunto cercava di evitare che in Europa passassero le misure anti-elusione. E il numero due del partito, Tom Watson, lo accusa di ipocrisia verso il popolo britannico al quale non ha rivelato fin dall’inizio i suoi interessi in un fondo di investimento in un paradiso fiscale, soprattutto perché, secondo il laburista, Cameron “ha tenuto sermoni contro diverse personalità riguardo alle loro questioni fiscali”.

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